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Mamma mi ha dato la vita due volte: mi ha concepito ed è morta per me

Courtesy of Gianna Emanuela Molla And Antoine Mekary

Silvia Lucchetti - pubblicato il 11/06/21

La decisione di Gianna, salvaguardare il bambino

Come Papà ha testimoniato, era libera, in quella preoccupante situazione, di scegliere e decidere su tre soluzioni: la prima: togliere il fibroma, interrompere quella gravidanza ed escludersi la possibilità di avere altre gravidanze (la più sicura e la meno rischiosa per la sua vita in quella gravidanza e per il futuro); la seconda: togliere il fibroma, interrompere quella gravidanza e conservarsi la possibilità di altre gravidanze (la più sicura e la meno rischiosa per la sua vita in quella gravidanza e non per il futuro); la terza: togliere il fibroma, non interrompere quella gravidanza e conservarsi la possibilità di altre gravidanze (la più rischiosa e preoccupante per la sua vita in quella gravidanza e per il futuro). Lei ha scelto e deciso per questa terza soluzione.

Mamma supplicò il chirurgo di salvare la vita che portava in grembo, la mia

Mio zio Don Giuseppe, suo fratello, mi raccomandava di dire sempre che la scelta fondamentale la Mamma l’ha fatta in questo momento. Prima dell’intervento operatorio di asportazione del fibroma, pur ben sapendo il rischio che avrebbe comportato il continuare la gravidanza – il rischio che una sutura, praticata sull’utero nei primi mesi di gravidanza, potesse cedere, con secondaria rottura dell’utero e pericolo mortale per se stessa, oltre che per il bambino -, supplicò il chirurgo di salvare la vita che portava in grembo, la mia, e si affidò alla preghiera e alla Provvidenza. La mia vita fu salva. La Mamma ringraziò il Signore e trascorse i sette mesi che la separavano dal parto con impareggiabile forza d’animo, come l’ha definita Papà, e con immutato impegno di madre e di medico. 

“Fra me e il bimbo, scegliete il bimbo”

Alcuni giorni prima del parto, pur confidando sempre nella Provvidenza, e sempre nella speranza che il Signore salvasse anche lei, era pronta a donare la sua vita per salvare la mia e ha detto al Papà, con un tono di voce fermo e al tempo stesso sereno: «Pietro, se dovete decidere fra me e il bimbo, nessuna esitazione: scegliete – e lo esigo – il bimbo. Salvate lui».

 Lui, che conosceva benissimo la generosità della sua Sposa, il suo spirito di sacrificio, la ponderatezza e la forza delle sue scelte e delle sue decisioni, si è sentito nell’obbligo di coscienza di doverle rispettare, anche se potevano avere conseguenze estremamente dolorose per lui e per i miei fratelli.

Quando mia mamma mi prese in braccio per la prima volta

Nel pomeriggio del 20 aprile 1962, Venerdì Santo, la Mamma entra nuovamente nell’Ospedale San Gerardo di Monza, dove le fu provocato il parto, per espletarlo per vie naturali, ritenuta, a quel tempo, la via meno rischiosa, senza esito favorevole. Il mattino del 21 aprile, Sabato Santo, mi diede alla luce per via cesarea. Papà, in tutta la sua lunga vita, non ha mai dimenticato il momento in cui la Mamma mi ha preso tra le sue braccia, descrivendolo con queste parole:

Quando hai preso tra le braccia la nostra creaturina, l’hai guardata affettuosissimamente, con uno sguardo che tradiva l’indicibile tua sofferenza di non poterla godere, allevare, e di non rivederla più

Il calvario di Santa Gianna Beretta Molla

Già dopo qualche ora le sue condizioni generali si aggravarono, e per lei iniziò il calvario della sua passione, che si accompagnò a quella del suo Gesù sul Monte Calvario: febbre, sempre più elevata, e sofferenze addominali atroci per il subentrare di una peritonite settica come complicanza del parto.

