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Sono medico, così Dio mi ha fatto di capire la sofferenza

Dr. Tom Catena
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di Alvaro Díaz

La Fondazione Vianorte Laguna è un centro spagnolo specializzato in cure palliative. Nel video che segue si mostra un reportage realizzato in questa istituzione, cogliendo l’esperienza di persone che vi lavorano e anche di alcuni malati.

Vedendolo mi ci sono identificato pienamente. È quello che ho potuto vivere anch’io negli ultimi anni accompagnando malati in fasi avanzate della loro malattia, e alcuni alla fine della vita.

Uno degli insegnamenti più belli di questa esperienza è il fatto di poter approfondire la realtà della sofferenza dell’essere umano e imparare ad avvicinarmici con una prospettiva rinnovata. In questo post vorrei condividere alcune idee al riguardo.

Uno sguardo alla sofferenza

Comprendere le basi e la natura di quelle che sono le cure palliative è stato molto importante per vedere alcuni tratti della sofferenza che prima non avevo molto presenti.

Considerare, ad esempio, il significato della parola “palliativo” è una fonte di illuminazione. Questo termine viene dal latino “pallium”, che vuol dire manto. Questo manto era usato da coloro che accoglievano i pellegrini per poterli coprire e far sì che non avessero freddo.

Per analogia, le cure palliative sono un modo di coprire, di alleviare la sofferenza delle persone con malattie che non hanno più possibilità di cura. Non è difficile capire perché queste persone hanno una sofferenza (assenza di bene). Non hanno la salute sperata, e le loro malattie diventano più complesse e provocano dolore e problemi fisici.

Intendendo la persona come un essere integrale, possiamo percepire che c’è una sofferenza in altri ambiti, come quello emotivo (per la tristezza e l’angoscia di fronte alla possibilità di morire, per la perdita dell’autonomia o il fatto di non poter soddisfare molte aspettative, tra le altre cose), oltre alla sofferenza familiare, sociale e spirituale.

Sono sicuramente persone che vivono un’esperienza di grande difficoltà, e anche se il contesto della loro malattia e l’avvento della morte sono un mistero che ci può far sentire impotenti, è un’occasione molto speciale per percepire il bene che fa la presenza misericordiosa, impegnata e amorevole nei confronti di chi soffre.

Non si tratta di sradicarlo, ma di alleviarlo

Una delle esperienze che mi mettono più in discussione è quando una persona mi esprime la sua frustrazione e la tristezza quando percepisce che la sua malattia non ha cura e altri medici le hanno detto che “non c’è niente da fare”. Se aveva già una situazione dolorosa e complessa, la sofferenza aumenta per la perdita della speranza, perché non si vede una via d’uscita.

È in questi momenti che si può offrire un cammino attraverso l’assistenza palliativa. Anche se il risultato che si cerca non sarà la guarigione, è un’opportunità per mitigare e alleviare il dolore e molti dei problemi derivanti dalla malattia. Si può cercare di far sì che la sofferenza sia inferiore, offrire la consolazione di non dover affrontare il cammino da soli.

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