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Bebe Vio da Manuel Bortuzzo. Il post del papà: il dono più bello della vita il sorriso!

BEBE VIO MANUEL BORTUZZO
Bebe Vio e Manuel Bortuzzo, 16 marzo 2019, Fondazione S.Lucia, Roma
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L'amicizia tra i due atleti colpiti per motivi diversi dalla disabilità continua a crescere. E la loro voglia di vivere e lottare è contagiosa. Deve esserlo!

Sabato mattina, 16 marzo, Bebe Vio si è presentata alla Fondazione Santa Lucia a Roma dove Manuel Bortuzzo ha da poco rimesso anima e corpo in acqua. Ha iniziato la riabilitazione in piscina proprio una settimana fa. E anche in quella, racconta il suo allenatore, sta bruciando le tappe. A l’Arena ospite col padre, Franco, da Massimo Giletti, aveva descritto il primo impatto: non ho sentito nulla, non sapevo nemmeno se ero bagnato o meno. Ma poi quando mi sono immerso mi sono percepito tutto, a 360 gradi. E ha anche scoperto che l’acqua è una cosa bellissima, importante, magnifica. Sì, lo dice lui: se ne è reso conto ora, prima lo dava per scontato.

Comunque tornando a sabato mattina: ecco il post del suo papà, fotografo per l’occasione del primo incontro dal vivo con l’atleta paralimpica che già gli aveva dedicato l’ultima medaglia d’oro.

E così vicini, anche solo per mezzo di un post Facebook, questi due giovani hanno qualcosa che oltrepassa schermo e pose sentimentali; quelle che tutti, bene o male, sentiamo di dover assumere di fronte alla prova e alle durezze della vita.

Sono le persone che più di tutte si mostrano integre;  e non è una facile trovata per contrasto con la loro menomazione fisica. Sono la prova provata che l’anima è intera. E che il corpo, se noi siamo davvero forti, le obbedisce. Anche se prima, a loro, è toccato di obbedire proprio a quel corpo umiliato, deprivato all’improvviso e con ingiusta crudeltà di parti o di funzioni.

Ma vederli insieme, ora, non è solo occasione per rilanciare una notizia piccola eppure ad alto tasso emotivo. E’che per davvero questi due giovani ci attraggono per la loro irriducibilità, per la loro bellezza, per la loro tenacia. E per il loro volersi bene, così naturale e sincero..

Per mezzo loro, della loro amicizia spontanea e la comunanza di destini, vediamo quello che in noi spesso lasciamo coperto dalla nebbia della dimenticanza e della sfiducia; che lasciamo soffocare sotto la coltre di lamentele per le quali, incrociando i loro sguardi, forse proviamo vergogna. Sì perché loro due sembra che ogni giorno abbiamo voglia di attaccarsi solo alle cose che contano.

Siamo vivi, siamo nati, siamo capaci di cose gigantesche. Questo ci ricordano Beatrice e Manuel, colpiti entrambi da un evento che è e resta ingiusto. Per Bebe un batterio ferocissimo, per Manuel la sconsiderata azione di due giovani che l’hanno colpito con un proiettile probabilmente destinato ad altri. A proposito, gli chiedono, li vedesse ora dice che direbbe loro:

E che gli devo dire? Bravi. Io sono ancora qua. (Tgcom 24)

E’ proprio un’opzione dello spirito, una decisione che solo una creatura così grande come è l’essere umano può esercitare quella che Manuel racconta quando gli chiedono cose vaghe tipo come va, come affronti la riabilitazione, come vivi ora:

Ho guardato avanti e ho cercato tutte le cose più belle che potevano esserci e che mi aspettano e sono molto di più di quelle brutte che ho passato”, afferma Manuel Bortuzzo, il nuotatore diciannovenne colpito e ferito da un proiettile durante un agguato a Roma. “Sicuramente l’essere atleta mi ha aiutato a guardare avanti, a reagire così – ha aggiunto, ricordando il suo ritorno in piscina a un mese dal ferimento. – (Tgcom 24)

Forse è vero anche che è diventato atleta perché aveva questo carattere o tutte e due le cose insieme. Fatto sta che vive come nuota: guarda avanti, prende fiato, una bracciato dopo l’altra.

E il suo papà Franco fa quasi tenerezza ora che confessa che è Manuel ad aiutare lui. Resiste, continua, corre su e giù per la penisola, da Treviso a Roma, e cerca di rimediare una nuova normalità ad una vita stravolta. Ed è irresistibilmente fiero e grato per un figlio così. Fanno tenerezza i suoi hashtag, le emoji, lo slancio.

Ed esige tutto il nostro rispetto e anche la riconoscenza per mostrarsi così, con un contegno sempre dignitoso, con la resistenza di un padre, con l’amore di un papà che ai figli deve insegnare a vivere, lottare e forse anche morire. Non adesso però, non ora che Manuel ha appena iniziato a vivere la sua seconda vita!

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