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Sophie: giovane madre malata terminale scrive lettere per la figlia neonata

SOPHIE GEORGE
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La malattia, un glioblastoma, le concede poco tempo e lei lo usa tutto per le cose più importanti. Ma forse non ha ancora scoperto la più decisiva?

Vive a Clacton-on-Sea in Gran Bretagna, si chiama Sophie George e ha solo 27 anni. Ha scoperto di essere affetta da un tumore incurabile (per ora!). I medici sono stati schietti, ti resteranno circa 18 mesi di vita, le hanno detto. E allora lei li ha presi sul serio e ha preso ancora più sul serio la propria vita e le persone che ama. Il compagno e la figlia e l’amore che li lega e la morte strapperà o renderà almeno dolorosamente misterioso, invisibile. Senza la presenza viva fatta di carezza, sorrisi, baci arrabbiature e stupidaggini delle quali pentirsi.

Sophie si è messa di buona lena per ottimizzare la propria crudele e risicata agenda: le cose da fare sono tante, cominciamo dalle più importanti. Innanzitutto sposarsi con lui, Jay, (sono tante le coppie che lo fanno in condizioni simili. Di fronte alla morte c’è bisogno del per sempre!) il papà di quella biondina che si vede in braccio a lei, a lui, a loro due. Lo faranno a settembre. E poi vogliono viaggiare, vedere il mondo reale e di sicuro anche quello di Peppa Pig e i suoi tondi consanguinei che si buttano nel fango pancia all’aria per ridere a crepapelle.

Quando nasciamo mamme perché concepiamo e partoriamo figli sappiamo che sono un dono, e forse anche solo segretamente e in modo confuso, che vengono direttamente da Dio. E all’improvviso ci sentiamo così importanti e fragili al punto che la cosa che temiamo di più, dopo la sofferenza innocente dei nostri piccoli, è la nostra morte. Perché non viviamo più solo per noi stesse ma accettiamo, sebbene non sempre di buon grado e non tutte, di vivere al servizio di altri esseri umani senza diventarne schiave o tiranni. Difficile ma necessario equilibrio, questo; è arte circense su un filo sospeso in alto e senza rete sotto affidata proprio alla nostra metà del cielo. Noi donne abbiamo il fisico e la mente più adatte a questa opera; siamo attrezzate, ci sentiamo chiamate, ci rende più belle pur consumandoci. Non c’è tempo di scendere più in profondità ma sono tante le menti eccelse che hanno scandagliato il mistero della femminilità e la grandezza della maternità, insieme con i rischi di degenerazione che esse corrono: una su tutte Edith Stein, S. Teresa Benedetta della Croce.

Ecco, a Sophie sta succedendo quello che tutte temiamo: molto probabilmente dovrà presto lasciare sua figlia e, forse, non ha idea di dove andrà lei… Così ha deciso di restarle vicina giocando d’anticipo e scrivendole delle lettere. Spesso lo pensiamo anche noi ogni tanto lo facciamo ma il più delle volte rimandiamo; c’è così tanto da fare! Ora che la morte le ha già spedito l’invito per Sophie invece non c’è niente di più urgente.

Marcie riceverà lettere scritte da lei fino a quando avrà compiuto trent’anni.

«Voglio creare dei ricordi – dice Sophie – voglio che lei non dimentichi i momenti passati con sua madre. Mi fa paura pensare che non sarò con lei ogni giorno. Per questo voglio che nell’arco della sua vita lei senta che la sua mamma è accanto a lei, a questo servono le lettere che sto scrivendo: per tutti quei momenti in cui avrà bisogno di parlare con sua madre e io non ci sarò. Deve sapere che anche da lassù io veglierò su di lei  e la terrò al sicuro. E sarà per sempre»”.

«Mia cara Marcie – dice Sophie in una delle lettere già scritte – Oggi è il tuo primo giorno di scuola e anche se la mamma non è lì per tenerti la mano o dirti “ciao” mentre entri nella tua classe, io veglierò su di te e ti proteggerò. C’è un fazzoletto di carta nella tua cartella che papà ha spruzzato con il profumo della mamma: se ti spaventi, annusa il profumo della tua mamma e vedrai che tutto andrà bene. Può darsi che alcuni bambini non si comportino in modo molto gentile con te e tu potresti sentirti triste, ma non preoccuparti, tua madre ti amerà sempre moltissimo. Ogni volta che ti senti triste, dai una stretta ai tuoi orsacchiotti e sentirai la voce di mamma». (Fanpage.it)

Senza dubbio questo gesto d’amore è commovente, eroico; eppure è triste, muto di una speranza che invece dovremmo in tanti poter gridare e che potrebbe anche acquietarci in una resa fiduciosa. Ma prima accenderci di una forza nuova anche davanti la malattia…

Ci sono due dimensioni di speranza che questa giovane e bellissima mamma sembra non conoscere; per questo provo dolore sincero per lei e credo che dovremmo pregare e magari provare a raggiungerla con l’unica notizia che valga la pena.

Cristo è il Salvatore e la morte non ha più il veleno di prima; bisogna che qualcuno faccia arrivare un messaggio anche via social a Sophie. Nessuno muore per sempre, nemmeno tu carissima Sophie! Devi saperlo, non morire prima di averlo conosciuto o ri-conosciuto!

Cristo è anche il Medico; non facciamoci fregare da tutta quella cortina di similitudini e metafore. Certo tutto rimanda allo spirito, alla salvezza dell’anima ma il corpo, in Cristo, è nobilitato come mai era successo nemmeno prima della caduta disastrosa del peccato. Cristo è il Signore ed è presente ora, realmente e misteriosamente. Nemmeno una briciola della Sua onnipotenza è offuscata dalla nostra dimenticanza e dai nostri orribili tradimenti.

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Tags:
tumore
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