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Il cattolico non è minimal chic, ma accumulatore seriale di gratitudine

BOY TELESCOPE
unsplash-logoTeddy Kelley
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La moda minimalista ci porta a trattare gli oggetti come usa-e-getta; ma lo scopo di una casa è di essere un luogo di accoglienza umana che ospita tracce dell’amore di Dio.

Lo ammetto: non sono una grande fan del minimalismo. La mia casa è fin troppo piena di oggetti di ogni tipo, ma non provate a definirli “inutili” perché qui mi arrabbio e mordo.
L’altroieri, sono andata a lavorare indossando una blusa anni Settanta che mia zia ha conservato anche quando ha radicalmente cambiato taglia, perché le spiaceva buttarla via essendo un capo di marca (e meno male, visto che adesso la sto usando io). Sul mio tavolo troneggia un’alzatina portafrutta che la mamma del mio padrino aveva regalato ai miei genitori, come dono di nozze – e se i miei l’avessero buttata via quando si sono resi conto che non ci stava più nella loro nuova casa, non solo avrebbero gettato un oggetto funzionale, ma si sarebbe anche perso il bel ricordo di famiglia.
Francamente, ho l’impressione che tutta ‘sta moda del decluttering abbia senso solo se partiamo dall’assunto (sbagliatissimo, secondo me) che gli oggetti siano usa-e-getta. Più che inneggiare al buttar via tutto, personalmente cercherei di sensibilizzare la gente verso concetti come “riciclo”, “restauro” e “ricircolo”… ma vabbeh. Il minimalismo è la moda del momento, e probabilmente anche voi avete letto, visto, o sentito parlare di Marie Kondo e del suo Magico Potere del Riordino.

Del metodo KonMari, apprezzo alcune idee. I consigli della simpatica giapponesina su come piegare gli abiti per avere più spazio nei cassetti o su come ordinare in modo razionale i propri capi di abbigliamento sono utili, non lo nego.
Invece, non riesco assolutamente a seguirla là dove lei ci incoraggia a fare decluttering – cioè, a liberarci del ciarpame inutile che ci teniamo in casa – suggerendoci di prendere in mano gli oggetti e di domandarci se questo oggetto mi trasmette gioia.
Ma che cavolo mi significa, se l’oggetto mi trasmette gioia?
Lo scopino del water non mi trasmette nessuna gioia, ma è molto meglio se me lo tengo in casa. La raccolta di quaderni di prima elementare mi trasmette un sacco di ricordi gioiosi e nostalgici, ma sarà il caso che prima o poi mi decida a buttarli, se non voglio soffocare sotto una pila di carta straccia.
E poi anche ‘sta cosa di personificare gli oggetti che ho deciso di buttare, ringraziandoli ad alta voce per i bei momenti che mi han regalato (…ma che poi, che sadismo è? Prima ti ringrazio, e poi ti butto nell’inceneritore?)
No. Con tutto il rispetto, ma, con me, il metodo KonMari per il decluttering non può  proprio funzionare. Ed è proprio per questo che ho trovato particolarmente interessante la guida cattolica al minimalismo proposta da Sterling Jaquith, autrice del grazioso Not of This World.

Se siete interessati al tema, leggetelo, anche perché fornisce degli spunti oggettivamente interessanti sul minimalismo come stile di vita per chi non vuole correre il rischio di scoprirsi ad adorare Mammona. Molto ragionevoli e terra-a-terra sono anche le riflessioni su come praticare il minimalismo quando non si naviga nell’oro (“con che cuore butto via un oggetto, se so che non potrò ricomprarlo in caso di bisogno?”) o quando si ha una famiglia numerosa (“come diavolo faccio a fare decluttering se ho cinque figli che si passano le cose tra di loro?”).
Lasciando a voi la lettura di tutto questo e molto altro, io mi limito a riportare, in questa sede, la guida-base al decluttering cattolico proposta da Sterling. La quale, come me, non gradisce il sentimentalismo un po’ fricchettone di Marie Kondo, e ha stilato un elenco delle cinque domande-base che un cattolico farebbe bene a farsi, quando sta cercando di capire se un dato oggetto merita, oppure no, di restare nella sua casa.

Questo oggetto mi aiuta ad amare Dio?

La casa di un cattolico-medio è piena di oggetti che, probabilmente, il resto del mondo considererebbe superflui, tanto più che magari si tratta di aggeggi ingombranti che vengono usati solo pochi giorni all’anno. Credo che uno straripante presepio che s’allarga di anno in anno sia un dramma comune per molte famiglie.

Presepe di Franco Artese (particolare) - St. Patrick (New York)

Eppure, si tratta di oggetti della tradizione cattolica. E, in quanto tali, hanno uno scopo: ricordarci qual è il tempo liturgico che stiamo vivendo; agevolare la nostra preghiera creando un angolino della casa dedicato al raccoglimento. Le candele, le statuine della Madonna, il candelabro dell’Avvento, la tovaglia a coniglietti che usiamo solo a Pasqua: non sono ciarpame inutile, se aiutano noi e la nostra famiglia a vivere la nostra fede.

Ma attenzione: comprare oggetti religiosi non deve diventare una nobile scusa dietro a cui trincerarci per diventare accumulatori seriali di robaccia cattolica. Se la tua casa straborda d’oggetti sacri peggio di una sacrestia, se hai cinque presepi diversi stipati in ripostiglio, se possiedi già quindici rosari e ciò nonostante continui a comprarne ancora… ecco, allora no. Dacci un taglio.

Questo oggetto mi aiuta ad amarmi e prendermi cura del mio corpo come tempio dello Spirito?

“Uno spazzolino da denti serve a tenerti puliti i denti”, scrive Sterling, molto terra-a-terra. “Probabilmente non ti trasmette alcuna gioia, ma è senz’altro possibile provare una profonda soddisfazione nel prenderci cura del nostro corpo”, che è pur sempre un dono di Dio.

Ma attenzione: si può essere puliti, ordinati, presentabili e ben vestiti anche senza riempirci il guardaroba di abitini all’ultimo grido e senza invadere l’armadietto del bagno con cinquanta creme miracolose pubblicizzate dalle youtubers.

Questo oggetto mi aiuta ad amare la mia famiglia?

La cucinetta KidKraft formato bambino, la libreria montessoriana piena di albi illustrati, il set di biciletta-elmetto-monopattino-gomitiera in molteplice copia uno per ogni membro della famiglia; le bambole, le costruzioni Lego, i kit per gli esperimenti e il meccano. Tengono un mucchio di spazio e non sono strettamente necessari per la sopravvivenza: ma riuscite a immaginare un ciarpame con un “valore aggiunto” così alto?
Se questi oggetti ti servono per passare tempo di qualità assieme ai tuoi bambini, o servono a tuoi bambini per coltivare i loro hobby: non è ciarpame, è un tesoro.

Ma attenzione: riflettici sopra, e sii onesto con te stesso. Sei cliente fisso del negozio di giocattoli perché sei realmente convinto che i tuoi acquisti abbiano una vera e tangibile valenza educativa, o stai semplicemente inseguendo il sogno di regalare ai tuoi figli una infanzia dorata (che, a te, magari è stata preclusa)?

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