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Come sto resistendo ai "terribili due" anni della mia bambina

LITTLE GIRL SCREAMS,

Leon Rafael | Shutterstock

Silvia Lucchetti | Thu Aug 13 2020

5 suggerimenti per affrontare nel modo migliore la fase in cui il figlio comincia ad affermare la propria autonomia con i capricci e i "no"

Quando è nato il mio secondo figlio, la primogenita non aveva ancora compiuto 2 anni: avrebbe spento le candeline solo tre mesi e mezzo più tardi. Tutto è andato per il meglio, sì, qualche crisi di pianto in contemporanea con il fratello, certi concerti che non vi dico, però nulla di più. Tutto è cambiato qualche mese dopo, e davvero mi è sembrato di entrare nel famoso tunnel senza uscita. Mia figlia ha cominciato a fare i capricci, non quelli classici per aver un gioco, un gelato o per stare in braccio, i capricci una tantum per intenderci, normalissimi per una bambina piccola. No: il capriccio h24, perenne, mai domo. Dalla mattina alla sera con pause talmente brevi che non me le ricordo. Era tutto un singhiozzare e urlare in maniera isterica ed io ero stremata. Non ascoltava, non obbediva, non si calmava. Il fatto che parli al passato dovrebbe farvi ben sperare cari genitori che mi state leggendo. Sì, perché ve lo svelo subito, oggi va molto meglio.

LITTLE GIRL,
forsiba | Shutterstock

Dare spiegazioni era diventato controproducente

Il suo era un pianto ininterrotto, una lagna perpetua, mai sussurrata, bensì urlata, sguaiata, disperata. Le ho provate tutte: calmare, consolare, ascoltare, spiegare, strillare, parlare, parlare, parlare. Mi sono presto accorta però che il mio cercare di dare spiegazioni alle continue richieste di una figlia, già molto loquace e con un ricco vocabolario, era diventato addirittura controproducente. Ma anche abbracciare, rimproverare, ricattare, promettere non funzionavano. Niente. Non cambiava nulla, ero sempre più stanca, sfinita, frastornata dalle sue lamentazioni. Nulla riusciva ad arginarla.

L’Ave Maria

Un pomeriggio ricordo che nel bel mezzo del pianto greco mi sono messa a pregare l’Ave Maria. La lagna non è cessata ma io ero finalmente libera, non so come spiegarlo, pregando la Madre sono riuscita ad essere madre davvero, presente ma non prigioniera dei capricci di mia figlia. Allattare così, lavorare così, sistemare casa, preparare il pranzo, cercare di parlare con mio marito, fare tutto con questo lamento piagnucoloso, disperato e insistente di sottofondo è stato difficilissimo. In confronto Baby shark a ripetizione è nulla, ve lo garantisco! E converranno con me le madri che ci sono passate. Siete delle eroine senza saperlo!

Terrible two

Un giorno al parco ho sentito alcune mamme parlottare dei “terribili due”, gli inglesi li chiamano Terrible two. Insomma una fase che inizia appunto quando il bambino compie due anni, caratterizzata da crisi di pianto improvviso, capricci, collera. Il piccolo, scrivono le pedagogiste Marisol Trematore e Francesca Zanella (Uppa.it), comincia ad avvertirsi come unità corporea separata dai genitori e vive un momento di grande cambiamento. Innanzitutto non bisogna disperare: come tutte le fasi ha un inizio e una fine, “(…) ma rimane comunque un periodo che va compreso e affrontato attentamente, proprio per alleggerire le fatiche” (Ibidem). E che fatiche!!! 🙂

No ai catastrofismi

Mia figlia non ha smesso di fare i capricci però mi ascolta, alza ancora la voce e dice “no”, ma sta imparando ad obbedirmi, mi risponde, magari non al primo richiamo ma al terzo sì. Piange, sbatte i piedi a terra ma dopo poco smette, viene e mi bacia: “Scusami mamma”. Quindi fate un bel respiro e non lasciatevi scoraggiare da chi dice, “questo bambino è terribile, non so come farai!”, o “la situazione è più complicata di quello che pensavo”, i catastrofismi lasciamoli stare.

“Io” e “no”: le parole dei 2 anni

I bambino, scrivono le pedagogiste, come l’adulto, ha il diritto di dire “no”, anche se spesso diviene

una specie di parola magica da ripetere ostinatamente per affermare la loro volontà e l’indipendenza dagli adulti (o anche solo per vedere che effetto fa). (Uppa.it)

Allo stesso tempo inizia a pronunciare con frequenza il pronome “io”…

si riconosce allo specchio, percepisce la propria unità corporea e comincia a sentirsi una “persona” dotata di pensiero e volontà, separata dalla madre, dal padre e dalle altre figure di riferimento. (Ibidem)

In questa fase di affermazione e opposizione, continuano le autrici, la mamma è presa di mira perché è la persona con cui il bambino ha più confidenza e con la quale ha ancora paura di confondersi.

è attraverso “no” e “io” (e anche “mio”) che il bambino sperimenta la sua libertà e cerca di affermare la propria personalità; si fanno cioè strada in lui le prime forme di “pensiero individuale”. Le “obiezioni” rappresentano, quindi, null’altro che un richiamo all’autonomia. (Uppa.it)

Ed ora scorrete la galleria fotografica per conoscere i suggerimenti indicati dalle pedagogiste per non perdere la brocca di fronte ai terribili (e adorabili) due.

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