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Come ho imparato a sperimentare il piacere, il possesso e il potere “come Dio comanda”

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di Pablo Perazzo

Chi di noi non vuole essere felice? Da quando ho iniziato ad avvicinarmi di più a Dio ho scoperto nel mio cuore il desiderio di essere ogni giorno più felice (CCC, n. 27). La verità è che se guardo al passato mi rendo conto di non essere mai stato molto consapevole di questa necessità che ho. Non voglio mentirvi, è incredibile come voglia essere ogni giorno più vicino a Do, perché l’esperienza di aver bisogno di riempire quel vuoto di infinito che ho nel cuore è come un motore che dà energia alla mia vita. Ora capisco che c’è stato sempre quel senso di vuoto ma non ho mai voluto affrontarlo.

Vi confesso che riempire il mio cuore con l’amore infinito di Dio è l’unico modo per dare un senso autentico alla vita. Non sapevo bene come potevo soddisfare il desiderio di realizzazione o trasformare in realtà i sogni che mi portavo dietro fin dall’adolescenza. Non è che prima fossi del tutto lontano da Dio, ma ora capisco che l’ho relegato un po’ in un angolo del mio cuore. Condivido queste cose con grande gioia e entusiasmo – non immaginate quanto significhi per me. È come se avessi trovato una perla estremamente preziosa, e devo condividerla (Matteo 13, 45-46).

Vorrei esporvi una breve riflessione sorta dentro di me e che ho condiviso con alcuni amici della parrocchia. Oggi la condivido anche con voi, perché vi può aiutare nel lavoro pastorale con i giovani – in realtà con tutti. Vi renderete conto che si applica a tutte le età. Capire questo mi ha illuminato, e penso che illuminerà anche voi.

Affrontiamo una cultura della morte

Non è una novità per nessuno che il mondo in cui viviamo sia sempre più ostile nei confronti della fede cattolica. Purtroppo, diciamo la verità, anche a noi cristiani spesso costa molto vivere quello che sappiamo che è giusto, o non sappiamo come spiegare bene l’atteggiamento della Chiesa su alcuni argomenti sempre più “normali” in questa società, che perde a poco a poco i valori autentici.

Per questo ho deciso di studiare un po’ quello che sto vivendo consultando il Catechismo della Chiesa Cattolica. Ho trovato un termine che forse per molti è estremamente conosciuto ma che io conoscevo pochissimo, o quantomeno lo avevo dimenticato: concupiscenza. Il Catechismo, al numero 377, spiega la “triplice concupiscenza” (1 Gv 2, 16) come conseguenza del peccato originale, che ci sottomette ai piaceri dei sensi. Mi riferisco al fatto di possedere, al piacere, all’avere (consumismo – materialismo) e al potere (autosufficienza, superbia, credersi migliori degli altri, voler avere sempre l’ultima parola).

Si tratta di “prodotti a basso costo” che anziché aiutarci a vivere la felicità ci allontanano sempre più da ciò di cui ha bisogno il nostro spirito. Ma – e qui entra in gioco qualcosa che per me è importante e molto significativo – ciò che voglio condividere con voi è che più mi avvicino a Dio, più comprendo che non c’è assolutamente alcun problema nel cercare di sentirci bene, comprare cose che ci piacciano ed esercitare il potere che spetta a ciascuno.

La chiave sta nell’ordinare tutto in base all’Amore di Dio. Dio ha creato il piacere; Dio vuole che possediamo delle cose; Dio ci ha concesso il potere di dominare (Genesi 1, 24-31) tutto il creato. Se lo facciamo “come Dio comanda” non solo non c’è problema, ma ci apre la strada per trovare la nostra felicità.

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