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Alimentazione bambini: viaggio tra latti alternativi e bevande vegetali

DZIEC NA KOCU
Jens Johnsson/Unsplash | CC0
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Una guida alle alternative al latte vaccino.

di Teresa Capriati, Daniela Marino, Antonella Diamanti

Spesso sentiamo parlare di latti alternativi al latte vaccino come possibilità nutrizionale sia nel bambino sano che in quello con particolari malattie (allergia alle proteine del latte vaccino, intolleranza al lattosio, problematiche gastrointestinali).  È importante però non cedere a un consumo scriteriato di questi alimenti sostitutivi, soprattutto nel caso dei bambini più piccoli. Una prima fondamentale distinzione deve essere fatta tra latte e bevanda vegetale. La bevanda vegetale è un estratto in base acquosa di legumi, semi oleosi o cereali che simula il latte vaccino per aspetto e consistenza ma che non può assolutamente essere chiamato “latte”. Solo quello ottenuto dalla mungitura di un animale può essere etichettato come latte, per cui tutti i prodotti che non lo sono devono essere chiamati “bevande” o “drink” (attenzione anche a prodotti storicamente chiamati “latte” ‒ come il latte di cocco e il latte di mandorla ‒ ma che di fatto non lo sono!). Le bevande vegetali hanno caratteristiche nutrizionali diverse sia dal latte vaccino che dal latte materno e pertanto non sono adatti a sostituirli, se non inseriti in una dieta adeguatamente modificata.

Latti di mammifero

I “prototipi” di latte a uso umano sono il latte materno e il latte vaccino. Oltre a quest’ultimo, in commercio esistono una serie di latti alternativi di mammifero (bufala, capra, pecora, cavalla, asina, cammella, dromedaria, bue muschiato, mithun, lama e alpaca, alce e renna) che contengono gli stessi componenti fondamentali del latte vaccino, ma distribuiti in diversa percentuale. Alcuni di questi latti sono particolarmente ricchi in proteine e grassi e poveri in lattosio (renna e alce), mentre altri hanno un basso contenuto in proteine e grassi e alto contenuto in lattosio (asina e cavalla). Se si usano questi latti, è opportuno valutare sia la quota proteica (non deve essere eccessiva ma nemmeno troppo bassa) sia la quota di lattosio (questo zucchero infatti è coinvolto nello sviluppo del cervello del bambino, è fonte di energia rapidamente disponibile ed è importante nell’assorbimento del calcio, del magnesio, del fosforo e della vitamina D). Sicuramente è meglio non utilizzare questi latti alternativi nel primo anno di vita, in cui il latte ideale è in prima battuta il latte materno (a ogni cucciolo il suo latte!) e, in seconda battuta, se questo non è disponibile, il latte “adattato” (ossia le formule specifiche per l’infanzia di derivazione vaccina, ma rese industrialmente quanto più simili al latte materno). Dall’anno in poi, si può considerare, se non sono presenti fattori di rischio, il latte vaccino ed eventualmente dei latti alternativi. L’introduzione di questi latti alternativi, però, non può essere effettuata a discrezione del genitore, ma deve essere, quando desiderata, affidata al pediatra e iscritta in un piano nutrizionale dedicato e personalizzato che garantisca un apporto sufficiente di tutti i nutrienti e un loro rapporto equilibrato.

Leggi anche: Intolleranza al lattosio o al latte?

Bevande vegetali

Le bevande vegetali, a differenza dei latti, contengono materiale vegetale, disciolto e disintegrato. Sono preparate tradizionalmente macinando le diverse materie prime, e filtrate per rimuovere le particelle più grossolane. Sono utilizzate dal 15% della popolazione europea. Non è chiaro se il loro consumo possa associarsi a qualche beneficio sulla salute. È noto però che un’ inadeguata sostituzione del latte materno o delle formule adattate nel primo anno di vita può associarsi a importanti deficit nutrizionali. Nel secondo anno di vita, invece, l’uso delle bevande vegetali può essere rischioso se non è inserito all’interno di una dieta bilanciata.

