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Il Papa vuole vederci chiaro sugli abusi a Colonia: invierà due visitatori

POPE FRANCIS AUDIENCE

Antoine Mekary | ALETEIA | I.Media

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 31/05/21

In particolare, gli abusi si sarebbero avuti all’epoca in cui la diocesi era guidata dal cardinale Joachim Meisne, cioè tra il 1988 e il 2013

Papa Francesco ha deciso di inviare una visitazione apostolica nell’arcidiocesi tedesca di Colonia, guidata dal cardinale Rainer Maria Woelki: il provvedimento del pontefice si è reso necessario dopo che una commissione indipendente ha recentemente rivelato l’insabbiamento delle accuse di abusi sessuali avvenuto nel corso dei decenni.

In particolare, gli abusi si sarebbero avuti all’epoca in cui la diocesi era guidata dal cardinale Joachim Meisne, cioè tra il 1988 e il 2013 (Askanews, 28 maggio).

CHILD ABUSE

I vescovi che condurranno le indagini

Come riporta un comunicato della Nunziatura apostolica in Germania, le indagini su presunti casi di insabbiamento di abusi sessuali nella diocesi di Colonia, che prevedono la raccolta di testimonianze delle vittime e dei loro familiari, saranno condotte dai vescovi “commissari” di Stoccolma e Rotterdam.

Il Papa ha disposto l’avvio di un’indagine che coinvolgerebbero il cardinale Rainer María Woelki, l’arcivescovo di Amburgo, Stefan Hesse, che si è già dimesso dal suo incarico, e altri due vescovi ausiliari.

I rapporto sugli abusi

La decisione segue la pubblicazione nello scorso mese di marzo di un rapporto indipendente di 800 pagine sui casi di abusi nell’arcidiocesi, che hanno provocato la rinuncia dell’attuale arcivescovo di Amburgo, Stefan Hesse, indicato come presunto responsabile di insabbiamenti in riferimento al periodo in cui era vicario generale di Colonia, tra il 2012 e il 2015 (Globalist, 28 maggio).

I silenzi di Woelki

Il cardinale Woelki, in una conferenza stampa tenuta lo scorso 23 marzo, ha ribadito che in un caso ha «agito in modo rispettoso e legalmente sicuro». Ha sottolineato però che »non si tratta solo di fare la cosa giusta, si tratta di fare tutto ciò che è umanamente possibile, e non l’ho fatto». 

In almeno un caso accertato, Woelki non denunciò alle istituzioni vaticane un caso di abuso per lo stato di salute del sospettato. «Anche se sembrava senza speranza e il risultato era prevedibile, sarebbe stato meglio se l’avessi fatto», ha considerato il cardinale. Che ha fatto mea culpa, ma al contempo ha annunciato che non si dimetterà dalla guida della diocesi (Aleteia, 25 marzo). 

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