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Cristiani di destra, centro e sinistra. Ma Dio come si colloca?

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Xavier Patier Xavier Patier - pubblicato il 22/09/22

Di sinistra o di destra, i cristiani tendono a pensare che Dio condivida i loro codici sociali e politici. Sbagliato! Nel Vangelo e nella storia, mostra lo scrittore Xavier Patier, la regalità di Cristo si manifesta in coloro che sono pronti a tutto per seguirlo – nei poveri e nei potenti.

Alcuni cattolici di destra fanno sempre fatica ad accettare che Dio si sia manifestato nella Storia ricorrendo a degli straccioni. Eppure è la verità: san Benoît Labre non si lavava e Bernadette Soubirous non sapeva stare seduta a tavola, per non parlare di migliaia di altri i cui nomi sono iscritti nei cieli, ma non nelle rubriche del belmondo. 

Non rallegratevi del fatto che gli snob mondani siano ai vostri piedi: rallegratevi invece perché i vostri nomi sono scritti nei cieli, dice il Vangelo secondo Luca (Lc 10,20). La ricchezza è corrotta, precisava san Giacomo, discepolo del Signore. Quanto ai preparativi, Gesù dice nella parabola del banchetto quel che se ne deve pensare. 

Poveri e potenti

Mauriac faceva osservare che Gesù Cristo, figlio di Dio, incarnava quel che il suo ambiente di Bordeaux, ai suoi tempi, più disprezzava al mondo: un operaio e un ebreo. Gesù: operaio ed ebreo. Le signore per bene, si comunicavano ogni domenica, nelle loro parrocchie dei quartieri-bene, al corpo di un operaio e ne venivano trasportate in Paradiso – e facevano bene, perché nessuno va al Padre se non mediante Cristo. Nessuno può raggiungere Dio se non per mezzo di Gesù, operaio ed ebreo. 

E Gesù, operaio ed ebreo, si lascia toccare da tutti, anche dalle signore di buona società: non fa distinzione di persone. Lo humour di Dio ha fatto sì che il mistero della rivelazione sia stato trasmesso da quelle signore divise tra soggiorno e salotto. La trasmissione della parola di Dio è dipesa, per certe generazioni, da una borghesia tutta presa dall’accessorio, che sembrava non aver neanche compreso quel che trasmetteva. In fondo, però, noi che ne sappiamo? È facile giudicare le generazioni che non possono ribattere. 

All’opposto, infatti, alcuni cattolici di sinistra hanno sempre faticato a sopportare l’idea che Dio si sia rivelato tanto spesso attraverso uomini potenti, ricchi o conservatori. Eppure questo è. C’è il centurione, un sanciriano dai capelli corti e dalle idee “tradizionaliste”, o Zaccheo, ispettore delle finanze che faceva il lavoro sporco degli imperialisti; e ci sono i re santi, di cui san Luigi resta il prototipo, e che fu re dall’inizio alla fine, senza la minima riserva, e che come ogni capo temporale ha usato del proprio potere con un discernimento ineguale. Senza la generosità dei ricchi, non avremmo le cattedrali. Gesù non ha rifiutato il nardo costoso della solubilissima Maria. 

La regalità di Cristo 

Prima di tutto questo, c’è la regalità di Cristo. Gesù è operaio-carpentiere, è anche re. Nel 1925 Pio XI non ha avuto l’idea di istituire una festa di “Cristo-Presidente della Repubblica”. L’enciclica Quas primas, la cui idea comunque era partita dalla Francia, mostra il carattere essenziale della regalità di Cristo, operaio di discendenza davidica. Gesù ricevette dal padre «la potenza, l’onore e la regalità» di cui parla il profeta Daniele. E Pio XI spiega quanto sia importante ritrovare il senso della regalità del solo vero re, nell’ora in cui

gli uomini e le Nazioni, lontani da Dio, per l’odio vicendevole e per le discordie intestine si avviano alla rovina ed alla morte.

Dio ha rimandato i ricchi a mani vuote, dice Maria nel Magnificat, ma si è fatto ospite alla tavola dei pubblicani e dei peccatori. Tutto questo mostra quanto le nostre categorie non tengano davanti alla verità dell’Evangelo. Cristo ci prende lì dove siamo, ma ci chiede di lasciare tutto: all’uomo ricco di abbandonare i suoi beni, e al povero di abbandonare le sue paure. 

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio] 

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