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Come funziona la “fabbrica dei santi” del Vaticano?

SAINT PETER SQUARE GENERAL VIEW
Antoine Mekary | ALETEIA
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In Vaticano ogni dicastero ha un ruolo ben definito. Tra questi, spetta alla Congregazione per le Cause dei santi il designare i servi di Dio che debbono essere canonizzati.

È molto semplice: per essere riconosciuta santa una persona deve soddisfare alcune condizioni.

  • Bisogna che sia morta in odore di santità,
  • che abbia reputazione di esser vissuta secondo la fede cristiana,
  • che sia stata riconosciuta come agente d’intercessione per due miracoli o che sia morta martire.
  • In ultimo (salvo eccezioni), prima di essere canonizzata una persona deve essere già stata beatificata.

Ma prima di questo si rivela indispensabile una formalità: la sua causa deve essere depositata in uno degli uffici della Congregazione per le cause dei santi. E questo non può accadere se non dopo un’inchiesta che può durare degli anni.

Se la maggior parte dei dicasteri della Curia possono assimilarsi a un ministero di uno Stato laico, questa Congregazione non trova equivalenti, poiché dal 1969 essa è incaricata di dare alla Chiesa dei santi da venerare. Situata in Piazza Pio XII a pochi metri dalla Basilica di San Pietro, la Congregazione per le Cause dei Santi – in latino Congregatio de Causis Sanctorum – è una delle nove congregazioni della Curia Romana. Alla sua testa si trovano un cardinale prefetto – attualmente il cardinal Angelo Amato, che dalla fine di agosto 2018 viene rimpiazzato dal cardinal Angelo Becciu – aiutato da un segretario e da 34 membri ufficiali. Tra questi il famoso “avvocato del diavolo”, chiamato più formalmente “promotore della fede”, attualmente mons. Carmelo Pellegrino. Quest’ultimo è incaricato di argomentare contro la causa di un candidato.

Nascita di un’istituzione

Un primo abbozzo di quest’organo della Curia ha visto la luce nel 1588, quando Papa Sisto V ha creato la Congregazione dei Riti al fine di controllare le canonizzazioni e tutto ciò che riguarda il culto della Chiesa. Vaste programme, ma questa combinazione avrebbe permesso di istituire poco a poco tutte le procedure di una canonizzazione. In particolare sarebbe stato Prospero Lambertini, avvocato del diavolo e futuro papa Benedetto XIV (1740-1758) a contribuire in misura del tutto peculiare, ispirandosi alla teologia di san Tommaso d’Aquino.

Con i mezzi moderni e l’ampliamento della Chiesa, papa Paolo VI ha finalmente deciso di dare al trattamento delle canonizzazioni lo spazio che meritano. Era il 1969. Nacque così la Congregazione per le Cause dei Santi, ormai distinta dalla Congregazione per il Culto divino e la disciplina dei Sacramenti.

Il suo ruolo preciso

Giovanni Paolo II, nella costituzione Pastor Bonus, del 1988, ha precisato il ruolo e il funzionamento di questa vera e propria fabbrica dei santi. La Congregazione era stata allora incaricata di «trattare tutto quello che, secondo la procedura stabilita, conduce alla canonizzazione dei servi di Dio». Dunque il suo ruolo è quello di esaminare le proposizioni e di determinare “con certezza” che un fedele defunto possa essere innalzato alla gloria degli altari.

Per l’analisi dei miracoli, la Congregazione dispone pure della propria assemblea di medici, istituita nel 1948 da Pio XII. E a tal fine vengono tenute in considerazione solo guarigioni e risurrezioni di morti. Bilocazioni, apparizioni di stigmate e altre esperienze mistiche, anche eloquenti, non sono valutate… poiché i medici sono incapaci di far valere le loro competenze in materia.

Ma non è tutto: la Congregazione si pronuncia anche sullo status di Dottore della Chiesa che può essere attribuito ai santi. Essa detiene anche l’immensa responsabilità di attestare l’autenticità delle sacre reliquie, ed è incaricata della loro conservazione (nonché di autorizzarne l’esposizione).

Comunque in materia di santità l’ultima parola spetta sempre al Romano Pontefice, incaricato di approvare la promulgazione di ogni decreto di canonizzazione. Fino al punto che con un semplice decreto egli può decidere di riconoscere qualcuno come santo – è ciò che si chiama “canonizzazione equipollente”. Una simile procedura è stata avviata da Papa Francesco per canonizzare Pietro Fabre, compagno di sant’Ignazio e primo sacerdote della Compagnia di Gesù.

[Traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

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