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La morte e l’ambiente digitale.

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Elena Schweitzer / Shutterstock

Umberto Macchi - pubblicato il 16/02/21

Le nuove forme di gestione, commemorazione ed elaborazione del lutto adottate dalle piattaforme tecnologiche

La tecnologia ha ormai invaso non solo il nostro modo di vivere, ma anche il nostro modo di morire. Dai funerali in streaming alla morte in diretta, dagli ologrammi del defunto al Qr code sulla tomba per conoscerne la biografia online, dai medaglioni con le videoregistrazioni del caro estinto alla stampa su vinile delle sue ceneri fino ad arrivare ai griefbot, la copia virtuale della persona che ci ha lasciato. L’argomento è delicato e vastissimo, ma una domanda sorge spontanea: è possibile conciliare questi nuovi modi di gestione del lutto con la tradizione cristiana?

I social network: la gestione della morte

Per ogni esistenza fisica che finisce ce n’è una virtuale che continua, una vita digitale parallela che rimane operativa per un tempo infinito. I social network, creati per aiutare le persone a interagire, stanno diventando enormi cimiteri digitali, tanto che gli utenti Facebook deceduti superano ormai i cinquanta milioni. Come gestire il profilo di un utente deceduto?
Le soluzioni tecnologiche adottate dai grandi operatori per amministrare questi aspetti della morte sono sempre in costante aggiornamento. Facebook, attraverso il “contatto erede”, consente di anticipare le volontà scegliendo un mandatario post mortem: una persona cui impartire istruzioni e consegnare il proprio profilo social quando verrà il momento. Instagram e Twitter, invece, garantiscono un percorso di “cremazione digitale” dei propri dati personali.
Back Up Your Life, per esempio, è una società americana che si occupa di preparare le persone a gestire le proprie vite digitali in previsione della morte, aiutandole a scegliere che cosa fare dei propri account. La necessità di una pianificazione del genere è evidente e decidere che cosa fare della nostra vita social in caso di morte, se far sì che i nostri dati sopravvivano o vengano eliminati, è sicuramente raccomandabile.

L’elaborazione del lutto

Se c’è una cosa positiva che va riconosciuta ai social network è proprio quella di poter aiutare le persone in un momento difficile, riuscendo a creare una rete di solidarietà intorno a chi è stato colpito dal lutto. Alcuni studi hanno addirittura evidenziato l’utilità di Facebook nel creare reti di sicurezza tra coloro che hanno subito una perdita, le quali sembrano attribuire un nuovo significato collettivo al lutto, stimolando una compassione maggiore anche nei confronti di persone sconosciute. Nella gestione di un grande dolore, infatti, si cerca di fare qualsiasi cosa per star meglio, e le tecnologie odierne, mettendo in contatto persone e permettendo una “socializzazione del lutto” tra chi ha vissuto un’esperienza simile, soddisfano questo intento grazie alla condivisione del dolore.




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Persone lontane, magari impossibilitate a raggiungere il luogo del funerale possono comunque stringersi intorno alla famiglia del caro estinto, possono mettersi in contatto e “rimanere vicini” grazie ai social network o ai funerali in streaming, pratica che ha suscitato molti dubbi.
Tuttavia c’è da dire che, se da una parte non partecipare al servizio funebre può togliere ai parenti il calore dei familiari e degli amici annullando il rito basilare delle condoglianze, dall’altra può essere utile a chi non può partecipare in presenza (soprattutto in epoca di pandemia), ma vuole comunque “viverlo” in qualche modo.

La commemorazione del defunto

La prima dinamica dei social è quella di condividere. In questa situazione si tratta di condividere non con il soggetto (il defunto) ma con gli amici e con le persone che lo conoscevano e che gli volevano bene. Condividere l’amore per quella persona. Sebbene possa riaprire la ferita in quanti la amavano, vedere che dopo anni si continuano a fare gli auguri sul diario di una persona deceduta non può non far pensare al buon ricordo che ha lasciato di sé.
Si tratta di una sorta di immortalità delle sue buone azioni, e questa mi sembra una cosa bellissima. Esattamente come andiamo a deporre i fiori sulla tomba per commemorare una persona che ci ha lasciati, così le rendiamo omaggio scrivendole una frase o un augurio sulla bacheca di Facebook, per condividere il nostro pensiero con chi le era vicino e dimostrare il nostro affetto.

Grazie al digitale la possibilità di commemorare, che prima era relegata in determinati ambiti quali il cimitero, la camera ardente o la cappella dell’ospedale, entra in rete e inizia a far parte del web e della vita sociale online, rendendo la morte sempre meno nascosta e sempre più pubblica, più quotidiana, e alleviando l’impatto catastrofico che ha su di noi.
Ormai scrivere i propri sentimenti su una bacheca pubblica è diventata un’abitudine e per molti lo è anche rendere pubblico il proprio dolore, ecco perché appare così “normale” manifestare il proprio cordoglio sui social network. I più giovani sono stati i primi a rendersi conto che l’ambito dei social media, anche se ritenuto da molti un “mezzo freddo”, può diventare invece un luogo di diffusione di messaggi sinceri, di iniziative positive che possono affiancare le modalità tradizionali di celebrazione della sofferenza.

Il pericolo di togliere significato alla morte

Chi vive nella cultura digitale del Web 3.0 ha sviluppato una modalità digitale 3.0 di elaborare il lutto, con nuovi modi di commemorazione come funerali sui social network o cerimonie funebri digitali che si affiancano a quelle tradizionali. L’era dei social network ha rivoluzionato il ruolo estraneo alla vita che doveva avere il lutto, esponendolo, rendendolo social, condiviso e contribuendo a diluirne la potenza e la gravità del suo impatto sull’essere umano. Questo però non significa che ci si dimentichi di prendere sul serio la morte.

Oggi l’esposizione della morte non è più, come in passato, un tabù e si tenta di combattere il senso di vuoto e la paura che ci lascia anche grazie alla nuove tecnologie. E in questo (se trascuriamo qualche deriva estrema e patologica che cerca di far rivivere in una vera vita sociale digitale il caro estinto) non c’è niente di male.
Per quanto ci manchino le persone che se ne sono andate, dobbiamo avere il coraggio di affrontare il dolore della morte perché ci ricorda sempre che abbiamo amato, e che dobbiamo essere grati per ciò che ora ci è stato tolto ma che, in quanto cristiani, non ci è stato tolto per sempre. Non dimentichiamoci mai che la disperazione per la perdita di una persona cara può trasformarsi, attraverso la preghiera e, perché no, oggigiorno anche attraverso la tecnologia, in un prezioso cammino di fede.

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