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S. Giovanni Paolo II e l’amore imparato in famiglia: la cifra inconfondibile di un Santo

KAROL WOJTYŁA SENIOR
EAST NEWS
Karol Wojtyła z żoną Emilią i pierworodnym synem Edmundem (starszym bratem papieża Jana Pawła II).
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Un approccio inedito all'inesauribile ricchezza della vita di un gigante della fede, testimone integrale dell'amore all'uomo e alla storia sotto la luce potente di Cristo e della Chiesa che tutto illumina e spiega.

di Giuseppe Reguzzoni

Come mai i santi scrivono così bene? Soltanto perché sono ispirati? Fatto sta che, appena descrivono Dio, hanno uno stile. Per loro è facile scrivere, l’orecchio teso ai sussurri.

È un’osservazione di Emil Cioran, scrittore non propriamente cattolico, che si trova ripresa nel bel libro che padre Aldino Cazzago dedica alla figura di san Giovanni Paolo II, a quarant’anni dalla sua elezione a pontefice.

E che fa il paio con il giudizio che sul neoeletto pontefice formulava, confidenzialmente, un gigante del cattolicesimo quale fu il cardinale Stepan Wyszinski: «È un mistico, poeta, pastore, filosofo, santo … ma non è un buon amministratore». E, in effetti, a Giovanni Paolo II l’amministrazione diretta del Vaticano quasi non interessava, non oltre, in ogni caso, gli stretti doveri di ufficio. La sua tensione era tutta per testimoniare l’incontro interiore e profondo che aveva cambiato la sua vita, esponendosi, se necessario, anche a qualche incomprensione (come di fatto avvenne per talune sue iniziative pastorali).

Chi fu davvero papa Giovanni Paolo II? Anzitutto un uomo tutto centrato su Gesù Cristo, che concepiva la propria esistenza come un rendere continuamente conto di questo incontro così decisivo, come bene mette in luce padre Cazzago nell’ultimo capitolo, dedicato a Giovanni Paolo II testimone – anzi, come si legge nel testo, «testimone globale», cioè senza delimitazioni, a tutto campo.

Padre Aldino Cazzago, tra i migliori esperti italiani della figura del Papa «venuto da un paese lontano», ci aiuta a entrare in questa sua ispirazione e nelle sue radici più lontane. Lo fa non tanto con una biografia (ve ne sono molte e alcune anche piuttosto buone), ma con interessanti assaggi di suoi aspetti in qualche caso ancora poco conosciuti.

È il caso del bellissimo capitolo iniziale dedicato alla relazione tra Karol Wojtyla e la famiglia d’origine, in particolare con il padre, Karol come lui. Ancora diversi anni dopo la propria elezione al ministero petrino lo ricorderà così:

Non avevo ancora fatto la Prima Comunione quando perdetti la mamma; avevo appena nove anni. Non ho perciò chiara consapevolezza del contributo, sicuramente grande, che ella dette alla mia educazione religiosa. Dopo la sua morte, e in seguito, dopo la scomparsa del mio fratello maggiore, rimasi solo con mio padre, uomo profondamente religioso.

Nel ricordo del padre ritorna insistente il tema della religiosità profonda e della gestualità che la accompagna, come strumento primario e spontaneo di educazione:

Il semplice fatto di vederlo inginocchiarsi ha avuto un’influenza decisiva sui miei giovani anni.

È la stessa gestualità che, unita al potere della parola poetica, affascinerà il giovane Karol nella sua scoperta del teatro. Questo interesse è noto ma, anche qui, Padre Aldino ci riserva una bella sorpresa, dedicando un intero capitolo alla presentazione di un dramma di Karol Wojtyla, ancora troppo poco noto: Raggi di paternità, non a caso posto subito dopo quello dedicato alla figura paterna. Wojtyla lo scrisse nei primi anni Sessanta, ma fu pubblicato solo quindici anni dopo, nel 1979, sul celeberrimo mensile Znak, e firmato con lo pseudonimo di Stanislaw Andrzej Gruda. Non si tratta, dunque, di un’opera giovanile, ma di un’opera matura che, con linguaggio poetico, affronta in chiave filosofico-religiosa il tema dell’amore umano, notoriamente tanto caro a Karol Wojtyla e, poi, a papa Giovanni Paolo II.

C’è, dunque, anche qui, una piena continuità tra l’azione ministeriale-istituzionale del papa polacco e l’intensa e feconda ricchezza della sua personale riflessione esperienziale! Il lettore del saggio di Padre Cazzago è così invitato a cercare nei testi, questa straordinaria ricchezza spirituale, scoprendo che il protagonista del dramma, non a caso, si chiama Adam. Adam, cioè l’uomo … e la mente non può che correre al grandioso incipit della prima enciclica di papa Giovanni Paolo II: Redemptor hominis, Jesus Cristus, est centrum universi et historiae … Adamo si scopre figlio e in questa tensione trova la sorgente della bellezza che cerca ovunque, nella natura come nell’arte.

«Occhi che siete ignari di colui che in voi regna», così, riprendendo i versi del giovane poeta Wojtyla, ci è presentato in un altro capitolo del libro il tema della bellezza fino ai primi anni del suo episcopato a Cracovia.

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