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Fantascienza pro-life: vedere la disumanità in noi

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DanieleGay | Shutterstock

Russell E. Saltzman | Gen 30, 2020

I Glig vogliono dalla Terra la stessa cosa che cercavano in altre specie basate sul DNA. Sono degli epicurei, buongustai interstellari, gourmet alla ricerca di cibi esotici e che vogliono commerciare il loro know-how tecnologico.

Sono una specie civilizzata e sensibile, che offre quello che ritengono un buon affare. Produrrebbero solo le parti umane più richieste nei ristoranti Glig.

Gli ambasciatori terrestri sono scioccati, disgustati, e rifiutano la proposta, ma i Glig sottolineano ragionevolmente che se non firmano ci sarebbero sicuramente edizioni “pirata” del DNA nella terra dei Glig. Si aspettano davvero che le Nazioni Unite e tutta la Terra si perdano tecnologia e benefici? E allora gli ambasciatori firmano. Uno di loro è così ferito a livello morale da quello che è stato costretto a fare da suicidarsi mentre torna a casa.

In fondo, però, i Glig volevano lo stesso delle bestie terrificanti de La Guerra dei Mondi di H.G. Wells, ovvero carne e sangue umani. I Glig la ritenevano un’esperienza culinaria sublime. I disperati marziani creati da Wells vedevano gli umani come una fonte di cibo necessaria. La differenza era l’elemento commerciale.

(2) Philip K. Dick è morto nel 1982 dopo una vita turbolenta con cinque mogli e tre figli. I suoi scritti affrontano soprattutto la fragilità interiore della realtà. Cosa rende tale una persona, e quando e come lo saprà? La fantascienza, ha detto più di un critico, si divide in due ere, prima di Dick e dopo di lui.

The Pre-Persons, una breve storia pubblicata nel 1974, è il suo rimprovero alla Roe v. Wade. Egli immagina gli Stati Uniti come un luogo in cui uccidere i bambini è legale fino a 13 anni. È proibito solo se il bambino dimostra di aver acquisito un’anima. Niente anima, niente persona umana.

Le prove di aver ottenuto un’anima, per atto del Congresso, vengono rivelate dalla capacità del bambino di risolvere semplici calcoli algebrici, verso i 12 anni. I camion abortivi perlustrano le strade cercando bambini abbandonati; i bambini senza documento d’identità che mostrano di avere sia l’anima che abilità algebriche vengono portati via.

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La legge ha incontrato poche proteste, ma tra quelli che protestano c’è un laureato di Stanford il cui figlio è stato preso. Ha un’esca da buttare. Si presenta a un abortista chiedendo la propria morte. Dichiara di aver dimenticato tutta la matematica, di non riuscire più a fare algebra, e quindi sostiene di aver perso l’anima.

Ovviamente si tratta di una storia di pura fantasia. Tutte le storie di Dick lo sono, e quindi se non plausibili non sembrano più del tutto assurde. 12 anni come spartiacque per l’aborto non è meno assurdo di “in qualunque momento della gravidanza”. Dick affermava che le “pre-persone” gli sono costate alcuni amici e gli hanno fatto guadagnare dei nemici. È possibile, ma allora anche la paranoia, reale o indotta, è stata una dei suoi temi.

La repulsione morale dei caratteri fittizi degli anni Settanta delineati da Dick e Niven mi sembra oggi purtroppo antiquata. Se si trattava di storie ammonitrici, non hanno ammonito nessuno. Quello di cui hanno scritto questi futuristi oggi non infastidisce quasi nessuno.

Immagazziniamo parti di bambini non nati (qualcosa di simile al vitello, se siete un Glig) e si vendono a scopo di oscura ricerca. Si trafficano i bambini non nati. Un bambino abortito è un affare commerciale. La procedura stessa ripaga, e il residuo, i pezzetti che genera un bambino, anche. Decidere che il bambino non nato non abbia un’anima, o non al punto da contare, non è molto diverso dall’eliminazione fittizia di 13enni che non sanno l’algebra. Questo ovviamente era il punto di vista di Dick, e la tempistica non conta.

Quando sono apparse le due storie, la legalizzazione dell’aborto era ancora piuttosto recente, e la maggior parte di noi non ci si era ancora abituata. C’era ancora un po’ di spazio per lo sdegno, la tristezza e il disgusto. Ora, mezzo secolo dopo, c’è almeno un filosofo che sostiene l’infanticidio, e in Olanda anche i bambini di 12 anni vengono sottoposto all’eutanasia pediatrica.

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