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Così le anime passano dal Purgatorio al Paradiso: le visioni di Leontina Sotgiu

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La serva di Dio, mistica, di origine sarde, riporta nei suoi scritti quello che le accadeva nel momento delle estasi in cui dialogava con Gesù Cristo

La serva di Dio Leontina Sotgiu nacque a Sassari il 13 gennaio 1882 da Giuseppe e Gavina Pintus, lui Maresciallo di Finanza, nativo di Tonara (NU) e lei di Sassari città. È la seconda di tredici figli. Venne battezzata il 2 febbraio – 19 dopo la nascita – ritardo allora inconsueto, forse in attesa della festa della “Purificazione” della madonna, allora festeggiata con particolare devozione. Da bambina, quando la mamma faceva la Comunione, le si metteva a fianco, ma il sacerdote “la saltava” , e lei se ne dispiaceva e lamentava con la nonna a casa: “Cattivi sono! Non mi danno Gesù. Ma ti dico che quando me lo daranno, farò la comunione tre o quattro volte al giorno”.

Preveniva quasi il nostro tempo in cui la Chiesa permette di ripetere la comunione nello stesso giorno, durante la Messa, alla condizione di parteciparvi dall’inizio alla fine, ed avendo le dovute disposizioni. Fece la sua Prima Comunione ad 11 o 12 anni, secondo l’uso del tempo che voleva comunioni tardive e rare. Sappiamo che era un 1° maggio, ma non è precisato l’anno. Sui 15 ani dovette emigrare con tutta la famiglia a Marsiglia in cerca di lavoro, ma ben presto dovettero rientrare a Sassari, più poveri di prima, dove continuarono la loro solita attività: la mamma era sarta e Leontina l’aiutava. Essa frequentava la chiesa di s. Pietro di Silki, dove i Francescani tengono il celebre santuario della Madonna delle Grazie; si confessava, da uno di quei Padri, e si ascrisse al Terz’Ordine Francescano.

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A 16 anni fu chiesta in matrimonio da un giovane; alle sue insistenze diede “mezza parola”, ma dopo circa un mese ci ripensò e disse tutto, rimproverata dai suoi e minacciata dal giovane. Ormai il suo spirito si orientava per una consacrazione al Signore. A 18 anni, il 15 agosto, fece voto di verginità col permesso del confessore. Siccome le avvenivano manifestazioni spirituali sempre più frequenti e difficili da capire, si affidò ad un rinomato direttore di Spirito, P. Sanna, conventuale del Convento di santa Maria di Betlemme, in Sassari, che la incamminò per la via dell’umiltà e della conformazione alla volontà di Dio.

DUSZE CZYŚĆCOWE
Fr Lawrence Lew OP/Flickr | CC BY-NC-ND 2.0

Quando questo sacerdote fu eletto vescovo, e dovette partire da Sassai, ella fu attratta nel vortice spirituale del santo missionario P. Manzella, che in quel tempo percorse più volte la Sardegna da un capo all’altro con le sue missioni ed opere di bene. Dal Manzella ebbe la sua definitiva formazione. Finché egli visse le fu Padre spirituale e confessore. Trasfuse in lei tanto di quell’ardore per la salvezza delle anime; fede e amore all’Eucarestia e alla preghiera. In più l’accostò ad un’anima grande, Angela Marongiu, che insieme a lui fondò le Suore del Getsemani (Manzelliane).

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Questa Madre fu testimone di molti carismi spirituali che avvennero in Leontina specialmente il dono delle Stimmate invisibili. Più volte ella era stata preavvisata da Gesù che le avrebbe dato questo dono: “Un giorno ti trasformerò crocifissa in me”. “lo pregai a calde lacrime che si facesse la sua Santissima Volontà, ma non mi negasse la grazia che questa trasformazione mai fosse palese al mondo, cioè a veruna creatura”. Nel 1916, durante la vigilia di s. Croce, vide Gesù fra le nubi: “Dalle sacre piaghe mandava raggi che vennero a ferire cuore, testa, mani e piedi della sua povera sposa”. Come aveva chiesto, rimasero invisibili, ma qualche traccia di sangue appariva spesso sulle vesti interne, ch lei affrettava a far scomparire. Non erano continue, ma di tanto in tanto, specialmente nei giorni della Passione o di preghiere particolari per anime perdute. “Nel 1919 Gesù mi tolse quelle (ferite) delle mani e dei piedi. Ma le une e le altre si accentrarono nel cuore e nella testa in modo da sembrarmi impossibile vivere”. Alla sofferenze di questo martirio assistette tre volte Madre Angela Marongiu, la confondatrice delle Suore Manzelliane, e ne lasciò una lunga ed impressionante relazione. Consistevano nella varie pene sofferte da Gesù durante la sua passione. Duravano alcune ore. Ma la sua sete di patire per strappare anime all’inferno, e in suffragio delle anime del purgatorio, la portò a richiedere con insistenza al P. Manzella di fare il voto di Vittima.

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