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Maria cosparge di profumo i piedi di Gesù: l’amore vero sembra sempre uno spreco!

FEET OF JESUS,
KYNA STUDIO | Shutterstock
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Non si può capire nulla del messaggio di Gesù se si continua ragionare solo nell’ottica dell’utile. L’amore per sua natura è “inutile” cioè “gratuito”.

Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Làzzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Làzzaro era uno dei commensali. Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo. Allora Giuda Iscariòta, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: «Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?». Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché ella lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me». Intanto una grande folla di Giudei venne a sapere che egli si trovava là e accorse, non solo per Gesù, ma anche per vedere Làzzaro che egli aveva risuscitato dai morti. I capi dei sacerdoti allora decisero di uccidere anche Làzzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù. (Gv 12,1-11)

La settimana santa inizia pochi chilometri da Gerusalemme, in un villaggio chiamato Betania, nella casa di una famiglia molto cara a Gesù: Marta, Maria e Lazzaro. Pochi giorni ancora e Gesù entrerà nel buio delle ore della Passione. Forse per prendere le energie necessarie va a cercare questi amici. In fondo gli amici sono il coraggio che Dio ci dona per affrontare la vita. Senza amici non si va molto lontano. Gesù si è fatto sempre bisognoso di amici. Questi tre in particolare rappresentano tre sfaccettature interessanti dell’animo umano. Marta rappresenta il fare. Lazzaro il bisogno di trovare un posto nel mondo. Maria la capacità di interiorità e ascolto. In questa cena sono tutte e tre convertiti nella loro caratteristica principale. Marta non è più perduta nel suo fare compulsivo. Il suo fare è divenuto servizio, ha il suo punto focale in Gesù. Lazzaro non è più “assente”, malato, morto, non protagonista. È seduto a tavola. Ma la grande rivoluzione di questa cena è Maria: “Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell’unguento”. Il gesto è di una potenza simbolica immensa. È amore tradotto in gesto. Ma proprio perché è così significativo che immediatamente la mediocre logica umana dell’utile prende il sopravvento: “Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che doveva poi tradirlo, disse: «Perché quest’olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?». Questo egli disse non perché gl’importasse dei poveri, ma perché era ladro”. Non si può capire nulla del messaggio di Gesù se si continua ragionare solo nell’ottica dell’utile. L’amore per sua natura è “inutile” cioè “gratuito”. Se non fosse tale non servirebbe a nulla se non ad essere un ennesimo commercio nelle relazioni. L’amore vero sembra sempre uno spreco, una perdita. Ma il suo guadagno non è in un profitto misurabile ma in un’intima gioia. Chi ama è felice di amare anche se non guadagna nulla secondo la logica del mondo.
Giovanni 12,1-11

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