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Una scuola cattolica premiata per aver promosso la “piena inclusione” di bambini Down e autistici

MAYBELLE MAY
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Aprendo le porte agli studenti disabili, questo istituto riassume la bellezza dell'umanità

Quando Cindy May ha contattato la Nativity School in South Carolina (Stati Uniti) per vedere se avrebbero fatto iscrivere la figlia Maybelle – che ha sia l’autismo che la sindrome di Down – in una normale classe di prima elementare, le è stato risposto: “Certamente, capiamo la situazione e facciamola funzionare”. Questo atteggiamento propositivo ha portato la scuola a ricevere il Premio Dandy (Dandy Award) dalla National Catholic Board on Full Inclusion.

L’entità no-profit riconosce chi si sforza di integrare i bambini con necessità speciali come l’autismo, la sindrome di Down o altre disabilità intellettive in classi regolari. Come spiega il sito web del Dandy Award, il premio è garantito a compiono un “gigantesco passo di fede” aprendo le proprie porte quando altri potrebbero chiuderle. “Queste persone lo fanno semplicemente perché è la cosa giusta da fare. Niente fanfara. Nessun opuscolo altisonante, né presentazioni in Power Point. Dicono semplicemente di sì”.

Non è la prima scuola a offrire la piena inclusione ai suoi studenti. Come riferisce Crux, nel 2007 la May ha contattato la Bishop England High School per vedere se avrebbe accolto la figlia Grace, affetta dalla sindrome di Down. Anche se Grace è morta di leucemia prima di avere la possibilità di frequentare le scuole superiori, sono state gettate le basi perché la scuola iniziasse ad accettare studenti con diverse capacità di apprendimento, cosa che da allora si è verificata con successo.

La preside della Nativity School, Patty Dukes, sottolinea che la scuola assicura che i bambini con necessità speciali partecipino alle attività regolari – Maybelle, ad esempio, ama giocare a basket –, ma i test e le lezioni vengono modificati per far fronte alle varie capacità. Il risultato è una classe di bambini pienamente integrati, che stringono amicizia con altri un po’ diversi.

La Dukes ha aggiunto che la scuola vuole rispondere alle necessità di tutti i suoi studenti: “Vogliamo che tutti i nostri allievi realizzino il loro pieno potenziale. Ci è voluto molto lavoro di squadra, ma insieme abbiamo fatto la differenza nella vita di questi bambini”.

Con i presidi e gli altri professionisti dell’insegnamento disposti a compiere uno sforzo e a fare qualche aggiustamento, così come ad aprire il proprio cuore, queste scuole stanno dimostrando ai loro studenti che ogni individuo ha qualcosa da offrire, che va valorizzato. Come ha affermato Papa Francesco, l’aspetto caratteristico delle scuole cattoliche dovrebbe essere la “pienezza dell’umanità”.

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