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Minacce, fango, ricatti. Questa è la sorte che tocca ad un parroco che aiuta i migranti

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Il caso di Don Massimo Biancalani che in provincia di Pistoia sta sperimentando un modello di accoglienza rivoluzionario. Eppure lo attaccano in tutti i modi. Perché questo clima?

Minacce, intimidazioni, persino colpi di pistola.  Accade nella parrocchia di Don Massimo Biancalani— il prete che manda avanti un progetto d’accoglienza innovativo a Vicofaro, in provincia di Pistoia.

Qui i migranti lavorano, finanche come pizzaioli, si impegnano nel sociale, sono educati all’integrazione. Eppure questo modello “fa male”.

La tensione attorno a Vicofaro è cresciuta nel corso del tempo. Pochi mesi dopo l’episodio delle foto su facebook dei migranti che fanno il bagno in piscina, le gomme delle biciclette utilizzate dai ragazzi della struttura sono state tutte tranciate.

Sul profilo Facebook di don Biancalani si sono sommati i commenti irosi e violenti di moltissimi utenti, e alla parrocchia di Vicofaro hanno continuato ad arrivare mail e lettere di minacce e insulti.

Qualche settimana fa, infine due 13enni hanno sparato dei colpi a salve con una pistola scacciacani contro un migrante, Buba Ceesay, che si trovava fuori dalla parrocchia. Gridandogli “negro”. Una volta individuati, i due ragazzi hanno sostenuto che il movente non fosse razzista, e che si trattasse di un’innocua “goliardata”

Clima da guerriglia

Insomma questo è il clima che si registra intorno ad un parroco che prova ad accogliere e dare dignità a migranti, che sinora a Vicofaro si sono comportati sempre in modo corretto, eccezion fatta per una rissa nel centro d’accoglienza di Don Massimo.

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