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Cos’ha a che vedere la psicologia positiva con la mia vita cristiana?

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WAYHOME studio - Shutterstock
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Atteggiamenti che ci insegna la psicologia positiva

Menziono rapidamente i punti principali che la dottoressa Santos condivide nell’intervista, cominciando dal relazionamento sociale, ovvero stabilire legami sociali forti, per cui è imprescindibile mettere da parte le proprie preoccupazioni e dedicare del tempo agli amici.

In secondo luogo, bisogna preoccuparsi e aiutare gli altri, non pensare solo alle proprie necessità, rinunciando anche ai propri interessi per andare incontro a chi ci sta accanto. Non bisogna spendere denaro per soddisfare i propri interessi consumistici, ma donarlo a chi sappiamo che ne ha bisogno.

Si deve anche essere grati per quello che si ha, senza lamentarsi costantemente e di tutto, e non paragonarsi continuamente agli altri, finendo per essere insoddisfatti.

La professoressa lo spiega dicendo che spesso guardiamo a ciò che abbiamo in modo relativista, anziché avere uno sguardo obiettivo. Non guardiamo a quello che possediamo e non facciamo che paragonarci agli altri, a coloro che sono i modelli per questo mondo in termini di beni materiali, bellezza fisica, ricchezza e potere. L’esperta dedica anche una parte dell’intervista a spiegare la famosa mindfulness, mostrando con poche parole quanto sia importante fare attenzione al momento presente e non divagare su ciò che verrà o sul passato.

Se invece divaghiamo, perdiamo l’occasione di essere felici di quello che stiamo vivendo. Non si tratta, indica, di sorridere sempre e di avere un atteggiamento positivo nei confronti di tutto, perché a volte viviamo situazioni complicate che richiedono un atteggiamento serio, ma è comunque importante se vogliamo trovare una soluzione all’altezza della gravità del problema.

La dottoressa Santos menziona infine l’importanza della vita spirituale, che in passato era molto più presente nelle nostre culture.

Punti di incontro con la nostra fede

Approfondendo un po’ queste raccomandazioni psicologiche, mi sembra semplice scoprire le similitudini con alcuni insegnamenti di base che impariamo nella fede cristiana. Questi consigli sembrerebbero una forma scettica di insegnare verità che lo stesso Signore Gesù già ci raccomandava, con la propria testimonianza, più di duemila anni fa.

Parliamo dell’appello all’amore, che implica il fatto di uscire da se stessi e relazionarsi agli altri; del comandamento della carità, che si manifesta nell’aiuto, nel servizio e spesso nel sacrificio per le necessità altrui, come spiega chiaramente nella parabola del buon samaritano; dell’atteggiamento grato per le infinite benedizioni e per i doni che il Signore ci concede ogni giorno, a cominciare dal fatto stesso di esistere e di svegliarci ogni mattina; del non paragonarci per tutto il tempo agli altri, riflettendo in fondo un atteggiamento vanitoso e superbo; del non credere di non poter essere felici se abbiamo di meno o siamo più brutti, o contiamo poco agli occhi del mondo, ovvero se giudichiamo la nostra vita in base ai critieri del piacere, dell’avere o del potere.

Un capitolo a parte è l’atteggiamento meditativo che richiede da parte nostra l’attenzione al momento presente. Lo viviamo ogni volta che preghiamo davanti al Santissimo, o quando recitiamo il Rosario alla nostra amata Madre. È superfluo sottolineare poi l’attenzione che dobbiamo dedicare quando partecipiamo alla Santa Eucaristia.

La dottoressa afferma nell’intervista che cinque minuti quotidiani di meditazione bastano per cambiare in meno di tre settimane la tendenza a divagare con la mente.

Sono infine molte le situazioni – aspetto centrale nella nostra prospettiva cristiana di vita – in cui affrontiamo il dolore e la sofferenza, occasione per avvicinarci un po’ di più a Cristo crocifisso. Più riconosciamo questo cammino della croce, come appello che viviamo ad essere come Cristo, anche se fa male, più cresciamo in felicità, perché è il nostro cammino di santità.

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