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Mamma mi ha dato la vita due volte: mi ha concepito ed è morta per me

Courtesy of Gianna Emanuela Molla And Antoine Mekary

Silvia Lucchetti - pubblicato il 11/06/21

La ricchissima testimonianza di Gianna Emanuela Molla, figlia di Santa Gianna Beretta Molla che sacrificò la vita per far venire alla luce la sua bambina.

Ho conosciuto Gianna Emanuela Molla alla Marcia per la Vita del 22 maggio scorso. Mi ha emozionato incontrare di persona la quarta figlia di Santa Gianna Beretta Molla, morta dopo averle donato la vita.

Il sacrificio d’amore di Santa Gianna Beretta Molla

Nell’agosto del 1961 Gianna vive l’immensa felicità di una nuova gravidanza ma al contempo una grande preoccupazione: un grosso fibroma a fianco dell’utero. La coraggiosa mamma sceglie di rimuovere il fibroma senza danneggiare la figlia, mettendo in serio pericolo la sua vita. Si raccomanda al chirurgo: “Prima salviamo il bambino!”. L’intervento va bene ma lei poco prima del parto confida al marito, consapevole della gravità della situazione, le sua volontà: “(…) Se si dovrà decidere tra me e il bambino, decidete per il bambino, non per me”.

La nascita di Gianna Emanuela

Il venerdì santo del 1962 comincia la passione di Gianna e il sabato nasce la sua bambina Gianna Emanuela. La donna colpita da una inarrestabile peritonite accoglie le sofferenze continuando a baciare il crocifisso e ricevendo l’Eucaristia. Il sabato dopo Pasqua, provata da sofferenze inaudite – che le facevano invocare con ancora più forza la Madonna affinché la portasse in cielo – muore.

Con questa storia impressa nella mente, mi sono fatta largo tra le persone grazie al mio pancione (sono in attesa, anzi, quasi in procinto di partorire la mia terza bambina) per salutare Gianna Emanuela e parlare qualche minuto con lei.

Mi ha colpito immediatamente il suo golfino color fragola, il viso allegro, l’espressione di sorpresa nello sguardo quasi spaurito, ma soprattutto il tono della voce, sottile e fiabesco.

“Prega Santa Gianna Beretta Molla per la grazia della maternità”

Nell’emozione di quegli istanti mi sono dimenticata di raccontarle che ho sentito per la prima volta parlare di sua mamma in un confessionale ad Assisi il 15 marzo 2014. Il sacerdote prima dell’assoluzione mi disse – porgendomi l’immaginetta – di pregare Santa Gianna Beretta Molla per ricevere la grazia della maternità. Son certa che anche la santa dottoressa avrà interceduto per me e mio marito per il dono di diventare genitori, avvenuto poi nel 2018.

Come il frate francescano, anche Gianna Emanuela quel sabato alla Marcia per la Vita, senza che io glielo avessi chiesto, subito dopo avermi chiesto della gravidanza, si è abbassata a cercare nella borsa il santino di sua mamma e me lo ha donato con grande bene.

La testimonianza che porto “in giro per il mondo”

Quando le ho chiesto però se avesse voglia di raccontarmi la sua storia, di fare una sorta di intervista, mi ha risposto di no. Schiettamente. Quasi facendomi ridere. Specificando che ha un rapporto difficile con la stampa. Perciò ha preferito inviarmi la sua testimonianza…

che, con l’aiuto del Signore, porto “in giro per il mondo”

Le sono molto grata di questo dono! Sono certa che le sue parole regaleranno un po’ di nostalgia di Cielo anche ai più lontani.

Ecco la sua testimonianza:

Prima di tutto, come faccio ogni mattina quando mi sveglio e apro gli occhi, ringrazio il Signore, la Vergine Maria che ha fatto incontrare i cuori di Mamma e Papà, la mia amatissima e Santa Mamma e il mio amatissimo Papà, veramente suo degnissimo sposo, per il dono della vita, che è davvero tutto, io posso ben dirlo, non sarei qui adesso se non fossi stata amata così tanto! Il dono della vita è davvero il dono più grande, più prezioso e più sacro, che si è sempre in dovere di onorare, di rispettare e di difendere.

Ho pensato di iniziare la mia testimonianza con una lettera che Papà ha scritto alla Mamma. Premetto che, mentre lei era in attesa di mia sorella Laura, la terzogenita, il Papà, per lavoro, ha dovuto compiere un lungo viaggio negli Stati Uniti d’America, dal 26 aprile al 16 giugno 1959, e quasi ogni giorno si sono scritti una lettera, per rendersi più vicini l’uno all’altro. 