L’agonia e la nascita al Cielo

Così Papà ha testimoniato:

La notte del martedì, la sua prima agonia, miracolosamente superata, grazie alle pronte, amorevolissime cure di Nando (mio zio Ferdinando) e di Suor Virginia. Il mercoledì mattina, … mi disse: “Visto, ora sono guarita. Pietro, ero già al di là e sapessi che cosa ho visto. Un giorno te lo dirò. Ma siccome eravamo troppo felici, con i nostri bimbi meravigliosi, pieni di salute e di grazia, con tutte le benedizioni del Cielo, mi hanno rimandato ancora quaggiù per soffrire ancora, perché non è giusto presentarci al Signore senza tante sofferenze”…

Da quel momento, ne sono sicuro, Gianna non ha mai cessato, nelle sue sofferenze, nelle sue agonie, il suo colloquio col Signore e la sua comunicazione con il Cielo. Non desiderava più che la accarezzassi e la baciassi: apparteneva già al Cielo».

«Gesù ti amo»

Ha ripetuto parecchie volte nella sua agonia: «Gesù ti amo», «Gesù ti amo». Nonostante tutte le cure praticate, le sue condizioni peggiorarono di giorno in giorno. Ha desiderato ricevere la Santa Eucaristia, almeno sulle labbra, anche il giovedì e il venerdì, quando non poteva più deglutire la Santa Particola. All’alba del 28 aprile, Sabato in Albis, venne riportata, come da suo desiderio precedentemente espresso al Papà, nella sua casa di Ponte Nuovo, dove morì nel suo letto da sposa, dove aveva dato alla luce i miei fratelli, alle ore 8 del mattino. Aveva solo 39 anni. 

Mia mamma mi ha donato la vita due volte

È stato Papà a spiegarmi, quando sono cresciuta e sono stata in grado di comprendere il sacrificio estremo della Mamma, il perché di questa sua scelta, aiutandomi a superare i sensi di colpa che avevo verso i miei fratelli e anche verso di lei, sin da quando ero bambina, e a rasserenarmi. Per lei, mi diceva, io avevo gli stessi diritti alla vita dei miei fratelli già nati, e sapeva bene che lei sola, in quel momento, rappresentava, per me, lo strumento della Divina Provvidenza per poter venire al mondo; per i miei fratelli, la loro educazione e la loro crescita, faceva pieno affidamento sulla Provvidenza attraverso di lui e altri familiari. Davvero mi ha donato la vita due volte: quando mi ha concepito, e quando mi ha permesso di venire alla luce, decidendo per la mia vita.

Ho capito con il tempo quanto è stato grande il suo sacrificio

Ricordo quando Papà mi diceva che, se avesse fatto una scelta diversa, avrebbe potuto vivere 100 anni, naturalmente con l’aiuto del Signore; non aveva un cancro, ma un tumore benigno: riflettendo su questo, e pensando alla sua grande gioia di vivere, ho capito quanto è stato grande il sacrificio che ha fatto per me, seguendo l’insegnamento e l’esempio di Gesù: non c’è amore più grande di colui che dà la vita per la persona amata.  

Alcuni mesi dopo la nascita al Cielo della Mamma, Papà ha scritto una lunga lettera a mio zio Padre Alberto, suo cognato, cui era molto affezionato, che viveva in Brasile. La lettera termina con questa bellissima preghiera: 

La preghiera scritta da mio padre

Carissimo Padre Alberto,(…) Ogni giorno, da quando Gianna è salita in Cielo, elevo questa preghiera al Signore e a Gianna: “Gesù, tu che hai chiamato fra i tuoi Angeli e i tuoi Santi, la mia Sposa e la Mamma dei miei bambini, fa’ che anche oggi i miei bimbi crescano in sapienza e in grazia presso di Te, presso laMadonna, presso la loro Santa Mamma, presso i loro cari e presso gli uomini, così come Tu crescesti nella Tua Santa Famiglia di Nazareth, e come la loro Santa Mamma li sapeva allevare, giorno per giorno. Conservali nella salute della mente e del corpo, così come la loro Santa Mamma, con la tua grazia e la tua benedizione, li sapeva conservare con le sue sapienti, amorevolissime cure.

