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Effetto Covid: più bimbi nati morti, ma meno parti prematuri

NEWBORNS, HOSPITAL

Anatoly Tiplyashin | Shutterstock

Paola Belletti - pubblicato il 12/11/20

Ricadute di segno opposto sulla vita nascente: da una parte la paura di recarsi in ospedale per i controlli ha significato un aumento significativo dei bimbi nati morti; dall'altra ha costretto le madri al riposo e ridotto i parti moderatamente pre termine. Ma il Covid-19 ha un generale impatto negativo sulla crescita demografica; la causa principale è l'aumento del tasso di disoccupazione.

La gestione della pandemia e i suoi effetti si vedono in tutti gli ambiti. Colpisce di più è quando questi si abbattono sulla vita nascente e sulla maternità. Il Covid-19 non è stata fino ad ora una malattia che abbia colpito tanto duramente mamme e bambini, soprattutto quando vivono la simbiosi della gravidanza. Ma lo ha fatto con la paura.


ANTONELLA E BENEDETTA

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E’ appena stato pubblicato su Archives Disease in Childhooduno studiocondotto alla Sapienza di Roma e coordinato da Mario De Curtis. Oggetto dell’indagine il confronto tra tutti i nuovi nati nei centri nascita del Lazio da marzo a maggio 2020 e i nati dello stesso periodo dello scorso anno, ormai parte dell’era pre-Covid.

Effetto bifronte della gestione della pandemia

Triplicato il numero dei bimbi nati morti

La prima ondata pandemica ha causato un significativo aumento dei bimbi nati morti, un numero addirittura tre volte più alto rispetto al 2019. La causa ipotizzata sono le visite di controllo sull’andamento della gestazione che tante donne hanno saltato, sembra volontariamente, per la paura del contagio. Il campione esaminato è costituito da un bacino di popolazione di quasi 6 milioni di persone dove nascono circa il 10 % dei bambini di tutto il paese.

Sono state esaminate tutte le caratteristiche, dalla durata della gestazione al tipo di parto. “Si è osservato – scrivono gli autori – un aumento di tre volte dei nati morti. Questo dato sembrerebbe essere non l’effetto dell’infezione da Covid-19, anche perché l’incidenza della malattia nelle donne in gravidanza nell’Italia centrale, secondo l’Istituto Superiore di Sanità, è molto bassa (circa 1 per 1000). Sembrerebbe essere la conseguenza del fatto che molte donne, per paura di contrarre l’infezione in ospedale, non hanno effettuato adeguati controlli in gravidanza”. (Rep)

Diminuzione parti pretermine

Lo studio, condotto con Leonardo Villani della Cattolica di Roma e Arianna Polo della Direzione Salute e Integrazione Sociosanitaria della Regione, ha anche verificato una diminuzione dei parti moderatamente pretermine, che rappresentano la gran parte dei nati pretermine. “Il dato può essere interpretato come effetto del riposo forzato, della sospensione del lavoro fuori casa, della ridotta attività fisica a cui sono state costrette anche le donne in gravidanza durante il lockdown – concludono gli autori -. La prevenzione della natimortalità è un dato che dovrebbe essere tenuto presente nei prossimi lockdown che vengono annunciati”. (Ibidem)

E questo dato non può che essere letto positivamente: anche se sappiamo bene quanto sia salato il prezzo pagato dalla società intera per il primo lockdown duro e puro e  per questo secondo più light, per ora.

L’ostinazione della realtà e della natura

Come al solito la realtà fa il suo mestiere e ci dice le cose come stanno: la gravidanza non va medicalizzata e trattata come malattia che meriti continue diagnosi (cosa che sappiamo tradursi spesso in “prognosi” abortive!), ma nemmeno abbandonata a sé stessa, senza l’assistenza e la supervisione di medici e ostetriche.

La gravidanza è lunga, bellissima e anche un po’ faticosa: lavorare fino a che le contrazioni non diventino dolorose, regolari e ravvicinate è un protocollo da abbandonare senza pensarci un attimo di più. Ricordate quell’insultante provvedimento che voleva lasciare le donne “libere” di decidere se godersi la maternità pagata solo dopo la nascita del figlio “scegliendo” di restare in ufficio o in altro posto di lavoro fino a ridosso della data presunta del parto? Ecco, già faceva orrore allora, adesso, forse è ancora più chiaro che non ha senso trattare la gravidanza come un impiccio per la macchina economica. Senza famiglie, senza bambini, senza vita non c’è nessuna macchina economica da far andare.


MOTHER AND NEWBORN

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Istat: l’effetto sulle nuove nascite dell’aumento della disoccupazione

Ma c’è un altro dato, o meglio un quadro che ci mostra l’Istat e che riguarda l’andamento dei nuovi nati negli ultimi anni con le previsioni per quest’anno e il prossimo e che è tragico. Esso ci dice ancora un’altra cosa, di per sé evidente ad ogni buon padre di famiglia e ad ogni madre normale. Per mettere su famiglia serve un lavoro dignitoso, adeguatamente remunerato e possibilmente con una certa stabilità.

I 435 mila nati del 2019 e i 428 mila ipotizzati per il 2020, alle condizioni pre Covid-19, scenderebbero a circa 426 mila nel bilancio finale del corrente anno, per poi ridursi a 396 mila, nel caso più sfavorevole, in quello del 2021. In generale, il superamento al ribasso del confine simbolico dei 400 mila nati annui, che originariamente nelle previsioni Istat del 20198 sarebbe avvenuto solo nel 2032 nell’ipotesi più pessimistica – senza peraltro essere mai contemplato fino al limite delle previsioni (2065) nell’ipotesi etichettata come “mediana” – sembrerebbe invece possibile qualora si realizzasse un rapido raddoppio del tasso di disoccupazione, seguito da un ritorno ai valori precedenti di marzo 2020, secondo un percorso di rientro spalmato nell’arco di circa un biennio. (Istat, Scenari effetti Covid 19)

Incertezza e paura sono più letali della morte in culla

L’aumentata e diffusa incertezza che questa situazione implica ha come effetto tra i più tragici la messa in discussione dei figli. E questo perché far nescere dei bambini è vissuto eccessivamente come un progetto da mettere in atto solo previ calcoli di fattibilità.

Si aprono spazi sterminati di nuova evangelizzazione sul tema della vita proprio ora, proprio per noi cristiani. Non si “fa” un bambino perché siamo sicuro che potremo offrirli quello che ci pare essere il meglio. Lo si fa perché la vita è la sola risposta, lo si fa perché chi nasce è chiamato alla vita eterna e nel frattempo è una ricchezza che prima non si era mai vista. Forse è questo che spaventa, oltre alla ragionevolissima paura che nasce dal non avere un reddito, un lavoro, delle prospettive? Il fatto che chi è arriva sia il totalmente nuovo e imprevedibile. Potrebbe rivelarsi un genio e trovare la cura a questa e altre epidemie; potrebbe essere un bimbo disabile ed essere la gioia della sua famiglia e la vera, potente arma segreta contro la durezza del cuore degli uomini. Che poi è quello che fa paura e che ci separa dalla felicità. Altro che coronavirus.




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Lavorare e pregare per la vita

Non tutti possiamo che rimboccarci le maniche e sostenere in tutti i modi le famiglie, i giovani che vogliono sposarsi, i figli che nasceranno. Possiamo pregare per la vita. Possiamo chiedere una mano al solo Padrone della vita.

Tags:
covidcrisi demografica
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