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Don Alberto Ravagnani in: “Chiedimi se sono felice”(TEDxBarletta VIDEO)

https://youtu.be/cTk7GTjageQ

Giovanna Binci - pubblicato il 12/08/21

"Sei felice?". Se anche voi siete sul sedile di una macchina con lo sguardo perso nel vuoto dopo questa domanda, tranquilli. Ho preso appunti all'ultimo discorso di Don Alberto Ravagnani e ve li faccio fotocopiare!

È davvero un peccato non essere felici.

Non è una frase fatta. È proprio da prendere alla lettera. Il perché lo ha spiegato Don Alberto Ravagnani nel suo intervento al TEDxBarletta dal titolo “come quando arriva la felicità”.

Cosa è “peccato”? 

Il peccato, a guardarlo bene non è altro che un tentativo fallito di felicità. Ma noi siamo troppo attaccati all’idea del divieto divino come dei bambini capricciosi che vogliono ciò che non possono avere spesso. 

Ed è proprio questa prospettiva che ci frega: quella del possesso a tutti i costi. 

Insomma, la rincorriamo tutta una vita questa cosa: studiamo per trovare un buon lavoro ed essere felici, poterci permettere le Vans edizione limitata e la vacanza in Islanda. Ci sposiamo e alcuni pensano anche di fare figli per diventare finalmente felici col problema che, almeno in questo caso, potrebbe non bastare la nostra volontà e il nostro impegno e allora sì, che cadono i castelli di carta e felicità che ci eravamo creati. 

La felicità, secondo noi… 

Il fatto è che una moglie, un figlio, un impiego appassionante non rendono soddisfatti o realizzati a priori. Il fatto è che fin quando viviamo tutto come una proprietà, al pari dell’ultimo vestito di Zara, niente potrà davvero darcela, quella felicità che cerchiamo. 

Che il marito perfetto non esiste e le cose che ci fanno sclerare saranno sempre tante, che i figli fanno venire smagliature e occhiaie, a partorirli e a forza di aspettarli alzati la sera quando gli avevamo detto di rientrare due ore fa. Che anche l’ultimo abitino in raso tanto di moda è fantastico appena comprato e ci chiediamo come abbiamo fatto a vivere senza… Almeno fin quando, massimo due settimane dopo, tutti condividono foto con fantasie Vichy e il senso della vita è tutto da rifare, o meglio, ricomprare. 

… e poi, la felicità, quella vera. 

La felicità non si compra. È un regalo. Non uno che ricevi, ma uno che fai.

Arriva se ci si dona per primi.

Anche Don Alberto ha ammesso di stare per perderlo, quel treno: per fortuna il suo parroco di allora gli ha dato uno strappo in macchina

Quella sera, sul sedile del passeggero, prima di scendere, Don Alberto aveva 17 anni e tante cose: hobbies, l’ultimo modello di scarpe, amici, impegni sportivi, buoni voti. Tutte cose che lo rendevano pieno, sazio. Cose che nella teoria del mondo dovrebbero darti quella tanto agognata felicità. Eppure alla domanda del sacerdote, schietta e diretta “sei felice?” lui non sapeva cosa rispondere. O meglio, lo sapeva, ma è dura ammettere a noi stessi che, dopo tutti gli sforzi e i soldi spesi, ancora non abbiamo centrato il bersaglio

La felicità non è usa e getta

È facile confondere la felicità con qualcosa che non è, ricorda Don Alberto: la ricerca del piacere, il benessere, i soldi eppure

“conosco ammalati che sono felici nonostante la loro malattia”.

Proprio quando siamo spogliati di tutto, di tutti questi beni di prima necessità di cui ci circondiamo, siamo più appagati di chi possiede salute, denaro, tempo. 

Il mondo ci ha abituati a fare indigestione di gioia pret-a-porter, in pratiche confezioni, pronta da stappare, ma sempre con una data di scadenza

Al grido di “goditela finché dura“, ci hanno detto che dobbiamo prendere quel che viene, prenderlo subito, che poi ogni lasciata è persa e se non stai attento te la ruba qualcun altro.

La felicità vera invece non è un sentimentousa e getta come vuole vendercelo il mondo per rivenderlo ancora domani.

Appunti di felicità

Ora, se anche voi come me e un giovanissimo Don Alberto, siete ancora seduti con lo sguardo pietrificato sul sedile di quella macchina, niente paura. Ho preso appunti e mi sono fatta uno schema riassuntivo da tenere a portata di mano una volta scesi dall’auto e tornati nel mondo reale. Siccome sono una secchiona ve lo passo:

  • Ammettere di non sapere (daje tutta, Socrate!) per scendere da quella macchina confusi, certo, ma pronti a iniziare un altro viaggio. 
  • Smettere di pensare alla felicità in termini di “fare” e più in termini di “essere“. Soprattutto “essere fecondi” come l’albero carico di frutti di cui parla Don Alberto. Nel donarsi agli altri è la vera radice della gioia e se non sarà una felicità da pubblicità Costa Crociere, sarà di certo una più duratura di una vacanza e più saziante dell’ all you can eat. 
  • Non vederci solo come individui, ma persone e non permettere al mondo là fuori di trattarci per meno di ciò che siamo davvero. Facciamo un passo fuori da noi stessi e spendiamo tutto nelle relazioni. Non nell’ultimo paio di Nike. 
Tags:
felicità
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