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Libertà di parola e mezzi di comunicazione.

usa racism

MARIO TAMA / GETTY IMAGES NORTH AMERICA / AFP

Umberto Macchi - pubblicato il 12/01/21

Quando il troppo stroppia e le decisioni fanno discutere.

In questo nuovo anno carico di aspettative e speranze utenti comuni, intellettuali, politici e cronisti si trovano di fronte ad uno scontro che ha radici profonde proprio negli insegnamenti di Gesù: quali sono i limiti della libertà?
Iniziamo con i fatti offline. Il 6 gennaio 2021 a Washington si tiene una manifestazione pro Trump, composta da circa 45.000 persone, che sotto il vessillo di “Save America” protesta per l’esito delle presidenziali, che come noto vedono vincente il democratico Biden. Il Congresso degli Stati Uniti, simbolo di democrazia e libertà, è sotto mira dai facinorosi, adornati con costumi che evidenziano una spiccata tendenza alla battaglia (uno di loro è immortalato con una felpa che inneggia Auschwitz) prendono d’assalto il palazzo, proprio mentre si sta svolgendo la certificazione della vittoria di Biden. I numeri sono impressionanti, sono state arrestate 52 persone, 13 i feriti, e 4 i morti.
Trump in un primo momento ha consolato il suo elettorato furioso, per poi condannare timidamente quello che Biden ha definito “un attacco alla democrazia, per mano di un terrorismo domestico”. Da ieri i principali collaboratori dell’ormai ex Presidente degli Stati Uniti stanno abbandonando le loro posizione a colpi di dimissioni per mettere in chiaro la loro posizione in merito. Perché quindi i social? Perché la censura se i fatti fino adesso narrati sono in strada, con persone vere, violente.




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Un uso incauto del proprio potere?

Tutto nasce dal modo in cui Trump ha utilizzato il linguaggio politico, e di come i social network, se utilizzati con scopi propagandistici, possono essere veicolo di informazioni parziali, e quindi pericolose.
Passiamo dunque ai fatti online. Donald Trump è il Presidente in assoluto più seguito sui social: ha il doppio dei follower di Papa Francesco e cinque volte quelli del premier turco Erdogan. Ma la sua forza è sempre stato il ritmo (fino a 20/30 Tweet al giorno) e l’uso quasi esclusivo dei social come comunicazione politica. La conversazione diretta tra popolazione e potere è molto complicata. I media tradizionali hanno sempre avuto la doppia funzione di ascoltare entrambe le parti, porre le domande, e di conseguenza dettare le agende politiche. Quando la comunicazione politica avviene senza nessun intermediario e con toni facinorosi, la situazione rischia di precipitare. Come il 6 gennaio, risultato di una strategia di comunicazione, che non ha considerato, o forse sì, la potenza del mondo online, nella quotidianità offline.
Ed è stato sempre all’interno della struttura liberale dei social network che si è diffusa l’idea complottistica QAnon, secondo cui l’intero mondo è nelle mani di un ristretto gruppo di pedofili che il solo Donald Trump è in grado di frenare.

Lo stop alla circolazione della violenza

I social quindi prendono le distanze e tolgono il microfono a Trump il quale non gli resta che finire gli scatoloni ed uscire dalla Casa Bianca prima che annuncino un Impeachment.
“Crediamo che continuare a consentire al presidente di usare il nostro servizio in questo periodo sia semplicemente troppo pericoloso”, ha dichiarato sul suo profilo Mark Zuckerberg annunciando di aver sospeso l’account Facebook di Donald Trump almeno fino all’inaugurazione dell’amministrazione Biden. Il primo a silenziarlo è stato Twitter, e poi Twitch, YouTube ha rimosso tutti i video in cui Trump incita alla violenza, insomma, si è scatenata, una manifestazione online in cui le linee editoriali dei principali social si sono unite, ed hanno messo un cerotto sulla bocca del Presidente.

Il punto della questione è dunque anche altro: perché ora e perché a questo punto non allargare il cerchio del silenzio anche a tutti quegli account produttori di una comunicazione sessualmente deviata, oppure tutte quelle persone che nascoste dietro nomi falsi vanno ad ingrossare le fila di coloro che commettono regolarmente crimini, che innescano micce, che minacciano, che creano modelli sbagliati. A questo punto la domanda è: qual è il confine, e chi è che ne determina il sorpasso.

Questi sono i fatti crudi, una narrazione in cui non ho voluto di fatto mettere nessun giudizio. Sapete già da soli che stabilire il Bene o il Male non è certo azione per noi comuni terrestri, ma lo è avere sempre la mente pronta per capire le dinamiche e formulare riflessioni.
Il 2021 è iniziato dunque con un finale pieno di colpi di scena e un profondo e sentito interrogativo a cui tutti noi siamo chiamati a riflettere: che cosa è la libertà di parola?

Tags:
donald trumplibertà di opinionesocial networkviolenza
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