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L’accoglienza degli ospiti in monastero e la “piccola via” di Santa Teresina

SAINT BENEDICT OF NURSIA

By Nancy Bauer | Shutterstock

Vitor Roberto Pugliesi Marques - pubblicato il 10/04/21

Nelle sue preghiere e meditazioni, Santa Teresina ha compreso il modo autentico in cui Dio vuole amarci: attraverso la misericordia

Come pratica quotidiana di pietà, i monaci e gli oblati benedettini sono invitati a leggere ogni giorno un passo della Regola di vita lasciata da San Benedetto, grande padre della vita monastica d’Occidente e patrono d’Europa. Questo passo dev’essere meditato e messo in pratica in base allo stato di vita in cui ciascuno si trova: i monaci e le monache nella vita cenobitica del monastero, i laici nella quotidianità della loro vita in famiglia e in comunità. La Domenica di Pasqua di quest’anno, 4 aprile 2021, ha coinciso con la lettura del passo della Santa Regola di San Benedetto in cui si parla dell’accoglienza degli ospiti. Vorremmo effettuare una breve riflessione su questo passo e collegarlo alla “piccola via” intuita da Santa Teresina del Bambin Gesù, carmelitana scalza e Dottore della Chiesa.

San Benedetto ci insegna che l’ospite dev’essere accolto “come Cristo” (cfr. RB 53,1). Essendo un insegnamento profondamente evangelico (cfr. Mt 25,35), il santo abate chiariva in modo concreto come esercitarlo all’interno della comunità monastica.

Il primo atto di chi ospita dev’essere lo zelo nel voler vivere la carità nei confronti dell’ospite, seguito dalla celebrazione della pace di Cristo tra il visitatore e il visitato, attraverso la preghiera. La Regola chiarisce poi che attraverso la preghiera congiunta con l’ospite si disperdono le “illusioni diaboliche” (cfr. RB 53,3), perché bisogna convenire che non tutti quello che vengono da noi lo fanno per intenzioni oneste e lodevoli di cuore. Dopo questo primo felice contatto, segue una serie di raccomandazioni, già praticate dai tempi monastici pre-bendettini: l’adorazione di Cristo nella persona del visitatore, la lettura della legge divina e un trattamento umile nei confronti dell’ospite. Si parla poi della rottura del digiuno da parte di chi ospita (tranne nei giorni di precetto obbligatorio), per celebrare la visita in spirito di festa, e della purificazione dei piedi, un’attualizzazione monastica della pratica di umiltà realizzata da Cristo stesso.

Colpisce che nel mezzo del capitolo San Benedetto collochi una considerazione estremamente interessante: “Specialmente i poveri e i pellegrini siano accolti con tutto il riguardo e la premura possibile, perché è proprio in loro che si riceve Cristo” (RB 53,15). Se sia i poveri che i ricchi sono creati a immagine e somiglianza di Dio, perché i poveri e i pellegrini riflettono in modo speciale la luce di Cristo? Su questo punto, otteniamo un chiarimento nel cammino mistico grazie a una santa carmelitana del XIX secolo molto amata nel popolo cattolico: Santa Teresina del Bambino Gesù e del Santo Volto. Nel suo percorso spirituale, Santa Teresina ha intuito la sua cosiddetta “piccola via”, conosciuta da alcuni come “infanzia spirituale”. Nelle sue preghiere e meditazioni, Santa Teresina ha compreso il modo autentico in cui Dio vuole amarci: attraverso la misericordia. Se parliamo in termini di realtà umana, osserviamo che siamo amati da molti nella misura in cui acquisiamo meriti terreni. Un buon politico è acclamato quando fa un gran bene al popolo che lo ha eletto; un medico è ammirato quando mette in atto trattamenti eccellenti o promuove grandi progressi nella scienza medica.

La logica della meritocrazia non si adatta alla misericordia divina, in primo luogo perché davanti a Dio, indipendentemente da quello che siamo, non smettiamo di essere polvere, perché Egli è il Creatore Divino di tutto, e in secondo luogo perché è quando ci spogliamo di ogni corazza dei meriti terreni che siamo pienamente disponibili nei confronti dell’amore di Dio. Chi più dei poveri e dei pellegrini (ovviamente nel senso evangelico dei termini) è “disarmato” rispetto a qualsiasi vanità umana, e di conseguenza più disponibile all’azione della grazia di Dio? Riconosciamolo, ben poche persone! Per questo il monaco, che per vocazione desidera al di sopra di tutto vivere un’unità con Cristo, avrà l’opportunità di incontro con il Maestro in coloro che si presentano “a mani vuote”, ovvero distaccati dalle vanità e dagli attaccamenti che il mondo ci offre.

Dobbiamo essere tutti un popolo di poveri e pellegrini in questo mondo. Offriamo a Gesù i meriti che abbiamo come frutto del Suo amore e della Sua grazia nella nostra vita, e presentiamoci a Lui distaccati da tutto, disponibili a far sì che Egli ci ami nel modo più autenticamente cristiano: attraverso la misericordia divina. Così fanno i veri seguiaci della Santa Regola, e questo è ciò che sono invitati a fare anche tutti i cristiani.

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