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4 milioni di bambini rifugiati non vanno a scuola

VENEZUELANS
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Rivelazioni dell’ultimo rapporto dell’agenzia ONU

Esposti agli elementi

La realtà quotidiana dei bambini rifugiati che hanno la fortuna di poter andare a scuola spesso non è facile. Manca infatti un po’ di tutto, dai libri di testo alle aule scolastiche. “Quando piove si bagna tutto”, così osserva il 14enne Irahoze Diello, fuggito dal Burundi e che vive ora nel campo profughi Nduta, in Tanzania.

Irahoze è uno dei circa 200 bambini rifugiati della Furaha Primary School, dove l’insegnamento si svolge infatti semplicemente all’aperto. Nella scuola si registra anche un “preoccupante” gender gap o divario tra i sessi: infatti, per ogni bambina ci sono tre alunni maschi.

Ai bambini dei campi profughi o insediamenti informali a Cox’s Bazar, in Bangladesh, dove vivono in condizioni precarie più di 700.000 rohingya fuggiti dal vicino Myanmar (ex Birmania), tocca invece affrontare le spesso devastanti piogge monsoniche.

Ma i bambini, come la 12enne Minara, non si lasciano scoraggiare, perché la loro permanenza nell’insediamento di Kutupalong offre comunque un’opportunità: per la prima volta nella loro vita possono andare a scuola, anche se è solo improvvisata. I profughi in Bangladesh infatti non hanno accesso all’educazione formale, ricorda l’ACNUR.

DAFI, IKEA…

Nel suo rapporto, l’agenzia ONU sottolinea anche l’importanza delle partnership non solo con i governi o con le organizzazioni umanitarie e le ONG per lo sviluppo, ma anche con il settore privato.

Tra le varie iniziative, Turn the Tide menziona il programma tedesco DAFI (la sigla sta per Deutsche Akademische Flüchtlingsinitiative Albert Einstein), il quale eroga borse di studio a giovani riconosciuti come rifugiati per continuare gli studi superiori nei Paesi in cui hanno trovato asilo. Avviata nel 1992 in collaborazione con l’ACNUR, l’iniziativa ha accompagnato già più di 14.000 giovani, fra cui la somala Hawo Jehow Siyad.

Arrivata nel 2000 nel campo profughi Dadaab in Kenya, Hawo ha avuto l’opportunità di concludere la scuola primaria e quella secondaria nel campo. Grazie ad una borsa di studio della DAFI, si è laureata poi all’Università di Nairobi. Hawo è tornata nel suo Paese d’origine, dove oggi lavora come database officer.

Un altro esempio di partenariato è quello tra l’ACNUR e l’IKEA Foundation, che ha permesso nel 2012 l’avvio di un programma di microcredito per profughi nel woreda (distretto) di Dollo Ado, nella regione dei Somali, nell’Etiopia sud-orientale, vicino al confine con la Somalia.

Grazie all’accordo con la fondazione svedese, a fine 2017 andavano a scuola 47.000 bambini profughi, più del doppio rispetto al 2012. A inizio 2018 è stato inaugurato un centro di formazione per insegnanti, dove 200 studenti etiopi e 23 studenti rifugiati si preparano per diventare insegnanti. I primi dovrebbero prendere il diploma nel 2020.

Le parole dell’Alto Commissario ONU per i Rifugiati

Nell’introduzione al documento, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Filippo Grandi, spiega che “l’educazione è un modo per aiutare i giovani a guarire, ma è anche il modo di far rivivere interi Paesi”. “Senza istruzione — così avverte il diplomatico italiano –, il futuro di questi bambini e delle loro comunità sarà irrimediabilmente danneggiato.”

Mentre ricorda che i profughi trascorrono ormai spesso vari anni e persino decenni in esilio, a volte anche l’intera infanzia e gioventù, “la scuola è il primo posto dopo mesi o addirittura anni nel quale i bambini rifugiati trovano una qualche normalità”, afferma Grandi. Anche se bambini sono “straordinariamente resilienti”, servono investimenti urgenti per evitare che centinaia di migliaia di minori diventino parte di “queste inquietanti statistiche”.

Nell’introduzione, l’Alto Commissario ONU lancia anche un appello alla comunità internazionale per includere i bambini profughi nei sistemi educativi nazionali dei Paesi ospitanti, poiché “l’educazione è uno dei modi più importanti per risolvere le crisi del mondo”, così dichiara.

*

1] Il nuovo rapporto è il terzo dedicato dall’ACNUR al tema dell’istruzione. Il primo, intitolato Missing Out, è stato pubblicato nel 2016. Il secondo era Left Behind ed è stato diffuso l’anno scorso.

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