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Sei inquieto e insicuro? Il Papa ti dice come accrescere la tua autostima

PAPIEŻ FRANCISZEK

Maria Laura Antonelli/AGF/SIPA/SIPA/East News

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 03/12/21

“Nessuno può dare quello che io, unico, posso dare. Nessuno al mondo può dare quello che sei chiamato a dare tu! Ciascuno di voi è unico”

Sei una persona inquieta, insicura e anche un pò insoddisfatta della vita? Ascolta questi suggerimenti di Papa Francesco per calmarti, accrescere la tua autostima e stare meglio con te stessa. 

Questi consigli sono riportati in “Buona vita”, libro con testi del Papa, edito dalla Libreria Editrice Vaticana in collaborazione con Libreria Pienogiorno.

Una storia non sempre pulita

Papa Francesco, per placare un turbamento, ci suggerisce di pensare alla fede. «La fede grande è quella che porta la propria storia, segnata anche dalle ferite, ai piedi del Signore, domandando a Lui di guarirla, di darle un senso. Ognuno di noi ha la propria storia e non sempre è una storia pulita, Tante volte è una storia difficile, con tanti dolori, tanti guai e tanti peccati. Cosa faccio, io, con la mia storia? La nascondo? No! Dobbiamo portarla davanti al Signore: “Signore, se Tu vuoi, puoi guarirmi!”».

L’inquietudine è un seme

Una persona turbata e inquieta, sopratutto se è giovane, è nel cuore del Papa. Che si sente in dovere di “curare” questa sua ferita. «Io avverto il dovere – dice il pontefice – di servire questi giovani, di dare un servizio a questa inquietudine, perché essa è come un seme, che poi germinerà e darà frutti. E io in questo momento sento di offrire un servizio a ciò che è più prezioso: la vostra inquietudine».

WORRIED

Dio ha pazienza con te

Allora il Papa, ricorda a questi giovani inquieti, che «ognuno di noi potrebbe essere quel servo della parabola del perdono (cfr Mt 18, 21-35) che ha un grande debito da saldare, ma talmente grande che non potrebbe mai farcela. Anche noi, quando nel confessionale ci mettiamo in ginocchio davanti al sacerdote, non facciamo altro che ripetere lo stesso gesto del servo. Diciamo: “Signore, abbi pazienza con me”. Voi avete pensato qualche volta alla pazienza di Dio? Ha tanta pazienza. Sappiamo bene, infatti, che siamo pieni di difetti e ricadiamo spesso negli stessi peccati. Eppure, Dio non si stanca di offrire sempre il suo perdono ogni volta che lo chiediamo». 

Un perdono totale 

Il perdono di Dio è la chiave per ritrovare la pace con se stessi. «È un perdono pieno, totale, con il quale ci dà certezza che, nonostante possiamo commettere gli stessi errori, Lui ha pietà di noi e non smette di amarci. Come il padrone della parabola, Dio si impietosisce, cioè prova un sentimento di pietà unito alla tenerezza: è un’espressione per indicare la sua misericordia nei nostri confronti. Il nostro Padre, infatti, si impietosisce sempre quando siamo pentiti, e ci rimanda a casa con il cuore tranquillo e sereno dicendoci che ci ha condonato ogni cosa e perdonato tutto». 

Nessuno può dare al mondo quello che puoi dare tu. 

Il perdono ci rasserena. Frena la nostra inquietudine, ci invita a “possedere” nuovamente la nostra vita. «La vita è una realtà speciale – dice Papa Francesco – si possiede solo donandola. Così tu possederai la tua vita! Ma tu potresti dire: “Anche se do il meglio di me, la realtà non cambierà in meglio”. Non è vero. Sai perché? Perché tu sei unico. Perché nessun altro può dare al mondo quello che sei chiamato a dare tu. La stessa cosa qualcuno diceva a Madre Teresa di Calcutta: “Ma lei suora, fa queste cose con i poveri, con i moribondi… fa tante cose belle… Ma a cosa serve, in un mondo così pagano, così ateo, così malvagio?” E lei diceva: “Una goccia in più nel mare. Se non la darò io non la darà nessuno”.

Sei prezioso

Per arginare un turbamento, il Papa, in conclusione, ci consiglia di pensare e ripetere questo concetto: «Per Dio tu sei prezioso. Sarebbe bello che dal cuore ve lo di- ceste l’un l’altro ogni volta che vi trovate insieme, dal cuore: “Tu sei prezioso, tu sei prezioso…”».

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