Le bevande vegetali possono essere a base di: cereali (avena, riso, mais, farro), legumi (soia, arachidi, lupino, fagiolo dall’occhio), frutta a guscio (mandorla, cocco, nocciola, pistacchio, noce), semi (sesamo, lino, canapa, girasole), pseudo-cereali (quinoa, teff , amaranto).
Dal punto di vista proteico solo la bevanda di soia ha valori comparabili al latte vaccino; tutti gli altri prodotti mostrano contenuti molto bassi di proteine. Queste proteine, poi, hanno una qualità nutrizionale inferiore rispetto alle proteine animali e una ridotta digeribilità. Per quel che riguarda i grassi, generalmente sono presenti bassi livelli di grassi saturi (ad eccezione della bevanda di cocco).
La quota calorica delle bevande vegetali deriva principalmente da zuccheri: in parte naturali, in parte aggiunti. Per quanto riguarda le vitamine e i minerali, le bevande vegetali hanno un basso contenuto di vitamine (principalmente B12, B2, D ed E) e minerali (calcio in particolar modo) per cui spesso ne sono addizionate artificialmente.

Leggi anche: Intolleranza al lattosio o al latte?

L’utilizzo scriteriato (senza sorveglianza specialistica) di queste bevande nella dieta di bambini di età inferiore a 1 anno può esporli a rischio di gravi deficit nutrizionali, soprattutto relativi alla quota proteica. Dopo il primo anno di età, le bevande vegetali comportano meno rischi, ma vanno introdotte solo su indicazione del pediatra e all’interno di un piano nutrizionale bilanciato e adeguato all’età.
In conclusione, no al “fai da te” e sì a una corretta pianificazione alimentare con l’aiuto del pediatra, evitando l’utilizzo di formule lattee/bevande errate nella fascia dei primi 24 mesi, che appare assolutamente più delicata dal punto di vista nutrizionale.

Latti alternativi e bevande vegetali in breve

I latti alternativi al latte materno e al latte vaccino sono ottenuti dalla mungitura di diversi mammiferi e rappresentano una possibilità nutrizionale sia nel bambino sano che in quello con particolari patologie (allergia alle proteine del latte vaccino, intolleranza al lattosio, problematiche gastrointestinali).
Le bevande vegetali hanno caratteristiche nutrizionali diverse sia dal latte vaccino che dal latte materno e pertanto non sono adatti a sostituirli, se non inseriti in una dieta adeguatamente modificata.
Per tutti i tipi di latte, vale un’indicazione generale: no al “fai da te” e sì a una corretta pianificazione alimentare con l’aiuto del pediatra.

Latti alternativi

Ovini caprini: Analoghi al latte vaccino ma più digeribili.

Camelidi: Analoghi al latte materno, ipoallergenici (adatti agli allergici alle proteine del latte vaccino) e più digeribili. Ricchi di sostanze bioattive.

Equini: Analoghi al latte materno, adatti agli allergici alle proteine del latte vaccino ma poche calorie e poco ferro.

Cervidi: Moltissime proteine, grassi e minerali ma poco lattosio. Viene proposto come integratore per gli atleti e contiene poco ferro.

Leggi anche: L’allergia alle proteine del latte vaccino cosa comporta?

Bevande vegetali

Soia: Contiene calorie e proteine ma non lattosio. Possibile presenza di isoflavoni e fitosteroli.

Riso: Poche calorie (pochi lipidi), poche proteine e può contenere arsenico.

Mandorle: Poche proteine, poco calcio e poca vitamina B12.

Cocco: Tantissime calorie (molti grassi), poche proteine e carboidrati e poche fibre.

Avena: Pochi lipidi e poche proteine. Possibile presenza di contaminanti (acido fitico)

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO SUL MAGAZINE MULTIMEDIALE A SCUOLA DI SALUTE

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