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Bebe Vio dedica l’oro a Manuel Bortuzzo, ma sembrano entrambi fatti d’acciaio

BEBE VIO E MANUEL BORTUZZO
Bebe Vio con l'oro nel fioretto e Manuel Bortuzzo prima dell'infortunio
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Ha il volto della felicità, Bebe, mentre mostra all'obiettivo l'oro conquistato nel fioretto paralimpico una settimana fa. Ed è sul podio giusto per incoraggiare un ragazzo che come lei ha subito una grave menomazione ma mostra la stessa stoffa da irriducibile.

Bebe e Manuel: due giovani con tante cose in comune

Questi due ragazzi, si vengono in mente, anche a distanza di diversi chilometri e di qualche fuso orario. Sono giovani, sportivi, con la stoffa dei campioni. E sono entrambi veneti, di più vengono entrambi da Treviso.

Lei è Beatrice Vio, detta Bebe; la campionessa di scherma colpita da sepsi meningococcica nel 2008 a soli 11 anni. Lui è Manuel Bortuzzo, lui pure nato più a est di dove poi ha vissuto parte della sua giovane vita: nasce a Trieste (Bebe a Venezia) e si sposta con la famiglia vicino Treviso.

Finito a Roma, a Ostia, per sua scelta, incoraggiato dai genitori, a perfezionare il suo nuoto, si è trovato anche lui in ospedale e in condizioni critiche. La possibilità della morte era tutt’altro che remota. Come per Bebe. Invece entrambi sono ancora qui. E hanno una forza che commuove.

E se lei ha perso una porzione importante di tutti e quattro gli arti, superiori e inferiori, e porta sul suo viso così bello ed espressivo gli sfregi dell’infezione batterica che l’aveva aggredita, Manuel al risveglio, che grazie a Dio è avvenuto, ha saputo dalla voce forse un po’ rotta del suo papà, che non ha più l’uso delle gambe.

Di lui abbiamo già scritto, riferendo la vicenda nel susseguirsi drammatico dei fatti e con i suoi protagonisti, compresi i due tristi figuri che hanno strappato a Manuel il sogno olimpico, (ma forse non del tutto? Guarda Bebe cosa sta combinando, caro Manuel…)

Abbiamo con gratitudine diffuso l’audio che ha inviato dall’ospedale per ringraziare tutti quelli che gli stavano vicino. Ma ancora non ci eravamo imbattuti in questo gemellaggio, che ha lanciato lui stesso!

Pochi giorni dopo l’accaduto la giovane promessa del nuoto italiano ha dichiarato: “Non so perché, ma la prima persona che mi è venuta in mente in questi giorni è stata Bebe Vio”. (Greenme)

La dedica dell’oro paralimpico nel fioretto è proprio per Manuel!

E lei non si è fatta aspettare. E dagli impianti sportivi di Dubai ha postato questa foto su Instagram, con la medaglia d’oro in primo piano e un volto che sprigiona forza e gioia. Vien voglia di stare subito più dritti con la schiena, di fronte a certe persone e alle loro prove. Anzi al loro modo di attraversarle.

A tutti quelli che cadono ma appena possono si rialzano e riprendono a correre… o a nuotare! 😉🏊🏼‍♂️
Daje Manuel!!!

Mai punti esclamativi furono più opportuni. Hai ragione Bebe, Manuel ha una forza indomabile, come la tua.  In quel tuo “appena possono” c’è tutta la sofferenza che sappiamo hai dovuto attraversare, la tristezza, l’angoscia, il desiderio di morire. Fino alla rinascita, fino a quando anche tu, circondata dall’amore dei tuoi e degli amici, sostenuta da medici, riabilitatori, preparatori atletici, hai deciso di dare innesco ad un secondo divampante incendio: questa nuova vita dove sembri più grande e integra di prima.

Per Manuel Bebe è ora più che mai un modello da seguire

Come tutti gli atleti Manuel è abituato a visualizzare scenari, sfide, ostacoli da superare e vittorie. E modelli di riferimento. Ora che la sua vita ha un incancellabile “prima e dopo” sa che molte cose cambieranno. E allora si ispira ad eroi all’altezza delle nuove sfide che lo attendono.

“Quando ho pensato al mio futuro ‘diverso’ la mente è andata a lei, a Bebe Vio, sarà un modello da seguire”. E’ questo il pensiero di Manuel Bortuzzo che dal letto di ospedale parla della sparatoria che lo ha visto vittima innocente e soprattutto di quello che lo aspetta quando uscirà. “Voglio iniziare cominciare al più presto la riabilitazione, tornerò più forte di prima”, ha detto ancora. (Sport  Sky )

Ogni tanto piange, raccontano. E ci mancherebbe altro…Ma è allenato a concentrarsi sulle potenzialità, sulla forza che può tirare fuori, sul presente e il futuro possibile. Lì a portata di bracciata. Non vede l’ora di tornare in acqua.

Mi permetto di nuovo solo una preghiera, nel senso di invito ai lettori e invocazione al Cielo: non dimentichiamolo. Sarà proprio quando non sarà più in prima pagina che avrà bisogno di aiuto, amore, compagnia. (E preghiere)

 

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