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"Guanti e acqua benedetta: così dò l'ultima benedizione ai morti di coronavirus "

ZMARLI NA KORONAWIRUSA

PIERO CRUCIATTI/AFP/East News

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 26/03/20

Don Giovanni Paolini racconta il funerale alle salme al cimitero di Pesaro. Deve rimanere a distanza dalla bara e dietro il cancello. "Neppure in guerra ho visto cose simili"

Ha 85 anni. In mano due armi invincibili: aspersorio per benedire e fede. Don Giovanni Paolini, ex parroco di Cristo Re a Pesaro, è uno di quei sacerdoti silenziosi che, davanti al cimitero del capoluogo marchigiano, e senza violare le norme, rende l’ultimo abbraccio spirituale a chi ormai non è più.

«Non ero ancora un adulto, ma ho visto i bombardamenti. Ma allora, almeno, ci si poteva abbracciare quando si aveva paura. Questo è uno scenario peggiore della guerra», dice Don Giovanni, già sacerdote di una terra martoriata dal coronavirus, con centinaia di morti e migliaia di contagi. Solo a Pesaro sono 1500 le persone positive.

Nella sua parrocchia se ne sono andati i«dieci in una settimana. Una cosa così non l’ho mai vista» (Il Resto del Carlino, 26 marzo).

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Dalle Marche alla Lombardia: a Bergamo non c'è spazio più neppure per collocare le bare nel cimitero.

Come avviene l’ultima benedizione

Ma come si benedice nell’era del virus? «Al cimitero andiamo con guanti, mascherina e con tutte quelle precauzioni che servono. Benediciamo con l’acqua benedetta, ma non si usa incenso. E, ovviamente, dobbiamo rimanere a debita distanza dalle bare».

«Il virus – prosegue – nega anche l’ultimo abbraccio. Un funerale è comunione e consolazione. Questa situazione ci ha portato via pure questo».

La cerimonia dura «il tempo della benedizione e della preghiera. Ovviamente davanti al cancello. Perché oltre è vietato andare».


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L’unzione degli infermi

Don Paolini, che a Cristo Re chiamavano ’San Giovanni’, è uno di quelli che guarda in faccia la sua missione con naturalezza e semplicità. Così come con naturalezza concepisce i pericoli e i rischi, ma che mette tutti i giorni in conto.

Non si risparmia neppure se ualcuno si ammala a casa. «Allora cerchiamo di essere di aiuto e conforto alla famiglia. E facciamo tutto quello che è possibile fare».

Per esempio, conclude, «l’unzione degli infermi. Ma sempre bardati e con ogni tipo di precauzione».




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