Non vuoi fare nessuna donazione?

Ecco 5 modi per aiutare Aleteia

  1. Prega per il nostro team e per il successo della nostra missione
  2. Parla di Aleteia nella tua parrocchia
  3. Condividi i contenuti di Aleteia con amici e familiari
  4. Disattiva il tuo AdBlock quando navighi nel nostro portale
  5. Iscriviti alla nostra Newsletter gratuita e non smettere mai di leggerci

Grazie!
Il team di Aleteia

iscriviti

Aleteia

Sono peccati i miei pensieri contro la religione?

Africa Studio/Shutterstock
Condividi

Chi soffre di problemi depressivi e disturbi ossessivi compulsivi ha degli "alibi" legati alla malattia

Un lettore ci scrive:

“Buongiorno, mi chiamo N****, ho 31 e sono tornato da un po’ di anni alla fede cattolica. Vorrei porvi una domanda su una questione molto seria che mi riguarda e della quale non riesco a parlarne con i sacerdoti della mia parrocchia. Sono depresso e in cura sia psichiatrica che farmacologica, poiché alla depressione associo anche dei deliri. Mi sta seguendo una specialista. Alcune volte ho delle crisi durante le quali dico o penso cose contro la religione. Io mi confesso spesso (in media ogni due settimane o ogni 20 giorni), ma mi continuo a chiedere se devo confessare queste crisi e soprattutto se esse sono peccati”.

Il teologo morale don Mauro Cozzoli, raggiunto da Aleteia, è laconico: «La depressione è una malattia, la quale è un male fisico: non è un male morale e quindi un peccato. Perciò tali affermazioni contro la religione non vanno confessate. Questi pensieri, nella misura in cui non sono voluti e coltivati, ma vengono spontaneamente, non sono peccati». Il parlare in maniera lucida contro la religione, invece, «può configurare un peccato».

Il disturbo ossessivo-compulsivo

Emiliano Lambiase, psicologo e psicoterapeuta, coordinatore del CEDIS, afferma: «In merito alla richiesta del lettore non mi esprimerò direttamente perché il ragazzo è già seguito da due colleghi, uno psichiatra e una psicoterapeuta, e inoltre il racconto dei suoi sintomi non è specifico ed è difficile comprendere quanto abbia utilizzato termini tecnici (es. i deliri) per descrivere alcuni fenomeni da lui percepiti. La sua esperienza mi da’ però l’occasione per condividere una riflessione su alcuni sintomi generalmente presenti nel disturbo ossessivo-compulsivo. Tale disturbo è caratterizzato da contenuti mentali ossessivi che vengono alla mente della persona senza un suo richiamo volontario e sono difficilissimi da mandare via o ignorare, e che provocano un elevato disagio dato che mettono in discussione alcuni suoi valori o bisogni centrali».

La definizione esatta presente nella quinta edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5) è:

Pensieri, impulsi o immagini ricorrenti e persistenti, vissuti, in qualche momento nel corso del disturbo, come intrusivi e indesiderati e che nella maggior parte degli individui causano ansia o disagio marcati.

I due tipi di compulsioni

«Spesso – ha proseguito Lambiase -, tali contenuti mentali di natura ossessiva sono associati a delle compulsioni ad agire, cioè a delle spinte irrefrenabili a mettere in atto dei comportamenti in linea con i pensieri ossessivi, e generalmente finalizzati ad assecondarli e placare l’ansia da essi generata». Come scritto del DSM-5 – continua lo psicoterapeuta – le compulsioni sono:

1. Comportamenti ripetitivi (per es., lavarsi le mani, riordinare, controllare) o azioni mentali (per es., pregare, contare, ripetere parole mentalmente) che il soggetto si sente obbligato a mettere in atto in risposta a un’ossessione o secondo regole che devono essere applicate rigidamente.
2. l comportamenti o le azioni mentali sono volti a prevenire o ridurre l’ansia o il disagio o a prevenire alcuni eventi o situazioni temuti; tuttavia, questi comportamenti o azioni mentali non sono collegati in modo realistico con ciò che sono designati a neutralizzare o a prevenire, oppure sono chiaramente eccessivi.

Quando il disturbo è di natura religiosa

«Molto spesso, il contenuto di tali pensieri ossessivi, e delle compulsioni ad essi associate – osserva Lambiase – può essere di natura religiosa e, in questo caso, la persona può soffrire di pensieri, impulsi o immagini mentali ricorrenti e contrari al proprio credo religioso oppure eccessivamente focalizzate su timori di colpa e punizione. Parallelamente a questi contenuti mentali ossessivi possono esserci anche delle azioni compulsive finalizzate a compensare o assecondare tali ossessioni. La persona, non riuscendo a comprendere la natura ossessiva di tali contenuti mentali, può attribuirli realmente a sé, ritenendosi quindi una persona cattiva, oppure considerarli del tutto estranei a sé, temendo di avere dei sintomi deliranti o allucinatori. Inoltre, come già descritto in un precedente articolo presente su Aleteia, il disturbo ossessivo può dare origine a dubbi di natura morale e scrupolosità».

 

 

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni
I lettori come te contribuiscono alla missione di Aleteia.

Fin dall'inizio della nostra attività nel 2012, i lettori di Aleteia sono aumentati rapidamente in tutto il mondo. La nostra équipe è impegnata nella missione di offrire articoli che arricchiscano, ispirino e nutrano la via cattolica. Per questo vogliamo che i nostri articoli siano di libero accesso per tutti, ma per farlo abbiamo bisogno del vostro aiuto. Il giornalismo di qualità ha un costo (più di quello che può coprire la vendita della pubblicità su Aleteia). Per questo, i lettori come TE sono fondamentali, anche se donano appena 3 dollari al mese.