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Le parole che nutrono i nostri figli

MAMMA E FIGLIA SORRIDONO

Liderina|Shutterstock

Paola Belletti - pubblicato il 14/09/22

Non servono frasari o elenchi, manuali per l'uso e formule magiche, ma riflettere sulle parole e i messaggi più benefici che fanno bene nella comunicazione i genitori e i figli può esserci di aiuto.

Parole, parole, parole

Non sono già troppe, invece, le parole che diciamo loro? e quelle che leggiamo in giro che sia giusto pronunciare? E i consigli su cosa evitare e sul tono da usare? Non basta semplicemente essere autentici?

C’è bisogno di parole che nutrano, certo, ma anche di silenzio, distacco, assenza di “feedback”.

C’è bisogno, per chi è genitore, madre soprattutto, ma anche padre, di abbracciare la propria imperfezione e inadeguatezza, senza però cedere a quella forma un po’ camuffata di narcisismo per cui è molto cool essere approssimativi (anche se nel termine approssimazione c’è tanta verità e bellezza, a intenderlo alla lettera: tendiamo ad avvicinarci, siamo in cammino e ci muoviamo verso una meta).

L’arte di non farcela

Su questo fronte si stanno radunando truppe volutamente, ma non troppo, male in arnese e hanno un approccio simpatico, persino benefico, a ben vedere.

Il blog delle mammediemme (le parolacce, salvo rare eccezioni, sono tra quelle parole da non dire) è un bell’esempio di questo stile e ha il merito di mettere debitamente in ridicolo l’idolo stucchevole e soffocante della mamma perfetta e performante; questa visione, a cui si inizia a ribellarsi, è il frutto immangiabile della smania contemporanea che ci vuole efficienti su tutti i fronti, anche su quelli per cui l’efficienza non è l’unità di misura giusta da usare.

Genitori certificati?

E’ stressante da morire puntare sempre alla perfezione, ma è anche de-responsabilizzante: se ho un modello oggettivo cui ispirarmi, in grado di certificare la mia bravura, allora il problema è risolto.

Peccato che l’educazione e la relazione genitori-figli in senso ampio non siano affatto un problema da risolvere, ma un’avventura in perenne svolgimento.

Ciò nondimeno può essere utile avere un piccolo elenco (che belli gli elenchi, a me rilassano particolarmente) a cui fare riferimento per orientare il proprio stile di relazione. Attenzione, nessun artificio, nessuna messa in scena: ciò che vince sempre è la verità di sé (ma che fatica riconoscerla, scovarla e metterla in gioco).

Ciò che convince non è mai una tecnica, ma fare dono di sé nel rapporto con l’altro, i figli soprattutto., avendo ben chiaro che autenticità non significa spontaneità e immediatezza.

Mamma e papà, voci diverse e necessarie

Un altro alert utile da tenere presente, prima di passare alla deliziosa lista, è la necessaria differenza che corre tra padre e madre, la benefica assenza di parole e persino di empatia che ci deve essere a volte, a favore di altre competenze o meglio virtù altrettanto necessarie alla crescita armoniosa (non asetticamente perfetta) dei figli che ci sono affidati.

Per rispondere alla domanda contenuta nel titolo, la fame non va sempre saziata all’istante e con cibi troppo processati; esiste una sorta di “digiuno intermittente” salutare, in grado di tenere sveglio il “metabolismo” di crescita e sviluppo dei nostri figli; esistono cibi assai nutrienti, ma poco gradevoli al palato di cui non possiamo privarli. Come per ogni vivente che cresce il ritmo e l’alternarsi di fasi oscure e fasi luminose, di sottosuolo e germogli è un fattore decisivo.

Esistono parole che tutti i bambini desiderano sentirsi dire. Se ci pensiamo un po’ su, anche noi adulti eravamo bambini e sappiamo che a volte ci siamo attaccati alle parole, sia a quelle belle che a quelle meno belle. Le parole ci cambiano.

Ana Maria Sepe, Psicoadvisor

1Gratitudine

Prima ancora di insegnare ai nostri figli a dire “per favore” e “grazie” per le cose che ci chiedono e ottengono, siamo noi ad accoglierli e a sentirci riconoscenti per il fatto che ci sono e sono proprio così. In fondo la gratitudine, insieme alla meraviglia – e sì, anche un po’ allo sgomento- è la prima coperta calda nella quale li avvoltoliamo e ce li portiamo al viso per baciarli.

Frasi, esempi

2 Fiducia

Non è vero che la fiducia vada innanzitutto meritata; non si riesce a conquistarla se non ci viene accordata prima, come “sostegno vitale” imprescindibile all’esistenza della nostra persona.

