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"Pre-persone"

© troita_<

Aleteia - pubblicato il 20/09/14

Il racconto prolife di Philip K. Dick

"Pre-persone". Avevamo già parlato di questa opera dello scrittore di fantascienza Philip K. Dick, geniale e prolifico autore di racconti e romanzi spesso divenuti film di successo: "Rapporto di minoranza", "Atto di forza", e naturalmente il cult "Blade Runner". Questo racconto, scritto nel 1974 dopo la sentenza "Roe vs Wade" che legalizzò l’aborto negli Stati Uniti (aspetto che contribuisce a far capire meglio la narrazione). In "Pre-persone" oltre all’aborto in utero è possibile anche quello post parto su tutti i minori di 12 anni, una estremizzazione (?) per capire meglio quanto sia arbitraria la scelta di definire chi sia umano e chi no, chi abbia diritti e chi no. Alcuni studenti italiani ne hanno tratto un breve corto, come abbiamo avuto modo di riferirvi qui. Di seguito il racconto per intero (grassetti nostri). 

Poco lontano dal boschetto di cipressi, Walter – che stava giocando a “king of the mountain” – vide il veicolo bianco, e capì di cosa si trattava. E’ il camion degli aborti, pensò. E’ venuto a prendere qualche ragazzino per un postparto giù alla clinica degli aborti. E, aggiunse mentalmente, forse sono stati i miei genitori a chiamarlo. Per me. Corse a nascondersi tra le more, sentendo i morsi delle spine ma dicendosi che era sempre meglio di farsi risucchiare l’aria fuori dai polmoni. E’ così che funziona; eseguono il postparto contemporaneamente su un intero gruppo di bambini. Hanno una grande stanza apposta per quello. Per i figli che nessuno vuole. Infilandosi più a fondo nel cespuglio, tese l’orecchio per sapere se il camion si sarebbe fermato; sentì il motore che andava. “Sono invisibile” disse a se stesso, una battuta che aveva imparato per la recita scolastica di “Sogno di una notte di mezza estate”, pronunciata da Oberon, il personaggio da lui interpretato. Quando il re diceva quella frase, nessuno poteva più vederlo. Forse avrebbe funzionato anche in quell’occasione. Forse le parole magiche funzionavano anche nella vita reale; così ripeté ancora una volta: “Sono invisibile.” Ma capì subito che non lo era. Poteva vedersi le braccia, le gambe e le scarpe, e sapeva che anche loro – tutti, soprattutto il tipo del camion degli aborti, ma anche sua madre e suo padre – potevano vederlo. Se avessero guardato. Se era davvero lui che cercavano, questa volta. Avrebbe voluto essere un re; avrebbe voluto essere ricoperto di polvere magica e indossare una corona sfavillante, per regnare sulla terra delle fate e avere Puck con cui confidarsi. Per chiedergli aiuto, anche. Per chiederglielo nonostante lui fosse un re e bisticciasse con Titania, sua moglie. Purtroppo, pensò, non sempre i desideri si avverano. Il sole lo stava arrostendo, e lui lanciava rapide occhiate al camion degli aborti, ma più che altro ne ascoltava il motore, che continuava a emettere i suoi rumori; il cuore di Walter si riempì di speranza mentre il veicolo continuava ad andare. Un altro ragazzino era stato trascinato alla clinica, non lui; qualcuno più su lungo la strada. Uscì con non poche difficoltà dai rovi, scosso e graffiato in più punti, e si incamminò passo dopo passo verso casa. E mentre si trascinava per la via iniziò a piangere, soprattutto per il dolore dei tagli ma anche per la paura e il sollievo.

***

“Oh, Signore!” esclamò sua madre quando lo vide. “Nel nome di Dio, cosa hai combinato?” Balbettando, lui rispose: “Ho… ho visto… il camion… degli aborti.” “E hai pensato che fosse per te?” Lui annuì, in silenzio. “Ascolta, Walter,” iniziò Cynthia Best, piegandosi a prendere le mani tremanti del figlio tra le sue, “ti prometto, io e tuo padre ti promettiamo, che non sarai mai spedito alla County Facility. E in ogni caso sei troppo grande. Prendono solo i bambini fino a dodici anni.” “Ma Jeff Vogel…” “I suoi genitori ce l’hanno fatto rinchiudere prima che il nuovo regolamento entrasse in vigore. Non potrebbe succedere, adesso. E di sicuro non succederà a te. Stammi a sentire… tu hai un’anima; la legge dice che ogni ragazzo dai dodici anni in su ne ha una. Quindi non può andare alla County Facility. Capisci? Sei salvo. Ogni volta che vedi il camion degli aborti, è per qualcun altro, non per te. Non sarà mai per te. E’ chiaro? E’ venuto per un bimbo più piccolo che non ha ancora un’anima, una pre-persona.” Col capo chino, senza incontrare gli occhi della madre, lui ripose: “A me non sembra di avere un’anima; mi sento lo stesso di sempre.” “E’ una questione legale”, scattò lei. “Strettamente collegata all’età. Un’età che tu hai già superato. La Chiesa degli Osservatori ha costretto il Congresso a promulgare questa legge – in realtà, al principio i tizi della chiesa volevano un limite di età inferiore; sostenevano che l’anima entra nel corpo a tre anni, ma furono costretti a giungere a un compromesso. Ma l’importante, per te, è che sei legalmente al sicuro, nonostante le tue paure; hai capito?” “Okay” rispose lui, annuendo. “Avresti dovuto saperle già, queste cose.” Walter lasciò sfogo alla rabbia e al dolore: “Come credi che ci si senta ad aspettarsi ogni giorno che qualcuno arrivi a rinchiuderti in una gabbia nel retro di un camion e…” “La tua paura è irrazionale”, lo interruppe Cynthia. “Li ho visti, il giorno che hanno preso Jeff Vogel. Lui stava piangendo, e l’uomo del camion aprì semplicemente il portellone, lo buttò dentro e richiuse.” “E’ successo due anni fa. Sei un debole.” Sua madre lo fulminò con lo sguardo. “Tuo nonno ti prenderebbe a cinghiate se ti vedesse ora e ti sentisse parlare in quel modo. Non come tuo padre. Lui si limiterebbe a sorridere e a dire qualcosa di stupido. Sono passati due anni, e sai anche di essere oltre l’età massima legale! Tu…” Si sforzò di trovare la parola giusta. “Ti stai comportando da debosciato.” “Jeff non è più tornato.” “Forse qualcuno che voleva un figlio è andato alla County Facility, lo ha trovato e ha deciso di adottarlo. Magari adesso ha una coppia di genitori migliori che si prendono davvero cura di lui. I bambini vengono tenuti alla clinica trenta giorni prima di essere annientati… messi a dormire, voglio dire”, si corresse alla fine.

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