 Fa’ che i miei bambini siano sempre degni, in ogni giorno della loro vita, della Santità e del Martirio della loro Santa Mamma. Fa’ che io sia meno indegno possibile della Santità della mia Sposa e che possa surrogarla, con la tua grazia, nella amorevolezza e nella guida dei nostri figlioli. Conserva anche a me ed ai miei figlioli la grazia, la certezza e il conforto ineffabile che faceva scrivere a Sant’Agostino della sua Madre Santa in Cielo: “Quando eri in vita, io ti vedevo dove tu eri. Ora che sei in Cielo, io ti sento presente ovunque io mi trovi.”

E tu, Gianna, aiutami giorno per giorno, a portare la mia Croce, a compiere, in modo eroico, la volontà del Signore. Ottieni anche per i nostri bimbi e per me la grazia divina di farci santi.

Fa’ che ogni giorno ci avvicini a te, ed ogni giorno abbiamo a salire un gradino della mistica scala di Giacobbe, in cima alla quale tu ci attendi. E fa’ che quando il Signore ci chiamerà a sé, ci trovi degni di venire accanto, accanto, accanto a te per sempre. E così sia.

Posso testimoniare che mamma ha ascoltato la sua preghiera

Ho vissuto 48 anni della mia vita con il mio Papà e posso testimoniare che la Mamma ha ascoltato questa sua preghiera: lo ha aiutato, giorno per giorno, a portare la sua croce, e a compiere, in modo eroico, la volontà del Signore; e quando il Signore lo ha chiamato a Sè era più che degno di vivere con lei per sempre! 

Un cuore ed un’anima sola

Per Sua volontà, i miei genitori hanno vissuto insieme la loro vita matrimoniale e familiare solo per sei anni e mezzo, poi la Mamma è volata in Paradiso; durante i 48 anni che Papà ha vissuto senza la sua presenza visibile, hanno continuato ad essere “un cuore ed un’anima sola”, spiritualmente molto uniti e in comunione: l’amore vero, che è l’amore che dura per sempre, è veramente molto più forte della morte! 

Mio padre pregava moltissimo e ringraziava il Signore di tutto

Ricordo che Papà pregava moltissimo, e che continuava a ringraziare il Signore, di tutto; mi colpiva il fatto che, sebbene avesse sofferto tremendamente nella sua lunga vita, mi dicesse sempre: «Non mi basterà l’eternità per ringraziare il Signore di tutte le grazie che mi ha fatto nella mia lunga vita», riferendosi, in modo particolare, all’aver potuto assistere alla proclamazione della Mamma “Santa” da parte di San Giovanni Paolo II in Piazza San Pietro a Roma.

Mamma ha accolto con gioia papà in Paradiso

Quando è mancato, il Sabato Santo, 3 aprile 2010, il Cardinale Carlo Maria Martini, Arcivescovo Emerito di Milano, ha mandato alla mia famiglia un biglietto manoscritto con queste parole: 

Di cuore partecipo al lutto per la morte dell’Ing. Molla, che fu il Consorte della Santa Gianna. Essa lo avrà accolto in paradiso con grande gioia, proprio nell’approssimarsi della Pasqua.   

Li sento sempre vicini, mi ascoltano

Da quel Sabato Santo, penso il mio amatissimo “Papà d’oro” – “Pedrin d’or” lo chiamava affettuosamente la sua Gianna -, per sempre unito alla sua adorata Sposa e mia amatissima Mamma; li sento sempre vicini, anzi, “appiccicati” a me, a proteggermi e a guidare i miei passi; mi rivolgo a loro in continuazione con le mie preghiere, e sento che mi ascoltano.

