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Audrey Hepburn: solo quando è diventata madre ha trovato se stessa

AUDREY, HEPBURN, CHILD

Top Famous Tube | Youtube

Annalisa Teggi - pubblicato il 25/03/19

I legami sono legami, non ci sono percorsi prestabiliti per gestirli e comandarli. Non è forse esagerato indicare in questo rapporto reciso, e nel dolore, che le procurò l’origine di un’affettività sincera ma precaria; tre grandi storie d’amore si contano: quella con Mel Ferrer, suo primo marito e padre di Sean, poi la relazione con Andrea Dotti da cui nacque Luca e infine un altro matrimonio, con Robert Wolders.
NATHALIE GUETTA

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Altrettanto aggrappato al bene piccolo incontrato di giorno in giorno fu il suo senso spirituale, nessuna religione professata ufficilamente ma un’aperta accoglienza all’imprevedibilità della vita:

Ho deciso assai presto di accogliere la vita incondizionatamente; non mi sono mai aspettata nulla di speciale, eppure mi accorgo di aver raggiunto molto più di ciò che osavo sperare. Il più delle volte è accaduto senza che lo cercassi.

La voce di una madre

Il rischio è sempre quello di voler etichettare una persona. Allora qual è la morale della storia della Hepburn? Vuol forse dirci col ditino alzato che le donne sono più felici a casa che realizzate nel mondo del lavoro? No. Ma è l’esempio di una persona che ha riscoperto, con la sua libertà assoluta, il dono che è essere madre. Non ha condannato il resto della sua vita, ha messo da parte i riflettori e il successo in piena gioia e consapevolezza. Forse ci sono donne che non hanno la sua stessa libertà di azione ed è un rammarico; forse però ci sono anche donne che hanno bisogno di sapere che il loro compito quotidiano di madri non è quella prigione medievale che sempre più spesso ci vogliono far credere.

AUDREY, HEPBURN, SMILE
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Per dovere di par condicio bisogna trovare un’attrice che ha seguito il percorso opposto ed è stata altrettanto felice? I giornali traboccano non tanto di testimonianze, ma soprattutto di saggistica astratta sulla necessità che le donne si liberino dal gravoso retaggio di dover essere madri. Per questa volta, dunque, non mi opprime eccessivamente il senso di colpa di rimanere a fuoco su questa figura femminile che, avendo un’ampia gamma di opzioni a cui affidare la sua felicità, scelse di preferire la maternità.


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Anche quando si trovò alle Nazioni Unite per difendere i diritti dei bambini indifesi non volle per sé altro epiteto che quello di madre. E sappiamo bene quanto ci sia più che mai bisogno non di esperti e luminari titolati, ma di madri a perorare la causa di chi non può parlare per sé:

Per comprendere appieno il problema dei bambini nel mondo, sarebbe bello essere un’esperta di educazione, economia, politica, tradizioni religiose e culture. Non sono nulla di tutto ciò, ma sono una madre. C’è un tremendo bisogno di più grandi difensori per i bambini che soffrono di malnutrizione, malattia e corrono il pericolo di morire. (da Audrey 1)
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cinemafiglimadri
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