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Come ho imparato a sperimentare il piacere, il possesso e il potere “come Dio comanda”

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Catholic Link - pubblicato il 26/10/18

di Pablo Perazzo

Chi di noi non vuole essere felice? Da quando ho iniziato ad avvicinarmi di più a Dio ho scoperto nel mio cuore il desiderio di essere ogni giorno più felice (CCC, n. 27). La verità è che se guardo al passato mi rendo conto di non essere mai stato molto consapevole di questa necessità che ho. Non voglio mentirvi, è incredibile come voglia essere ogni giorno più vicino a Do, perché l’esperienza di aver bisogno di riempire quel vuoto di infinito che ho nel cuore è come un motore che dà energia alla mia vita. Ora capisco che c’è stato sempre quel senso di vuoto ma non ho mai voluto affrontarlo.

Vi confesso che riempire il mio cuore con l’amore infinito di Dio è l’unico modo per dare un senso autentico alla vita. Non sapevo bene come potevo soddisfare il desiderio di realizzazione o trasformare in realtà i sogni che mi portavo dietro fin dall’adolescenza. Non è che prima fossi del tutto lontano da Dio, ma ora capisco che l’ho relegato un po’ in un angolo del mio cuore. Condivido queste cose con grande gioia e entusiasmo – non immaginate quanto significhi per me. È come se avessi trovato una perla estremamente preziosa, e devo condividerla (Matteo 13, 45-46).

Vorrei esporvi una breve riflessione sorta dentro di me e che ho condiviso con alcuni amici della parrocchia. Oggi la condivido anche con voi, perché vi può aiutare nel lavoro pastorale con i giovani – in realtà con tutti. Vi renderete conto che si applica a tutte le età. Capire questo mi ha illuminato, e penso che illuminerà anche voi.

Affrontiamo una cultura della morte

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Non è una novità per nessuno che il mondo in cui viviamo sia sempre più ostile nei confronti della fede cattolica. Purtroppo, diciamo la verità, anche a noi cristiani spesso costa molto vivere quello che sappiamo che è giusto, o non sappiamo come spiegare bene l’atteggiamento della Chiesa su alcuni argomenti sempre più “normali” in questa società, che perde a poco a poco i valori autentici.

Per questo ho deciso di studiare un po’ quello che sto vivendo consultando il Catechismo della Chiesa Cattolica. Ho trovato un termine che forse per molti è estremamente conosciuto ma che io conoscevo pochissimo, o quantomeno lo avevo dimenticato: concupiscenza. Il Catechismo, al numero 377, spiega la “triplice concupiscenza” (1 Gv 2, 16) come conseguenza del peccato originale, che ci sottomette ai piaceri dei sensi. Mi riferisco al fatto di possedere, al piacere, all’avere (consumismo – materialismo) e al potere (autosufficienza, superbia, credersi migliori degli altri, voler avere sempre l’ultima parola).

Si tratta di “prodotti a basso costo” che anziché aiutarci a vivere la felicità ci allontanano sempre più da ciò di cui ha bisogno il nostro spirito. Ma – e qui entra in gioco qualcosa che per me è importante e molto significativo – ciò che voglio condividere con voi è che più mi avvicino a Dio, più comprendo che non c’è assolutamente alcun problema nel cercare di sentirci bene, comprare cose che ci piacciano ed esercitare il potere che spetta a ciascuno.

La chiave sta nell’ordinare tutto in base all’Amore di Dio. Dio ha creato il piacere; Dio vuole che possediamo delle cose; Dio ci ha concesso il potere di dominare (Genesi 1, 24-31) tutto il creato. Se lo facciamo “come Dio comanda” non solo non c’è problema, ma ci apre la strada per trovare la nostra felicità.

Un mondo di valori invertiti

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Non servono grandi sforzi per sapere che è impossibile vivere senza il piacere, il possedere o il potere. Siamo fatti di carne e ossa. Calpestiamo la terra e abbiamo una serie di necessità, tipiche della nostra condizione umana. Vi offro alcuni esempi molto semplici, ma che permettono di chiarire bene quello che sto imparando. Provare piacere quando ho un rapporto sessuale non è negativo. Dio vuole così, ma ovviamente all’interno del contesto del matrimonio.