Il Signore mi ha benedetto con due “santi genitori

Sempre più persone, da varie parti del mondo – cardinali, vescovi, sacerdoti, persone consacrate, fra le quali anche monache di clausura, laici -, mi dicono e mi scrivono che il Signore mi ha benedetto con due “santi genitori”, che Gianna e Pietro sono due “santi sposi”, e che li pregano chiedendo la loro intercessione. D’altro canto, come si può leggere nelle lettere che gli ha scritto, è stata proprio la mia Mamma a riconoscere per prima la santità di Papà, e a prendere esempio da lui; ora che è stata proclamata “Santa” dalla Chiesa, le sue parole acquistano un significato e un valore ancora più grandi.

Cosa mi insegna la vita dei miei santi genitori

In occasione della Quaresima 2014 la Parrocchia San Gregorio Magno di Milano mi ha invitato a commentare le ultime quattro Stazioni della Via Crucis, chiedendomi, in particolare, di svolgere questo tema: Cosa mi insegna la vita dei miei Genitori a proposito della Via della Croce. Confesso che non è stato facile per me: ho pregato e chiesto aiuto allo Spirito Santo affinchè mi illuminasse, e ne sono nate queste riflessioni. 

 La vita dei miei santi genitori mi insegna che “la Via della Croce” è certamente la via giusta che devo seguire, per poter arrivare un giorno a godere della gioia del Paradiso, della gioia della visione di Dio, e per sempre.

 La via della Croce, strettamente unita e indissolubile da quella della Risurrezione, come nostro Signore Gesù ha testimoniato e indicato, è umanamente la più scomoda e la più difficile; tuttavia, penso sia l’unica via che ci permette di dare un senso pieno e compiuto alla nostra vita.

 Presuppone, come la nostra Mamma Celeste ci ha bene insegnato, il nostro “Sì”, incondizionato e continuo, alla volontà del Padre, l’umile accettazione della Sua santa volontà, sempre e comunque, anche quando non la comprendiamo.

La vita dei miei santi genitori mi insegna che “la Via della Croce” è certamente anche “la via della gioia”, quella più vera e profonda, preludio di quella gioia, ancora più grande e più profonda, di poter godere un giorno della visione del Signore, e per sempre…

E avere il Signore nel cuore, fare la Sua santa volontà, vedere ogni cosa che ci accade alla luce della fede, ci porta, pur camminando sulla via della Croce, alla gioia, e a sentire il dovere di ringraziare, e continuamente, nostro Signore, di tutto, di ogni nostro respiro – come mi ha insegnato Papà -, di ogni Suo dono… persino di quello della sofferenza.

E ogniqualvolta sopraggiunge una “nuova” sofferenza, anche molto pesante, di quelle sofferenze che capitano come “un fulmine a Ciel sereno” e che, loro malgrado, arrivano come una grazia a rafforzarti nella fede, penso: «sono sulla strada giusta…», e questo pensiero mi incoraggia e mi aiuta moltissimo ad accettarla, e pian piano, con l’aiuto del Cielo e di chi mi è vicino, a metabolizzarla e a “superarla”, se così si può dire, per quanto umanamente possibile, pensando sempre al Bene più grande e alla Gioia più grande che mi attendono…

La speranza di portarli un giorno riabbracciare per sempre

A conclusione della mia testimonianza, desidero dire che ogni mattina, quando mi sveglio e apro gli occhi, dopo aver ringraziato per il dono della vita prego il Signore, la Vergine Maria e San Giuseppe affinchè mi aiutino ad essere meno indegna possibile dei miei genitori. Vivo con la gioia e la speranza di poterli un giorno riabbracciare, insieme a Mariolina e tutti gli altri miei cari, e questa volta per sempre, per non lasciarci più! 

Gianna Emanuela Molla

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