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Teresa Manganiello: l’amore di un’analfabeta per il Cristo crocifisso

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La storia della Beata di Montefusco raccontata sotto forma di romanzo

Nel libro “La beata analfabeta. Teresa Manganiello, la sapienza delle erbe” (San Paolo edizioni) Andrea Fazioli racconta sotto forma di romanzo la storia della beata Teresa Manganiello nata a Montefusco nel 1849 in una famiglia contadina, undicesima di dodici figli, morta a ventisette anni e rimasta analfabeta tutta la vita.

Il protagonista della storia è il professore Matteo Maggi che, a causa del suo licenziamento si trova quasi costretto ad accettare un incarico imprevisto, originale e fuori dagli schemi. Pietro, suo amico ed ex collega di scuola, gli propone un lavoro speciale: recarsi a Montefusco per scrivere la storia della beata Teresa Manganiello. Matteo non è credente e non conosce la vicenda della beata analfabeta, ma decide di partire per cambiare aria e cogliere quest’opportunità. Quindi, un po’ per curiosità e un po’ per necessità, lascia Milano e raggiunge l’Irpinia. Matteo in quest’avventura mette in gioco tutto se stesso, sulle tracce di una donna che ha vissuto nell’ombra del suo ristretto ambito di provenienza guarendo e accudendo malati e moribondi grazie alle erbe selvatiche.

«Ancora oggi, non so precisare che cosa mi portò ad accettare l’offerta, se non il fatto di per sé irrilevante che Teresa non sapesse né leggere né scrivere».

«DEVI IMPARARE COM’È IL SILENZIO»

Durante la permanenza a Montefusco Matteo Maggi fa la conoscenza di molte persone del luogo, tra cui un eremita che gli consiglia il silenzio per cominciare a cogliere la grazia e la profondità racchiuse nell’animo e nella vita di Teresa:

«Se vuoi scrivere della beata Teresa, devi imparare com’è il silenzio. Lei non ha scritto niente, ha detto poco, ha lasciato parlare il suo sguardo e le sue azioni. E quando lo sguardo è rivolto lassù (…) vuol dire che non c’è spazio per la zavorra, per le parole inutili. Devi camminare nei boschi, nei sentieri più lontani dalle case. A lei piaceva andare da sola, con il suo rosario, portare le sue domande al Signore nelle valli più desolate, così come in chiesa. Per tutta la sua vita, di sicuro, Teresa è rimasta in silenzio. E oggi la ricordiamo ancora».

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