Desidera che sentiamo quanto è bello mangiare un gelato al cioccolato, ma non vuole che siamo dei disordinati, incapaci di rinunciare al gelato se ad esempio vogliamo fare un digiuno o un’offerta per la necessità di un amico. Devo essere in grado di dominare i miei appetiti sensibili e non il contrario.

Avere e comprare cose… uno smartphone, un tablet o un computer, una macchina ultimo modello, fare il viaggio sognato da anni… Non c’è alcun problema. Il denaro è fatto per essere speso, tutti abbiamo delle necessità e possiamo usarle per avere esperienze gradevoli, come delle buone vacanze.

Diventa un problema quando avendo il denaro non ci preoccupiamo dei più bisognosi o delle persone che non hanno praticamente nulla da mangiare, per proteggersi dalla pioggia o semplicemente per soddisfare le loro necessità di base. Quante famiglie non possono mandare i figli a scuola perché non hanno soldi neanche per l’istruzione pubblica? Possedere e investire il denaro senza le preoccupazioni solidali che sbocciano dalla carità non ha senso.

Confesso che a volte mi vergognavo un po’. Quando dovevo dare ordini o avevo un incarico che richiedeva una certa responsabilità – cosa che può applicarsi a un professore, a un imprenditore, a un padre di famiglia… -, sentivo che stavo approfittando delle persone. Nella misura in cui imparo però come il potere ben esercitato sia un’opportunità di servire e aiutare gli altri sperimento la felicità, perché sto aiutando le persone. Sto amando gli altri come amo me stesso (Matteo 12, 31).

Una lotta costante

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Tutto questo mi sta aiutando molto ad essere più felice. Mi rendo anche conto che quando aiuto gli altri ad essere più felice sono più felice anch’io. Non nascondo, però, che si tratta di una lotta costante, in primo luogo perché questi tipi di concupiscenza di cui parla il Catechismo fanno parte della mia vita. È una cosa che è sempre in agguato (1 Pietro 5, 8), come nemici che vogliono mettere a tacere la voce dell’unico che può offrirci la Via, la Verità e la Vita (Giovanni 16, 4).

I mezzi di comunicazione, con le serie sempre più diffuse sui canali via cavo, i film, ecc., esaltano valoi contrari a ciò che ci insegna Dio. C’è poi il nostro “compagno” di battaglia sempre pronto, alla ricerca di chi divorare: Satana (1 Pietro 5, 8). Ma non dobbiamo perdere la speranza, perché Gesù bussa alla porta del nostro cuore, aspettando che lo ascoltiamo e lo facciamo entrare (Apocalisse 3, 20).

Dio non ci abbandona mai

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Confermo sempre più il sospetto che non molti di noi si soffermano a guardare il crocifisso e si rendono conto di quanto siamo preziosi agli occhi di Dio. Un Dio che è stato disposto a offrire il suo unico Figlio perché morisse sulla Croce. Pensiamo per un momento a quanto valiamo per Dio, che ha deciso che suo Figlio abbandonasse la sua condizione divina, che non sembrasse neanche più umano per quanto era sfigurato sulla croce, visto che il peso dei nostri peccati era immenso (Filippesi 2, 6-11).

Vorrei concludere dicendo che senza l’aiuto di Dio è impossibile vivere tutto questo. Queste forme di concupiscenza sono forti, e la strada che porta al male è molto più ampia di quella che porta al Bene (Matteo 7, 13-14). Il problema è quando Dio non occupa il posto principale nella nostra vita. Solo Dio può darci la felicità infinita, permanente e inalienabile che tanto cerchiamo. Non lasciamoci ingannare. Dio vuole per noi il piacere, il godimento dei beni materiali e il potere come un mezzo per ordinare e aiutare l’ordine sociale. Tre esperienze che possono aiutarci o allontanarci dalla felicità, in base al fine che diamo loro.

Qui l’originale.

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