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6 brevi riflessioni sulla felicità, il vuoto esistenziale e la sete di Dio

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Shutterstock | Rido
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Una panoramica sulla cosiddetta “scienza della felicità”: sei riflessioni che ci permetteranno di metterci in discussione.

5. Qual è il motivo dello sconcerto e della mancanza di senso della vita?

Un aspetto principale è il vuoto che tutti abbiamo dentro. È naturale, nasciamo con quel vuoto esistenziale che ci obbliga a cercare risposte che soddisfino la necessità che viviamo. Il grande problema è che cerchiamo di riempire il vuoto con i falsi idoli del mondo, che sono il piacere sfrenato, il consumismo esacerbato e la ricerca del potere illimitato.

È come mettere un tappo anziché riempire il bisogno spirituale che abbiamo. E poi c’è un altro punto importantissimo, ovvero come dare un senso autentico alla nostra vita. Senza una vita spirituale che ci rimandi a Dio non scopriremo la felicità infinita, né le risposte alle nostre domande fondamentali, come l’origine e il fine della nostra vita e la nostra identità personale.

Per non stilare una lista molto lunga, voglio menzionare quanto sia imprescindibile imparare a vivere con responsabilità la nostra libertà. Attualmente, si crede che la persona libera sia quella che fa ciò che vuole e che ha il diritto che nessuno imponga alcun tipo di limite a questa “libertà”, che finisce per essere in realtà una schiavitù, visto che se non è illuminata dalla Verità è come una persona cieca, che non sa come orientarsi verso la sua felicità.

6. Cosa possiamo concludere?

Tutte le scoperte e i progressi necessari perché siamo sempre più felici mi sembrano eccellenti. Sono punti di incontro con la fede che devono essere tenuti in considerazione per stabilire vie di dialogo tra la vita cristiana e quello che offre il mondo, come mezzi per la nostra felicità.

Se non rispondono alle necessità essenziali che ho menzionato, però, le proposizioni attuali non potranno dare la risposta di cui abbiamo bisogno per scoprire le risposte che ci aprano alla Via, alla Verità e alla Vita che sono il Signore Gesù (Giovanni 14, 6).

Abbiamo lo stesso problema di sempre: la chiusura dell’uomo nei confronti delle realtà più essenziali della fede in Gesù Cristo, nostro Signore. Per questo bisogna aprire il cuore, sforzarsi di portare amore e perdono nei luoghi in cui sembra non esserci nulla, preoccuparci di più di chi ci circonda e chiedere a Dio di riempirci di forza e allegria!

Qui l’articolo originale pubblicato su Catholic Link

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