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La guerra continua a mietere vittime fra i bambini

SYRIA - CONFLICT
AMMAR SULEIMAN / AFP
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Nell’ultimo anno più di 11.000 bambini sono rimasti uccisi o mutilati in conflitti

A Sa’da, capoluogo dell’omonimo governatorato nel nord-ovest dello Yemen, si sono svolti il 13 agosto scorso i funerali delle vittime dell’attacco aereo sferrato il 9 agosto contro un autobus fermo nei pressi di un mercato a Dahyan e carico di bambini che tornavano a scuola da un picnic. Secondo fonti locali, le vittime dell’attacco sono state 51, delle quali 40 bambini nella maggioranza fra i 10 e i 13 anni.

A lanciare il raid è stata la coalizione guidata dall’Arabia Saudita ed appoggiata dagli Emirati Arabi Uniti (EAU), dagli Stati Uniti, dalla Francia e dal Regno Unito, contro i ribelli (prevalentemente) sciiti Houthi, sostenuti a loro volta dall’Iran. La bomba che ha provocato la strage risulta infatti di fabbricazione statunitense. Si è trattato, così rivelano le immagini, di una bomba a guida laser da 500 libbre (227 chilogrammi) prodotta da Lockheed Martin.

Mentre fonti ufficiali Houthi hanno definito la strage un “crimine dell’America e dei suoi alleati contro i bambini dello Yemen”, il ministro degli Esteri degli EAU, Anwar Gargash, ha dichiarato che la guerra non può essere effettivamente “un’operazione pulita”, così riferisce la BBC. Con il suo intervento nel Paese — uno dei più poveri al mondo –, la coalizione mira anche a reinsediare il presidente ‘Abd Rabbih Mansur Hadi, deposto e cacciato dalla capitale Sana’a dai ribelli nel 2015.

Crisi umanitaria

In seguito al gravoso conflitto, lo Yemen affronta oggi la maggiore crisi umanitaria del pianeta. Tra i mesi di gennaio e maggio, le agenzie umanitarie ancora presenti nello Yemen hanno assistito in totale 7,5 milioni di persone, così ricorda il quotidiano The Guardian, il quale sottolinea che anche gli Houthi stanno provocando vittime tra la popolazione civile.

L’offensiva lanciata dalla coalizione nel giugno scorso contro la città di Hodeida rischia di peggiorare ulteriormente la drammatica situazione umanitaria nel Paese. Dal porto di Hodeida, situato sulla sponda orientale del Mar Rosso, all’imbocco dello stretto di Bāb al-Mandab, che separa la penisola araba dal Corno d’Africa, transita il grosso degli aiuti destinati alla popolazione yemenita, che del resto è molto giovane: quasi la metà (il 46%) dei circa 28 milioni di abitanti del Paese ha infatti meno di 15 anni, rivelano i dati contenuti nel World Population Prospects: The 2017 Revision delle Nazioni Unite.

Secondo il gruppo indipendente Yemen Data Project, nel solo mese di giugno sono stati lanciati 258 raid aerei contro il Paese. Il 2 agosto è stato colpito in un attacco a Hodeida un mercato ittico e un ospedale, causando 55 vittime e oltre 130 feriti, così riferisce sempre il Guardian.

Reazioni da parte della comunità internazionale

Così tante persone sono morte nello Yemen — questo conflitto va fermato”, ha dichiarato la coordinatrice umanitaria delle Nazioni Unite nel Paese, Lise Grande, citata dal Guardian.

“Sotto la legge umanitaria internazionale, i civili devono essere protetti durante un conflitto”, ha ricordato il 9 agosto in un tweet il Comitato Internazionale della Croce Rossa (ICRC), reagendo alla notizia dell’attacco aereo a Dahyan. L’organismo con sede a Ginevra, in Svizzera, gestisce un ospedale nella città situata nei pressi del confine con l’Arabia Saudita.

Anche le guerre hanno regole, ma le regole senza conseguenze non significano niente”, ha affermato a sua volta il direttore dell’International Rescue Committee (IRC) nello Yemen, Frank McManus. “Se c’è qualche possibilità che vite innocenti, specialmente quelle di bambini, andranno perse in un attacco, (allora) quell’attacco non dovrebbe aver luogo”, ha sottolineato.

