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Cosa possiamo imparare da una “falsa” Bibbia?

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Public Domain

Daniel R. Esparza - pubblicato il 20/11/21

Una “Bibbia” dorata in miniatura scoperta di recente offre un punto di vista unico sul rapporto tra arte medievale e vita religiosa

All’inizio di novembre, è stata diffusa la notizia che vicino York, in Inghilterra, era stata scoperta una “Bibbia” in miniatura del XV secolo. Misura appena un centimetro e mezzo, pesa cinque grammi e ha la forma di un libro aperto, e l’interno è ornato con incisioni in cui figurano due santi medievali.

A volte si può giudicare una “Bibbia” guardandone la copertina, soprattutto quando quest’ultima non include caratteri biblici ma figure come San Leonardo di Noblac (un santo franco del V secolo) e Santa Margherita di Antiochia (uno dei santi più riveriti nel Medioevo).

In breve, questa “Bibbia” non è una Bibbia, come hanno sottolineato sia ilDaily Mail che laBBC. Come ha indicato giustamente Kathleen Kennedy in un articolo suHyperallergic, è invece un libro di preghiera, probabilmente una Liturgia delle Ore.

Il fatto che ci siano delle incisioni religiose non implica affatto che volesse rappresentare una Bibbia. Le incisioni appartengono a una tradizione iconografica più ampia, che può essere fatta facilmente risalire a quelle a cui il noto storico dell’arte tedesco Erwin Panofsky si riferiva come a varie “rinascenze” nell’arte occidentale – una serie di momenti distintivi di innovazione artistica e tecnologica radicale durante il Medioevo che non solo hanno reso possibile il Rinascimento, ma sfatano il mito di era “oscura”. Le argomentazioni di Panofksy si basano su un sano scetticismo riguardo a queste periodizzazioni storiche: che tipo di “evento” si può dire veramente che separi un’epoca da un’altra? Quando inizia davvero il Rinascimento? In breve, intende che potrebbe non esserci necessariamente una linea divisoria che separi la cultura “medievale” da quella “rinascimentale”, e questa potrebbe essere in un certo senso un’altra prova di ciò.

Parte delle argomentazioni di Panofsky ha a che vedere con il fatto che nella storia medievale possono essere identificati vari rinascimenti diversi, il primo dei quali è rappresentato dalla renovatio carolingia.

Scrive Panofsky:

“Durante e dopo la disgregazione dell’Impero Romano d’Occidente, i correlati e sovrapposti processi di barbarizzazione, orientalizzazione e cristianizzazione hanno portato a un’eclissi quasi totale della cultura classica in generale e dell’arte classica in particolare. Erano rimaste delle oasi in regioni come l’Italia, il Nordafrica, la Spagna e la Gallia meridionale in cui possiamo osservare la sopravvivenza di quello che è stato chiamato stile ‘sub-antico’, e in almeno due centri troviamo anche ciò che equivale a un revival in opposizione alla sopravvivenza. In Inghilterra vennero realizzati determinati sforzi per assimilare i modelli latini, che produssero, ad esempio, il Codex Amiatinus e in scultura le Croci di Ruthwell o Bewcastle, e in cui la tradizione classica era sempre una forza sia più persistente che più consapevole (nel senso sia di purismo che di romanticismo) di quello che accadeva sul Continente”.

Erwin Panofsky, Rinascimento e rinascenze nell’arte occidentale.

Panofsky identifica almeno altri quattro rinascimenti, oltre alla renovatio carolingia. Uno di loro è spiccatamente anglosassone, e la sua manifestazione artistica paradigmatica è l’irlandese Libro di Kells, il più bel manoscritto illustrato medievale esistente, a lungo lodato per le sue miniature e le illustrazioni a tutta pagina.

Se il Libro di Kells è davvero una “Bibbia” (dopo tutto è un compendio dei quattro Vangeli canonici), i suoi risultati estetici innovativi vennero ampiamente applicati ad altri oggetti di uso quotidiano – inclusi ovviamente i libri di preghiera.

Come indica la Kennedy, l’opera offre un esempio perfetto di uno degli stili preferiti nella gioielleria dell’Inghilterra tardomedievale: l’incisione iconografica. “Gi anelli iconografici, anelli con incise immagini di santi, erano il tipo di gioiello comune dell’epoca. Questi anelli erano realizzati in bronzo, argento o oro, e riportavano incisioni di santi popolari. Come noi indossiamo la felpa della squadra sportiva preferita, la gente medievale indossava i santi che aveva più a cuore […] Ci sono tuttora molte dozzine, probabilmente centinaia, di anelli iconografici dell’Inghilterra del XV secolo in musei e collezioni private”:

➡️ (FOTOGALLERY) La Bibbia manoscritta del lockdown ⬅️

Ancora una volta, Leonardo e Margherita non sono personaggi biblici, ma figurano in molti libri di preghiera. I libri della Liturgia delle Ore erano i testi più popolari nel Medioevo, composti da versioni abbreviate delle preghiere quotidiane cantate da frati e monaci in conventi e monasteri. Come il Libro di Kells, questi libri venivano spesso generosamente illustrati, e potevano includere anche preghiere ai santi. Naturalmente, se si aveva un proprio libro di preghiere si chiedeva al copista di includervi preghiere ai propri santi patroni (o a santi per necessità particolari).

Nota nelle leggende per essere saltata fuori dallo stomaco di un drago con la croce in mano, Margherita di Antiochia divenne una patrona del parto. Anche Leonardo era un santo associato a gravidanza e parto, visto che si dice che grazie alle sue preghiere la regina dei Franchi diede alla luce in sicurezza un figlio maschio. La Kennedy conclude dicendo che “sembra probabile che, indipendentemente dal fatto che venisse indossata o portata, l’opera offre un esempio, come le cinture del parto, della pratica comune di pregare santi specifici per ottenerne l’intercessione per sopravvivere a gravidanza e parto”.

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