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Spiritualità

Cosa fare se non riesco a confessarmi durante una quarantena?

DOUBT

Shutterstock | fizkes

Catholic Link - pubblicato il 13/05/20

di Fernando Merino

In questo periodo cerchiamo tutti la riconciliazione, e non potendoci confessare un senso di angoscia si impadronisce del nostro cuore. Ricordo che quando ero adolescente e cadevo in una situazione di peccato mi sentivo male, frustrato, come se la squadra avversaria avesse vinto una partita importantissima sul mio campo.

Sentivo di aver deluso Dio. Per quanto giorni prima gli avessi promesso di non cadere di nuovo, lo avevo deluso un’altra volta. Ricordo che non volevo pregare, e inventavo qualsiasi scusa per non frequentare la mia comunità. La faccia colpevole si nota facilmente.

E tutto questo durava finché non mi confessavo. Finalmente! Era come se mi avessero ripulito, come se avessi ripreso dall’inizio il videogioco e avessi di nuovo tre vite.

Il dolore del peccato, l’impossibilità di confessarsi e la sete di riconciliazione

Non so se è il vostro caso, ma penso a tanti giovani che oggi devono sentirsi scoraggiati, tristi, senza voglia di andare avanti nella fede, perché in queste settimane di quarantena hanno sperimentato situazioni di peccato e non hanno potuto accostarsi al sacramento.

Non so se abbiate smesso di pregare, di collegarvi alla vostra comunità o se abbiate sentito di non essere degni di Dio. In ogni caso, vorrei condividere con voi quattro idee che vi aiuteranno a decidere se volete arrendervi o se volete rialzarvi e andare avanti ancora una volta.

E cosa c’è di meglio a questo scopo che invitare un grande amico sacerdote, fra’ Miguel Oblitas OSA, che mi accompagnerà per sviluppare questo articolo?

1. Non mettete limiti alla misericordia di Dio!

Ralph Arvesen-cc

Immaginate di essere il papà di un bambino di cinque anni. Lo amate molto. A Natale gli avete regalato una palla per giocare con lui tutti i pomeriggi. Vostro figlio è molto felice di giocare con voi, ma un giorno la palla cade nel giardino del vicino che torna da un viaggio la settimana successiva.

Che fate? Smettete di giocare con lui o vi inventate qualcosa perché vostro figlio continui a divertirsi con voi? Vi ingegnerete sicuramente per far sì che vostro figlio continui a sorridere.

Immaginate Dio in questi momenti. Sa che ci troviamo in mezzo a una pandemia mai vista prima e che non abbiamo la possibilità di accostarci al sacramento della Riconciliazione. Credete forse che rimarrà a braccia incrociate guardando come soffriamo tra le nostre quattro mura? O non agirà piuttosto come il padre del figliol prodigo che esce per corrergli incontro?

Benedetto sia il Signore il cui volto è misericordia. In questa pandemia dobbiamo ricordare che Egli è al nostro fianco, lottando con noi per affrontare ogni situazione di difficoltà, paura e incertezza che viviamo.

Ci abbraccia, non perché ci siamo comportati bene, ma perché ci ha promesso che non ci avrebbe mai abbandonato, men che meno in questa pandemia. Nessuno dica il contrario!

Fra’ Miguel: Vorrei che per un istante immaginassimo lo sguardo di Gesù… Egli è tenerezza, allegria, comprensione, fiducia… A volte confondiamo quello sguardo umano-divino e crediamo che i suoi occhi siano le due tavole dei Dieci comandamenti.

Dio è misericordia piuttosto che giudizio: “Uno spirito contrito è sacrificio a Dio, un cuore affranto e umiliato, Dio, tu non disprezzi” (Salmo 51 [50], 19).

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