“Il mondo ha veramente bisogno di più vite di bambini innocenti per fermare la crudele guerra ai bambini nello Yemen?”, ha dichiarato il direttore regionale per il Medio Oriente e il Nord Africa del Fondo per l’Infanzia delle Nazioni Unite (meglio nota come UNICEF), il belga Geert Cappelaere.

CAAC 2017

“I bambini continuano a essere colpiti in modo sproporzionato dai conflitti armati.” Questa è infatti la drammatica realtà evidenziata dal più recente rapporto Children and Armed Conflict (CAAC) [1], stilato ogni anno dall’ONU e rilasciato il 27 giugno scorso. Dal documento, che descrive in modo dettagliato la situazione in 20 Paesi “caldi” del pianeta – dall’Afghanistan allo Yemen -, emerge che nel corso del 2017 c’è stato “un forte aumento” del numero di violazioni rispetto all’anno 2016.

L’anno scorso sono state almeno 6.000 le violazioni accertate da parte di forze governative, tra cui anche stupri e abusi sessuali, come nel caso dell’Afghanistan, e oltre 15.000 quelle da attribuire a gruppi armati non statali, cioè un incremento netto rispetto all’anno precedente, quando furono in totale circa 15.500.

Il rapporto evidenzia inoltre che nel 2017 più di 11.000 bambini sono rimasti uccisi o mutilati in conflitti in vari Paesi del mondo, di cui 3.179 (861 uccisi e 2.318 mutilati) nel solo Afghanistan e 1.316 nello Yemen (552 uccisi e 764 mutilati), e di cui 670 da attribuire alla coalizione (370 dei quali uccisi).   

Mentre molte delle violazioni si sono verificate in Paesi dove l’autorità statale o governativa è debole, spregevole è il reclutamento di bambini da parte delle varie fazioni coinvolte nei conflitti locali, un fenomeno molto diffuso in Somalia e in Sud Sudan. Mentre nel primo Paese i miliziani di al-Shabaab hanno reclutato circa 1.770 bambini per rimpinguare le loro file, nella seconda Nazione sono stati più di 1.200 — incluse anche 164 ragazze — i giovani arruolati nelle varie milizie.

Per quanto la Nigeria e i Paesi vicini colpiti dalla violenza di Boko Haram, in particolare il Camerun, continua la crudele prassi di bambini — spesso bambine, poiché portano abiti molto coprenti — usati in attacchi kamikaze. Sono 146 i casi documentati in Nigeria e 57 in Camerun, così rivela il rapporto ONU. In quasi tre quarti dei casi si è trattato di bambine: 145.

Cosa fare?

“Nonostante alcuni progressi, il livello delle violazioni rimane inaccettabile”, si legge in una dichiarazione rilasciata per conto del segretario generale delle Nazioni Unite, il portoghese António Guterres, dal suo portavoce.

Mentre il rapporto ricorda che la prevenzione dovrebbe essere “una preoccupazione primaria della comunità internazionale”, esorta i Paesi membri dell’ONU “ad adottare tutte le misure necessarie per prevenire tali gravi violazioni”.

In occasione del dibattito sul rapporto davanti al Consiglio di Sicurezza, avvenuto il 9 luglio, la direttrice esecutiva dell’UNICEF, Henrietta H. Fore, ha ricordato che oggi un bambino su quattro nel mondo vive in un Paese che è colpito da guerre o disastri, una proporzione che ha definito quasi “oltre l’immaginazione”.

“Nella sua vita, un bambino siriano di sette anni non ha mai conosciuto una Siria pacifica. Un adolescente afghano non ha mai conosciuto un Afghanistan pacifico”, così ha osservato la statunitense. Quindi, ha chiesto, “come possiamo preparare i bambini a plasmare futuri pacifici se non hanno la più pallida idea di come è la pace?”

Sul rapporto è intervenuto anche l’Osservatore Permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, l’arcivescovo Bernardito Auza, il quale ha dichiarato che “i bambini sono quelli che soffrono di più in ogni guerra e conflitto. Per bambini già intrappolati in un conflitto armato, non è mai troppo tardi per agire per salvarli e riabilitarli”.

“Per quelli che rischiano di essere irretiti nei conflitti armati, dobbiamo agire adesso”, ha continuato Auza, perché “non possiamo perdere questa generazione di bambini attualmente ad alto rischio”. “Proteggere i bambini oggi previene i conflitti domani”, ha aggiunto.

*

1] Il rapporto è disponibile in formato Word. Quando si apre il link, scegliere la lingua preferita e cliccare a destra in alto su Download the Word Document.

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