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Insoliti influencer: i 5 maestri per chi educa

ALESSANDRO D'AVENIA

OMAR BAI / NURPHOTO / NURPHOTO VIA AFP

Paola Belletti - pubblicato il 03/08/22

Arduo mestiere, quello dell'educatore: fatto soprattutto di semina, fallimenti visibili, trionfi nascosti. Come si sostengono i maestri? chi seguono? Non è una brutta idea avere anche sul web persone da cui trarre ispirazione.

Ci sono influencer per tutti, follower dietro ogni profilo anche il più insolito o che a noi della quasi vecchia guardia fa dire “ma questo argomento, a chi potrà mai interessare?”.

Vuoi capire qualcosa di più di bricolage, di cucina bio, di orto in città? ti interessa, per assurdo, esercitarti a parlare in corsivo^ (Alexa per esempio è già bravina, mentre Google Assistent assicura solo che lo imparerà)? Pronta la top 5 o 10 dei profili giusti.

Sei appassionato di doppiaggio in film classici Disney? c’è una ragazza italiana bravissima che vedere e sentire all’opera col lipsync delle scene più amate è un piacere (come lo so? La mia figlia più grande, che è la stessa del k-pop e molte altre cose meno o più bizzarre di queste).

Ma chi segui, sia nel senso più classico che social del termine, se sei uno che per lavoro deve essere seguito? Chi guardi e da chi impari se di solito sei guardato da altri perché apprendano o, cosa ancor più pregnante, affinché crescano umanamente?

Bella domanda e belle pure le risposte, credo. Soprattutto perché, con un residuo fisso di speranza e di fiducia nel futuro dovuto al fatto che il presente è pieno di semi promettenti, confidiamo che sia un elenco in continuo aggiornamento.

E ancora di più perché l’educatore, alla fine, non fa precisamente nulla, o meglio fa tutto ciò che gli è possibile perché l’altro si educhi, entri più a fondo nella realtà, obbedisca alla sua propria vocazione, senta irresistibile il richiamo della bellezza.

Sì, ci sono, i maestri dei maestri. Insoliti influencer di chi educa, sono padri da ascoltare o fratelli maggior a cui affiancarsi, e, qualche volta, da consolare a nostra volta.

Sono uomini che hanno a cuore i giovani, educandi per eccellenza; ma che guardano anche all’umanità di chi anagraficamente giovane non è più eppure ha vivo il desiderio di scoprire sempre più a fondo il senso della vita. Più di certi ragazzi, poveri loro, investiti anzitempo di impegni, stimoli e ambizioni di rapido successo e privati di questo spazio drammatico nel quale sentire il proprio dolore e cercare la propria vocazione.

Ecco dunque la nostra proposta:

1Alessandro D’Avenia: l’arte di essere educatori e di lasciarsi educare

Il professore e scrittore più amato da studenti e colleghi educatori è anche tra i più seguiti sul web già da prima che i social prendessero quasi tutto lo spazio digitale (seguiremo l’evoluzione dell’ancora poco familiare metaverso).

Di lui conquista lo sguardo profondo e mite, implacabile nel cercare la verità e nel sollecitare nell’altro, il desiderio di compimento e pienezza anche a costo dell’inquietudine che questa brama di infinito inevitabilmente implica.

Ogni mattina, durante l’appello, guardo i miei studenti, uno per uno. Loro si spazientiscono. “Dai prof, è una tortura, perché lo fa?” E io rispondo: “perché voi siete più importanti della lezione.” Curare le relazioni è la forma dell’amore nel nostro tempo veloce, fatto tutto di prestazioni anziché di presenze.

Alessandro D’Avenia

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2Franco Nembrini

Educatore sì ma non come intende lui, cioè come suo padre, che non aveva mai il problema di educare, Franco Nembrini decide di fare il professore di lettere alle medie, grazie ad una professoressa di italiano.

Ecco, forse, dove ha colto il gioco fondamentale dell’educare: la gratitudine, la vertiginosa gratuità di rischiare sull’altro senza pretendere nulla e questo domino di mediazioni che da maestro ad allievo imprimono la forza necessaria all’unico sviluppo interessante: quello della libertà dell’uomo di fronte al mistero della realtà.

Ci sono classi che a volte gli insegnanti rifiutano a priori; se entra uno che a quei ragazzi vuol bene, pur con fatica e con tutte le debolezze del mondo, ciascuno di loro rivela un proprio talento. Ho sempre detto che l’educazione è un atto di perdono, di mise

ricordia. Tutta la Divina Commedia è costruita su questo: l’altro, quando viene perdonato, tira fuori il meglio di sé, cioé i suoi talenti.

Franco Nembrini

Io darei la vita per te così come sei, prima che tu cambi.

Franco Nembrini

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3Daniela Lucangeli

Docente di Psicologia dello sviluppo presso l’Università degli Studi di Padova, è esperta di strategie di supporto all’apprendimento e ai disturbi del neurosviluppo, autrice di numerose pubblicazioni scientifiche nazionali e internazionali.

Mondadori eventi

Questa breve presentazione viene dalla pagina dedicata ad un incontro i cui relatori erano proprio Alessandro D’Avenia,, prof 2.0 ma anche ormai versioni assai più evolute, e la professoressa Lucangeli. Ed è proprio grazie a lui, in particolore, che abbiamo iniziato a conoscerla e ad apprezzarla.

