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Falsa “Chiesa cattolica” in Cina invita ad “ascoltare la parola del Partito”

CHINA'S FLAG WITH BARBED WIRE

gopixa/Shutterstock

Francisco Vêneto - pubblicato il 07/07/22 - aggiornato il 07/07/22

Il regime comunista cinese cerca di obbligare i cattolici ad aderire all'Associazione Patriottica Cattolica Cinese – ma non è cattolica

La falsa “Chiesa cattolica” in Cina invita i suoi “fedeli” ad “ascoltare la parola del Partito, sentire la grazia del Partito e seguire il Partito”.

Lo ha riferito l’agenziaAsiaNews, che ha sentito una fonte diretta locale in base alla quale attualmente la situazione dei cattolici cinesi non è più quella di “ascoltare il Signore, di sentire la sua grazia e di seguirlo”, perché “la politica è entrata nella Chiesa” ed “è difficile uscire dall’influenza dell’ideologia”. “Questa è la radice della malattia della Chiesa cinese di oggi”, sostiene la fonte.

Falsa Chiesa cattolica in Cina

Quando si parla di “Chiesa cinese”, è importante considerare che non si tratta dell’autentica Chiesa Cattolica Apostolica Romana, perché nel Paese è semplicemente proibita. I cattolici cinesi sono costretti ad aderire all’Associazione Patriottica Cattolica Cinese, che malgrado il nome non ha nulla di cattolico, essendo un’entità creata dal Partito Comunista Cinese per controllare totalmente il clero e i fedeli che si assoggettano alla sua giurisdizione.

I cattolici che optano per rimanere fedeli alla vera Chiesa e al Papa sono considerati clandestini, e quindi subiscono una persecuzione costante.

“La grazia del Partito”

Il 29 giugno, solennità dei Santi Pietro e Paolo, la “Chiesa” in Cina ha dovuto celebrare l’anniversario della fondazione del Partito Comunista nella cattedrale del Sacro Cuore di Gesù a Leshan, Sichuan. Il partito è stato fondato ufficialmente il 1º luglio 1921. In questa occasione, i cattolici sono stati invitati ad “ascoltare la parola del Partito, sentire la grazia del Partito e seguire il Partito”.

Il vescovo, monsignor Paul Lei Shiyin, ha partecipato alla cerimonia, come anche alcuni sacerdoti e religiosi che si sono allineati al regime comunista. Monsignor Lei Shiyin è stato ordinato nel 2011 senza autorizzazione papale, e circolano voci in base alle quali avrebbe un’amante e dei figli.

Accordo non rispettato

Per evitare una persecuzione ancor peggiore nei confronti dei cattolici cinesi, il Vaticano ha firmato un accordo con il Governo di Pechino relativo alle nomine episcopali, cedendo all’esigenza della Cina di approvare la nomina dei vescovi. L’accordo è stato rinnovato nell’ottobre 2020, ma la Cina non rispetta la sua parte, e la persecuzione della Chiesa cattolica va avanti, e anzi si intensifica.

Tra le ultime misure della dittatura cinese per sottomettere ancor di più la Chiesa, spiccano le nuove regole di controllo statale della gestione finanziaria dei luoghi di culto, in vigore dal 1° giugno. Poco prima, il 1° marzo, erano entrate in vigore le nuove misure amministrative per controllare le informazioni religiose online.

A febbraio, l’Amministrazione Statale per gli Affari Religiosi aveva imposto misure amministrative a vescovi, sacerdoti, religiose e religiosi, peggiorando le regole in vigore dal febbraio 2018 – già restrittive -, quando il Partito Comunista aveva stabilito che i religiosi possono esercitare le proprie funzioni in modo legittimo solo dopo essersi iscritti agli organi ufficiali ed essersi sottomessi formalmente al Partito Comunista.

Tags:
chiesa cattolicacinaclandestinitàpersecuzione cristiani
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