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Ritirata un’immagine di Gesù Cristo nudo da una mostra al Congresso argentino

CROWN
Shutterstock | Oksana Mizina
Imagen ilustrativa
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Oltre a fare autocritica, lo Stato deve anche visionare le opere prima di autorizzarne l'esposizione

In genere fa notizia la facilità con cui in nome della libertà di espressione si aggrediscono Gesù Cristo, la Vergine Maria o altri riferimenti del cristianesimo, e anche il lungo iter burocratico per ritirare le opere offensive. In questa occasione, tuttavia, la reazione di fronte a un’opera presumibilmente offensiva esposta in uno spazio pubblico è stata immediata. Non appena qualcuno si è reso conto dell’offesa che poteva rappresentare un’opera in un’esposizione pubblica, questa è stata ritirata.

Lo scrittore e imprenditore del settore dell’allevamento Jesús María Silveyra aveva avvertito in una lettera della sezione dedicata ai lettori del quotidiano Clarín che nella mostra Imaginario, esposizione dell’opera del defunto artista Floreal Jaka, ospitata nell’edificio annesso della Camera dei Deputati, in cui hanno lo studio numerosi parlamentari e che in genere viene usato per conferenze ed esposizioni culturali, si esponeva un’immagine di Gesù Cristo crocifisso nudo che poteva risultare offensiva per i cristiani.

Subito dopo la pubblicazione della lettera, la Direzione per la Cultura della Camera dei Deputati ha disposto il ritiro del dipinto, e la sua direttrice, Andrea Barbieri, si è scusata sul quotidiano La Nación: “Non è mai stata intenzione mia o della mia équipe offendere i valori di chi professa la fede cristiana – di fatto la maggior parte di noi è cristiana – né o alcun altro credo. Forse l’errore più grande è stato non prendere nota di tutte le immagini che sarebbero state esibite, visto che siamo un’istituzione pubblica nazionale”.

La famiglia dell’artista ha chiarito che Jaka non intendeva offendere i cristiani con la sua opera. Lo stesso Silveyra ha spiegato subito che il problema, al di là della nudità di Cristo sulla croce, questione su cui l’accademia discute anche se la tradizione in genere ha ritratto quel momento coprendo i genitali, è il “travisamento che si fa di un segno tanto caro alla nostra fede”. “I cittadini che professano altri culti saranno d’accordo con questa richiesta, perché sarebbe avvenuto lo stesso se fosse stato esibito nudo Mosè, Abramo, Maometto, Buddha o Visnù”, ha aggiunto lo scrittore.

La rapida reazione della Direzione della Cultura della Camera Bassa contrasta con quanto avvenuto nella mostra presso il Centro Culturale della Memoria Haroldo Conti, responsabilità della Segreteria per i Diritti Umani e il Pluralismo Culturale, che ha fatto autocritica per non aver analizzato il potenziale offensivo di alcuni pezzi ma non ha ritirato dalla mostra “Para todes, tode” un’immagine della Vergine Maria rappresentata con il fazzoletto che indica chi promuove l’aborto, e la provocazione era molto più evidente che in questo caso (cfr. Aleteia, 13 marzo 2019 e 10 aprile 2019). Si è dovuto aspettare una decisione giudiziaria perché l’immagine venisse esibita a porte chiuse.

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