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Desirée Mariottini. Una morte atroce e l’omertà sulla natura del male

DESIREE MARIOTTINI
Andrea Ronchini / NurPhoto / AFP
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Un fatto che è passato dalla cronaca gialla a quella nera; una morte atroce in un contesto di degrado e criminalità che doveva essere sradicato prima.

Il razzismo è ingiusto, il male ci affratella tragicamente. Ma non dobbiamo semplificare

Lo ricordiamo, dobbiamo: non è esclusiva dei magrebini, né degli africani sub sahariani, la pratica dello stupro e nemmeno in questa versione, ovvero ad opera di un branco. Roma ha nei suoi annali casi raccapriccianti che hanno riempito giornali ed edizioni speciali dei tg e forse anche gli incubi di tante famiglie. E’ tra il 29 e il 30 settembre del 1975 che si consumerà il massacro del Circeo, una violenza di gruppo di tre rampolli della Roma benestante su due ragazze di origini popolari e modeste. Italianissimi, tutti quanti.

La naturale inclinazione al male dell’uomo: solo l’azione della grazia divina può guarirla. Lo dimostrano secoli di Cristianesimo

Però è una colpevole ingenuità voler cercare rifugio in questa internazionale democratica dell’orrore. I criminali sono ovunque, anche qua, anche nati in buone famiglie. Verissimo. Allora traiamone le conseguenze fino in fondo: significa che ovunque l’uomo è capace di male abissale, di crudeltà talmente atroce da togliere il fiato al solo pensarci.

Ma lungo il fiume della storia umana, faticoso e piena di anse, di  acquitrini e rapide, chi o che cosa ha potuto alzare gli argini, filtrare i detriti, opporre alte dighe? Quale presenza innegabile ha esercitato lentamente ma irresistibilmente un effetto di purificazione, di innalzamento, di guarigione dell’uomo dalle sue malattie più oscure?

E le loro ripetute recidive non sono la prova che questa presenza viene allontanata e respinta fino al desiderio ormai esplicito di esiliarla definitivamente dai confini delle nostre civiltà? Sì, è di Cristo e del popolo da Lui generato che sto parlando; della presenza del soprannaturale nella forma tangibile e sempre misteriosa della Chiesa come prolungamento di Cristo stesso nella storia (vedi Luigi Giussani); della sua azione sulla cultura, sulla convivenza umana, sull’arte, sull’industria, la scienza, su tutto.

Il mito tragico del buon selvaggio. Nessuno è buono

Lo sguardo compiaciuto e benevolo posato su un uomo immaginario, pensato come innocente e suo malgrado corrotto dalla società è un’idea germinata nei salotti degli illuministi che continua a gettare germogli nelle teste contemporanee. Ma i frutti di questa realtà, ovvero di una società dove l’uomo non è salvato da niente, non è educato né contenuto da nessuna disciplina seria, non ha un Dio sopra di sé ma tante divinità che cerca di imbonirsi e propiziarsi, del “buon” non c’è quasi più alcuna traccia mentre  il “selvaggio” la fa da padrone.

Uno sguardo superficiale che non vede l’abisso. Desirée, avremmo dovuto farti scudo!

Persino le parole dei genitori, dei vicini di Desy come spesso in quelle dei testimoni di vite di brave persone all’indomani di crimini atroci, denunciano una smemoratezza, anzi una censura vera e propria su chi è l’uomo e su cosa si nasconda nemmeno troppo bene nel suo cuore. Per Barbara, la mamma della ragazza, Desirée era “una ragazza solare, un’artista, un animo sensibile”.

Per la vicina era “timidissima ” e profondamente legata alla sorellina di 4 anni. Basta, niente altro. Certo, in una intervista frettolosa a ridosso dei fatti non credo si possa arrivare a dire tutto. Eppure Desirée a Roma ci andava già da qualche tempo; aveva usato almeno sporadicamente sostanze stupefacenti, persino un antiepilettico, qualche canna di sicuro. Spacciava pasticche di Rivotrill ad altre ragazzine (Il Messaggero). Quale disperazione allevava nel petto per precipitare così in fretta? Nessun giudizio sommario, solo la constatazione che il dolore interiore e la tentazione di disperare sono una forza simile a quella che trascina i gravi e forse hanno anche la stessa accelerazione. Ma bisogna saperlo, che siamo capaci di tanto male e di tanto dolore. Non siamo innocenti e non siamo perfetti, nemmeno da giovanissimi. E la separazione dei genitori per un figlio è e resta una sorta di lutto, sebbene condiviso con una quota spaventosa di coetanei.

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