Preparata, competente investe la sua conoscenza per aiutare il bambino e tutte le figure che sono coinvolte nell’educazione aiutando a riscoprire il vero valore delle emozioni. Ha un modo di spiegare lo sviluppo, le dinamiche di apprendimento e le fatiche del bambino da farci sentire tutti appassionati promotori del suo fiorire.

Stronca sul nascere quella diffusa e odiosa pratica di andare a caccia del colpevole non appena emerga che un bambino, figlio o studente, abbia qualche difficoltà. Ciò che innesca inevitabilmente è invece il desiderio di comprendere e liberare, di aiutare e favorire.

«Le nozioni si fissano nel cervello insieme alle emozioni. Se imparo con curiosità e gioia, la lezione si incide nella memoria con curiosità e gioia. Se imparo con noia, paura, ansia, si attiva l’allerta. La reazione istintiva della mente è: scappa da qui che ti fa male. La scuola ancora crea questo cortocircuito negativo».

Daniela Lucangeli, Insegnare con gioia

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4Don Andrea Lonardo

Andrea Lonardo è attualmente direttore dell’Ufficio per la Cultura e l’Università della diocesi di Roma (dal gennaio 2018), dopo essere stato per 11 anni direttore dell’Ufficio catechistico e del Servizio per il catecumenato.

È il fondatore del Centro culturale Gli scritti e del sito www.gliscritti.it ai quali tuttora collabora: sul sito sono pubblicati diversi suoi interventi scritti, audio e video (vedi la sezione Testi di Andrea Lonardo e il tag scritti_andrea_lonardo). Fra i video on-line vedi, invece, la serie Iniziazione cristiana. Prime comunioni: proporre la fede ai bambini e Cresime: proporre la fede ai ragazzi on-line sul canale Catechisti Roma Gli scritti di You Tube. Ha curato per TV 2000 la presentazione di alcune pericopi evangeliche nella storia dell’arte nel corso della trasmissione Nel cuore della domenica nell’anno 2014, on-line sul canale You Tube Gli scritti.

Gli scritti

Tra le opere che più lo accreditano come educatore e come educatore di educatori c’è senza dubbio la collana di libri dedicati alla iniziazione cristiana dei bambini. Realizzata con Padre Maurizio Botta (anche lui indubbiamente educatore e riferimento per chi educa, definirei le sue meditazioni e catechesi una sorta di “superfood” per l’anima), “Le domande grandi dei bambini” è lo spazzaneve perfetto per liberare la strada dal ghiaccio insidioso che allontana adulti e bambini dalla spettacolare novità dell’annuncio cristiano perché innanzitutto riconsidera il bambino nella sua statura, nella sua naturale capacità di farsi e fare domande grandi.

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5Massimo Recalcati, desiderio e limite

Psicoanalista di formazione filosofica, il professore è diventato negli anni un riferimento prezioso per genitori, docenti e chiunque non voglia rinunciare a interpretare la complessità del reale. Riottengono cittadinanza nello spazio pubblico parole che sembravano ridotti a fossili linguistici da guardare al massimo con la curiosità degli paleontologi: una su tutti, limite. Il limite e la sua importanza; i legami che non negano la libertà ma la rendono possibile. E ancora l’importanza delle norme, della differenza tra generazioni, dell’incarico educativo dei genitori, della loro salutare imperfezione, del materno da liberare da soffocanti assolutismi. Il dramma del diffuso narcisismo che incolla il figlio al genitore e isola e esautora altri maestri. E, non ultimo, l’impostura dell’empatia come unico paradigma.

Interessante vederlo anche a confronto col pensiero cattolico o meglio con uomini cattolici (non ultimo proprio lo stesso Franco Nembrini).

Su Aleteia abbiamo spesso commentato le sue opere e dichiarazioni, in molti casi illuminanti.

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(6)Vincenzo Schettini: “La Fisica che ci piace”

Di questo elenco è il più social di tutti (ma ve lo lascio come Ghost track, un po’ divergente dagli altri nomi). Eppure, se pensiamo alla nostra carriera scolastica in epoca analogica – non è difficile riconoscere i tratti del classico bravo professore: preparato, appassionato, capace di insegnare un metodo di studio, attento alla persona.

Un normale professore delle superiori che continua ad insegnare ai suoi studenti e che mette a disposizione anche di altri, studenti e docenti o semplici curiosi come me, la sua irresistibile passione per la sua disciplina e per l’insegnamento in sé.

Ha associato la bellezza dell’insegnare all’incanto che un’esibizione gospel suscita. Insegnare è comunicare e comunicare è anche rapire, incantare, dilettare.

Ha un presenza social robustissima, dal mezzo milione su TikTok ai duecentomila su Youtube, è presente dal 2014-15 ed effettivamente, con semplicità, chiarezza e – quello che più convince – sincero interesse per chi ha davanti (non fa mai lezioni “a vuoto”, si riprende quando fa lezione ai suoi veri studenti), riesce ad appassionare alla fisica, allo studio in sè, al gusto di imparare e , in ultima analisi, alla bellezza di poter conoscere.

Non la fa facile, non più di quel che è. In effetti così fa un bravo maestro: ripulisce la superficie dalla polvere, rimuove ostacoli emotivi, avvicina lo studente alla materia. Che poi sprigiona da sola la sua propria attrattiva. Studiare è sempre studiare la realtà, non i libri (che sono tanto migliori quanto più introducono alla realtà).

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alessandro d'aveniaeducazionegiovaniscuola
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