Gianna Beretta Molla e il marito Pietro: immenso amore e reciproca preghiera

Leggendo queste lettere ho capito che non è la distanza reale che ci fa sentire una persona più vicina o più lontana: loro, pur essendo distanti migliaia di chilometri, erano in realtà profondamente vicini, grazie all’immenso amore che li univa e all’intensissima, reciproca preghiera.

La Mamma amava moltissimo la natura e stare in sua contemplazione, perché vedeva nelle meraviglie del Creato un riflesso dell’amore del Creatore, e per questo Papà, nella prima parte della lettera, le descrive quanto vedeva dall’aeroplano mentre sorvolava le Montagne Rocciose e i Grand Canyon, così che anche lei potesse godere di tanta bellezza.

La preghiera dei miei voli

Ricordo quando leggevo questa lettera con Papà e gli dicevo: «Papà, ma tu sei un poeta!»; lui, nella sua profonda umiltà, abbassava gli occhi senza dire nulla. Allora aggiungevo: «Papà, ma certamente era lo Spirito Santo che ti illuminava a scrivere questa lettera alla Mamma, altrimenti non saresti stato capace!» a questo punto confermava, e mi diceva: «Certamente!».

Inoltre, siccome la Mamma era sempre molto preoccupata quando lui prendeva l’aeroplano – e in America le distanze sono così grandi che solo poche volte ha potuto prendere, in alternativa, il treno, perché lei fosse più tranquilla -, in questa lettera ha scritto anche una preghiera, a mio avviso magnifica, intitolata: La preghiera dei miei voli.

La lettera di Pietro Molla

New York, 31 maggio 1959, domenica, ore 1,50 p. m. (Mountain standard time) ore 20,50 Italiane

Gianna amatissima,

sono in volo in un cielo splendido – a 6000 metri di altezza – sopra le Montagne Rocciose ed i Grand Canyon del Colorado e dell’UTAH. È uno spettacolo che non dimen­ticherò mai: monti erosi, a picco sui fiumi e sulle valli, fiumi che erodono la roccia e la serpeggiano: fiumi verdi e laghi azzurri; rocce che vanno dal giallo oro al rosso scarlatto e al rosso cupo color del rame. È una visione d’una potenza che non mi aspettavo.   

Ed in questo cielo e sopra a queste rocce che degradano a volte in un deserto di sabbia rossa e parlano più che mai della potenza e della Provvidenza del Creatore, io ripeto la preghiera dei miei voli. La inizio in questo istante in cui siamo fra cielo e roccia ed ho qui dinnanzi a me le meravigliose immagini tue e dei nostri Tesori che bacio in questo stesso cielo: 

La preghiera:

“Gesù, che mi hai creato e mi conservi tra grazie e benedizioni senza limiti: Tu che fra i voli lontani ormai nel tempo e quelli d’oggi, in questi stessi Cieli, mi hai fatto il dono immenso d’una Moglie d’oro, come l’alba più meravigliosa che solo quassù si può ammirare e di due Teso­ri, splendidi come il Cielo nel suo pieno fulgore che solo in alto si può abbracciare; Tu che, tra breve, ci ripeterai il dono divino di un altro Tesoro, ascolta la mia Preghiera:

Benedici Gianna e i nostri Tesori! Tramuta in grazie l’an­sia e la trepidazione per la mia lunga lontananza e per i miei voli.

Ascolta, oggi e sempre, le Preghiere di Gianna, del mio Gigetto, di mia Madre e di quanti mi vogliono bene! Riguar­da le manine giunte della mia Mariolina! Donami la grazia di un ritorno gioioso!

 E fa’ che in ogni momento io avanzi sempre nella Tua Via, così come l’aereo vola, esatto, nella rotta, sicura, radiocomandato. 

 Che io abbia sempre il tuo santo Timore, come lo si può sentire quassù, più che mai affidato alla tua divina Provvidenza, sostenuto sulle ali delle preghiere di Gianna, dei miei Tesori, di mia Madre e di quanti pregano per me.

 Fa’ che sulla nostra famiglia regni sempre l’atmosfera serena e luminosa del cielo che in questo momento sto per­correndo; la purezza dell’aria limpida che respiro.