E’ un terreno che va continuamente dissodato e annaffiato, ripulito di erbacce, esposto al sole e protetto da eccessive gelate, ma prima di tutto va offerto: ampio, solido e sicuro.

Frasi, esempi

3Comprensione

Una delle mie figlie propende decisamente per i propri sentimenti e stati d’animo e fatica di più a comprendere ciò che avviene nell’altro. Non sempre, non in tutte le circostanze, non quando – appunto – si sente davvero compresa. Allora si apre all’altro, lo legge con intelligenza e dolcezza, si immedesima e se può lo aiuta. Dipenderà anche da errori nostri, non lo metto in dubbio, ma anche dall’indole e dalla storia personale: fatto sta che il nutriente della comprensione non va mai tolto dalla dieta, nemmeno di un figlio più che adolescente.

“Ti capisco, comprendo la tua frustrazione, so che sei arrabbiato per questo” è la premessa necessaria all’apertura verso l’altro. E’ necessario che

 la conoscenza intellettuale e quella emotiva siano equilibrate. Non basta capire le nozioni educative, sapere le tabelline, capire le idee esposte in un testo… E’ opportuno fare in modo che i bambini capiscano anche il complesso mondo delle emozioni, che le rispettino e che siano in grado di esprimersi, parlare delle proprie emozioni, di ciò che preoccupa loro, di ciò di cui hanno bisogno…

Ibidem

4Coraggio

“Prova, non temere, sei capace”. Ricordiamolo ai nostri figli e anche a noi stessi: non è così grave fallire, siamo fatti per provare e aggiustare il tiro, per accorciare i tempi tra un fallimento e l’altro, per imparare dai fallimenti, per godere delle cose che ci riescono e ottenere la giusta ricompensa di un gioioso senso di soddisfazione.

5Eccomi, ci sono

L’allattamento, ho sentito dire da un neonatologo, è una promessa mantenuta: in gravidanza il bambino instaura già un legame con la mamma, vive di questa dipendenza e ciò che avviene dopo è la conferma che quella cura prosegue, che non sono abbandonato a me stesso, che qualcuno si fa carico delle mie esigenze. Quando i momenti di distacco tra madre e figlio diventano via via più significativi le parole sono fondamentali a raccontare questa reciproca, indistruttibile appartenenza.

6Ti perdono

I figli sbagliano, feriscono, deludono. Fa una differenza enorme che loro sappiano con certezza inossidabile, in grado di resistere persino alla corrosione dei loro caustici “no”, “non mi interessa”, “lo faccio lo stesso ” (anche se so che è sbagliato e ti fa soffrire), che noi li amiamo senza ricatto, prima che cambino in meglio, anche se tradiscono.

Questo aspetto ha una declinazione profondamente diversa quando sono piccoli e i loro rifiuti si muovono entro le piccole vicende quotidiane; quando si oppongono per testare la tenuta di mamma e papà. Un’altra cosa è quando, da grandi e in possesso della loro piena libertà, decidono di allontanarsi da ciò che abbiamo testimoniato come ideale di bene.

7No

Proprio lungo questa spaccatura, che sembra affacciarsi su un profondo crepaccio, si sviluppa quella eroica capacità, che è soprattutto paterna, di permettere al figlio di sottrarsi all’immagine e alle aspettative che inevitabilmente si hanno su di lui e persino di deluderci. Ma anche, e soprattutto o in un secondo insperato momento, di meravigliarci per chi sono diventati: diversi da come pensavamo, percorrendo vie che non avremmo mai tracciato, passando da scelte che deploriamo eppure diventando sé stessi.

Fiorendo su un terreno che, sbagliando, ritenevamo sterile e inospitale e che invece, misteriosamente, fa parte della nostra eredità.

Ci sono parole, dunque, che il figlio non vuole sentire ma che desidera o meglio di cui ha bisogno come l’aria: i no, i “si fa così perché è così”, le regole, i limiti. Parole e anche atteggiamenti, disposizioni. L’empatia, che permette di immedesimarsi nell’altro, alle volte acceca perché, sentendo solo il dolore del figlio che a volte è semplice frustrazione, non siamo capaci di indicare il confine entro cui il figlio è giusto che si dibatta.

Alla fine dunque siamo già dotati di capacità educative nella misura in cui siamo impegnati noi per primi con il gioco magnifico e serissimo della vita. Non si tratta di acquisire competenze tecniche, ma di allenare la nostra umanità, che sappiamo bene essere imperfetta.

Ed è proprio questa imperfezione, in realtà, la cosa che ci avvicina di più ai figli, perché sancisce una somiglianza radicale tra noi e loro, chiamati, e noi e loro, a spenderci per rintracciare il senso alto che ogni esistenza reclama e dimostra.

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educazionegenitori e figliparole
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