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Dal giorno del terremoto non ha più parlato. Ma dopo 1 anno e 3 mesi un tema a scuola le ha ridato voce

SERENA DAMICO
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Serena D’Amico ha perso la nonna nel violento sisma di Amatrice del 2016. Quel dolore le ha tolto la voglia di comunicare. Ma un tema assegnato dalla sua insegnante l’ha aiutata a ritrovare le parole.

Il 24 agosto è una data odiosa per Serena D’Amico, perché quel giorno nel 2016 il terremoto che colpì Amatrice risparmiò la sua vita ma prese quella della sua amata nonna. Caos, macerie, paura, lacrime e poi il silenzio. La quindicenne da allora si rinchiuse in un mutismo pieno di dolore perché quando la sofferenza attraversa la nostra vita perdiamo le parole e la speranza. A volte decidiamo di restare al buio e di non dar voce alle nostre emozioni.

Il legame con la nonna

Serena dopo la separazione dei genitori trascorreva le estati ad Amatrice in compagnia della nonna. Il legame con i nonni è talmente speciale che possiamo facilmente immaginare la bellezza semplice del loro stare insieme durante quei giorni preziosi e ricchi di pranzetti con i fiocchi, di “Come hai dormito tesoro?” e di “Io alla tua età sapevo già…”, e poi la spesa, le parole crociate sul divano e gli abbracci, i proverbi, le storie, i consigli, le risate. Tanta vita e tanto amore che a Serena mancano e mancheranno.

Leggi anche: Il ruolo dei nonni è fondamentale ma non può sostituire quello dei genitori

“Inventa un racconto a piacere”

Anche per questo la giovane non ha parlato per più di un anno, come racconta il Messaggero . Un silenzio impenetrabile che si è interrotto in classe, presso il Liceo Classico Varrone di Rieti, quando l’insegnante Maria Flavia Perotti (grande prof!) ha assegnato agli studenti un tema dal titolo “Inventa un racconto a piacere”. Grazie al foglio bianco Serena ha ricominciato a parlare, senza inventare nulla ma raccontando soltanto la sua storia. Così è tornata ad esprimersi, a comunicare, perché scrivere è anche una cura, un modo per parlare senza filtri e timori.

1 anno e 3 mesi di silenzio

La professoressa lo sperava da tempo, infatti ha così raccontato:

“Succedeva sempre nell’ora di geografia. Tra gli argomenti c’era anche il tema del terremoto: quando intuiva che potessi parlare dell’argomento, Serena si alzava e senza dire nulla usciva dalla classe. Non ho mai provato a fermarla” (Il Messaggero)

L’avrei abbracciata per l’ultima volta

Nel tema la giovane ha dato voce alle sue emozioni e ai ricordi…

Il 24 agosto è un giorno che ricorderò per il resto della mia vita a volte un oggetto che ho davanti, o magari una persona, mi riportano a quel giorno […] Il palazzo di mia nonna di tre piani era diventato un cumulo di macerie di due metri. Se la sera prima avessi saputo che l’avrei abbracciata per l’ultima volta, giuro che l’avrei stretta più forte e sarei rimasta con lei. (Huffpost.it)

Per me è una seconda mamma

E ha parlato della nonna e dei suoi sacrifici per amore della famiglia. Un esempio grande e luminoso che Serena non dimenticherà e racconterà ai suoi figli.

Mia nonna è una persona forte che si è sempre sacrificata per il bene della famiglia: per me è una seconda mamma. Utilizzo i tempi al presente perché lei non merita di essere ricordata al passato. (Ibidem)

Leggi anche: Ma quanto ci vogliono bene i nonni?

 

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