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Ho nostalgia, amico mio falegname, dei nostri dialoghi muti!

OLD CARPENTER, WOOD,

gualtiero boffi | Shutterstock

Alessandro Benigni - pubblicato il 21/02/20

Sei morto da quanto: trent'anni? Forse qualcosa in più. Ma va bene così, mi va bene l'averti incontrato, conosciuto e sia pure per poco, essere stato tuo amico.

Rinén. Chissà dove sei. Stasera parlando con mia moglie mi sei venuto in mente tu. Com’è stato, non saprei. Si vede che eri lì, tra i tanti ricordi, emergente: non aspettavi che una scusa per farmi una visita. Sei morto da quanto: trent’anni? Forse qualcosa in più. Eppure io ti porto sempre qui, nel cuore. Mio amico falegname. Mi basta un attimo per vederti ancora, chino, forte, con le maniche della camicia logora tirate su, la cintura consumata ma ancora bella, la sigaretta penzolante tra le labbra, gli occhi piccoli e impossibili da prendere. Quando facevamo la legna su da Lodesana. Ti ricordi? Io ero un ragazzino. Tu un vecchio solo. Alcolista, trasandato, abbandonato, muto. Rassegnato. Eppure, così diversi, eravamo amici. Ci capivamo al volo: passavamo giornate intere nel bosco, quasi senza parlare. Il tuo dialetto stretto, la grande differenza d’età, io che allora studiavo Lévinas e pensavo di sapere tante cose. E invece non sapevo un cavolo. E tu? Tu forse non sapevi nemmeno leggere, non l’ho mai capito. Eppure, avevi un cervello fino. Allora capivi – e mi capivi – meglio di chiunque altro. Ho nostalgia, Rinén, dei nostri dialoghi muti. I nostri silenzi. I sorrisi. Forse sono stato per un po’ il figlio che non hai mai avuto?

OLD HANDS
Di mrmohock - Shutterstock

E quando mi accendevi la sigaretta, facendo scudo con la mano perché il vento non spegnesse il cerino; quando mi indicavi come dare il colpo d’accetta, fissando appena sotto il nodo del ramo più indurito, quando guardavi in là, oltre la collina, e poi facevi un passo indietro, quasi tremante, cercando il mio braccio, come per tenerti su. Ma non cadevi, Rinén. Alla fine non cadevi mai. Era una lezione, la tua? Volevi indicarmi come stanno le cose? Cosa succede, quando abbiamo più passato che futuro? Anche questo non lo so. Ma va bene così, mi va bene l’averti incontrato, conosciuto e sia pure per poco, essere stato tuo amico.

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO DA ALESSANDRO BENIGNI

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