Innamorarsi è un'avventura meravigliosa: non è avere una ragazza, ma amare proprio e solo lei. Allora corteggiala sul serio, scrivile, chiamala, sorprendila.
Innamorarsi è un’avventura meravigliosa: non è avere una ragazza, ma amare proprio e solo lei. Allora corteggiala sul serio, scrivile, chiamala, sorprendila.
Quando il nonno Piero tornò da Nikolajewka, aveva ventun’anni, una pallottola nell’occhio (quindi la testa tutta fasciata), il congelamento ad entrambi i piedi (che gli ritornò per tutti gli inverni, per tutta la vita) e il terrore di aver abbandonato i suoi commilitoni ventenni nella neve della Russia. Nella grande stanza piena di letti con i propri commilitoni, provenienti dal fronte, fece in tempo a fare la corte alla giovane crocerossina che gli disinfettava la ferita con affetto. Lei non disdegnava il corteggiamento, ma comunque manteneva la serietà datale dalla sua uniforme. Un uomo fasciato che quando scrisse le sue memorie di guerra, le dedicò tutte «Alla mia Mina, che nella mia ferita, trovò una ragione in più per volermi bene», stupendosi ancora, dopo cinquantotto anni, ch’ella cedesse al corteggiamento di un uomo mutilato (ebbe un occhio devitalizzato tutta la vita e zoppicò per sempre).
“Mina” in realtà, era il nomignolo ch’egli le trovò abbreviando Emma (Emmina) e a tutt’oggi, leggendo i biglietti d’amore che si scambiavano quando già erano i miei nonni, mi domando come.
A diciotto anni lei si diplomò (le assegnarono una classe prima elementare di quarantanove alunni dai cinque a tredici anni: li portò sino in quinta). Lui aveva quasi il diploma da geometra preso alle serali. Si fidanzarono. Due anni dopo si sposarono.
Il corteggiamento non è roba da poco. È roba da cavalieri e gente, come dice Lillo, che sa gestire quello che c’è sotto la cintura. Bisogna avere pazienza. Tenacia.
Direi che pazientare per fare la corte, porta ai suoi frutti.
Eppure è questo che direi a ogni ragazzo: fai la corte a quella che a pelle ti pare una ragazza in gamba (per il nonno Piero si trattava di un’infermiera, per il nonno Gianni di una maestra). Non potrai mai sapere se è quella giusta. Lo potrai conoscere dopo cinquantanni di matrimonio, quando vedrete i figli e i nipoti.
Non sfiorarla.
Non toccarla.
Non tentare di baciarla.
Ma corteggiala.
Fai i chilometri per portarle un fiore.
Fai i chilometri per offrirle un gelato.
Male che vada lei rifiuterà. Una, due, dieci, venti. Poi capirà che fai sul serio. Che non vuoi “una” ragazza, ma lei.
Scrivile.
Chiamala.
Sorprendila.
Ti dirà di no.
Ti dirà forse.
Ti dirà magari.
Ma se sarai gentile e costante ella si chiederà se magari quel fiore non è il più bello che lei abbia mai visto.
Sii cavaliere, Santo Cielo!!