 Fa’ che le nubi ci sfiorino appena e ci lascino veloci, come le piccole nubi di quassù.

 Conserva la mia famiglia e i miei cari, gioiosi e sereni nella Tua Via e nella Tua Luce, oggi e sino al giorno che vo­leremo in alto, in alto, sempre più in alto, sino a Te. E così sia”.

La risposta di Santa Gianna Beretta Molla

Mamma gli ha risposto: «… Sei proprio un carissimo e affettuosissimo maritino, un santo papà, non d’oro, ma di brillante, il più grosso e il più prezioso che ci sia su questa terra…».

Gianna Emanuela lascia il lavoro per prendersi cura del padre 90enne

Aveva proprio ragione la Mamma, era veramente «un santo papà… di brillante», ed è per questo che, nel gennaio 2003, mi sono sentita in dovere di lasciare il mio lavoro di medico geriatra per prendermi cura di lui; aveva 90 anni ed era ancora attivissimo nell’impegno di diffusione nel mondo della figura e dell’esempio della sua Santa Sposa quando ha iniziato ad avere gravi problemi di salute, per i quali era necessaria la presenza continua di un medico perché lui potesse, come desiderava, rimanere nella sua casa. 

Ho pensato: ha sempre voluto un bene immenso ai miei fratelli e a me, è il minimo che io possa fare per lui; se gli dedico tutto il mio tempo è il regalo più grande che posso fargli, insieme al volergli bene; se la volontà del Signore fosse stata un’altra, ora ci sarebbe la mia Mamma accanto a lui: standogli sempre vicino sentivo che avrei fatto felice anche lei, sarebbe stato come fare qualcosa anche per lei. 

La grazia di assisterlo negli ultimi 7 anni della sua vita

E così ho avuto la grazia, la gioia e l’onore di assisterlo negli ultimi 7 anni e 3 mesi della sua lunga vita, giorno e notte, sentendomi strumento nelle mani del Signore per aiutarlo anche come medico. Il 3 aprile 2010, Sabato Santo, ha raggiunto la sua amatissima Sposa in Paradiso all’età di quasi 98 anni. La sua mente è rimasta lucida sino all’ultimo giorno, e durante questi anni trascorsi sempre insieme ho potuto conoscere ancora di più la mia Mamma attraverso di lui.

Tuo padre era veramente un uomo santo

Un sacerdote Americano, Padre Gino Dalpiaz, molto devoto della Mamma, dopo aver letto la rivista Gianna,sorriso di Dio degli anni 2010-2011 che ho dedicato interamente alla memoria di Papà, mi ha scritto una email con queste parole:

(…) Hai detto tutto quando scrivi a p. 5: “E la conoscenza della figura del Papà ci aiuta a conoscere ancora meglio la figura della Mamma”. Nella nostra antropologia cristiana l’uomo e la donna – il marito e la moglie – sono complementari. Hanno bisogno dell’altro per complementarsi e diventare più uomo, più donna. Senza tuo padre, tua madre non sarebbe diventata la donna, la santa che è diventata. Le sarebbe mancato qualche cosa di veramente prezioso e unico. Nella Santa Gianna Beretta Molla si sente l’influsso del suo “caro Pedrin”. Tuo padre era veramente un uomo santo.

Sua Santità San Paolo VI è stato l’«Ispiratore primo e fondamentale della causa di Beatificazione della Mamma», come ha testimoniato il Vescovo Mons. Carlo Colombo, noto come “Teologo di Paolo VI”; era venuto a conoscenza della vita e morte esemplari della Mamma quando era Arcivescovo di Milano.

Il sacrificio della propria vita

Su richiesta di Mons. Carlo Colombo, nell’aprile 1971, quando avevo solo 9 anni, Papà ha scritto un profilo biografico di Mamma, sintetico ma molto incisivo, bellissimo, che ha dedicato ai miei fratelli e a me, e che si apre con queste parole:

La vita della Mamma è un atto ed una azione perenne di fede e di carità, è un ricercare senza sosta, per ogni decisione e per ogni opera, la volontà del Signore, con la preghiera e la meditazione, la Santa Messa e l’Eucarestia, è un realizzare continuo i precetti ed i consigli evangelici, anche quelli che chiamano alle vette del dovere, dell’apostolato e dell’amore, sempre, anche quando il sacrificio che ne consegue è quello della propria vita.

SAINT GIANNA
Gianna Beretta Molla: «Pregare, pregare bene, pregare tanto».

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