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Minacce, fango, ricatti. Questa è la sorte che tocca ad un parroco che aiuta i migranti

don massimo biancalani

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Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 16/08/18

Il caso di Don Massimo Biancalani che in provincia di Pistoia sta sperimentando un modello di accoglienza rivoluzionario. Eppure lo attaccano in tutti i modi. Perché questo clima?

Minacce, intimidazioni, persino colpi di pistola.Accade nella parrocchia di Don Massimo Biancalani— il prete che manda avanti un progetto d’accoglienza innovativo a Vicofaro, in provincia di Pistoia.

Qui i migranti lavorano, finanche come pizzaioli, si impegnano nel sociale, sono educati all’integrazione. Eppure questo modello “fa male”.

La tensione attorno a Vicofaro è cresciuta nel corso del tempo. Pochi mesi dopo l’episodio delle foto su facebook dei migranti che fanno il bagno in piscina, le gomme delle biciclette utilizzate dai ragazzi della struttura sono state tutte tranciate.

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Sul profilo Facebook di don Biancalani si sono sommati i commenti irosi e violenti di moltissimi utenti, e alla parrocchia di Vicofaro hanno continuato ad arrivare mail e lettere di minacce e insulti.

Qualche settimana fa, infine due 13enni hanno sparato dei colpi a salve con una pistola scacciacani contro un migrante, Buba Ceesay, che si trovava fuori dalla parrocchia. Gridandogli “negro”. Una volta individuati, i due ragazzi hanno sostenuto che il movente non fosse razzista, e che si trattasse di un’innocua “goliardata”

Clima da guerriglia

Insomma questo è il clima che si registra intorno ad un parroco che prova ad accogliere e dare dignità a migranti, che sinora a Vicofaro si sono comportati sempre in modo corretto, eccezion fatta per una rissa nel centro d’accoglienza di Don Massimo.

«Io non condivido la giustificazione che è stata data a quest’ultimo avvenimento, cioè la goliardata – afferma il sacerdote a vice.com (16 agosto) – Non è accettabile, perché c’è qualcosa di più profondo. I due ragazzini che sono venuti a sparare a salve certamente non sono stati mossi da un movente ideologico, ma hanno assorbito il clima che si respira attorno a Vicofaro e in generale in Italia. Un clima che è dato da un certo tipo di politica, e da un certo tipo di linguaggio utilizzato dai media».




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“Quarto reich”

«Ho ricevuto – evidenzia Don Massimo – diversi messaggi e lettere di insulti e minacce di morte. Addirittura una lettera firmata “Quarto Reich” in cui chi scriveva sosteneva che la mia unica fortuna era di essere lontano da Roma, altrimenti me la sarei vista brutta. Poi ci sono state le illazioni e le notizie fake, che forse sono anche peggio. Su Facebook, qualche tempo fa, girava un post diffamante in cui mi si vedeva con un braccio intorno alle spalle di un ragazzo che ospitiamo. E sopra c’era scritto “Don Biancalani ammette: ‘Ho avuto numerosi rapporti sessuali con i miei ragazzi. Non è un reato! Anche Dio approva l’amore!'” come se fosse una mia dichiarazione. Ovviamente è in corso una denuncia, e voglio arrivare alla fonte di questo post».

La preghiera individuale

Le critiche sono piombate su ogni azione del prete. Ad iniziare dalla stanza del centro d’accoglienza concessa per la preghiera ai musulmani.

«In quell’occasione io parlai della preghiera individuale: invece che farla in una stanza o in corridoio, i migranti musulmani nella mia idea dovevano avere uno spazio—visto che noi abbiamo una chiesa enorme—dove poter raccogliersi e pregare in un contesto dignitoso. E molti giornali parlarono del “prete che apre la chiesa ai musulmani.” Lì arrivò una botta molto forte: ricevemmo critiche riguardo al fatto che il nostro era un approccio troppo “avanzato”».

35 euro

Un’altra critica che gli muovono contro è la “poca trasparenza” del suo progetto.

«Qualche giorno fa nel consiglio pastorale di una chiesa qua vicino qualcuno ha detto, “Eh, don Biancalani ha tutti quei migranti, chissà quanti soldi prende.” Chiariamo: finora ho potuto portare avanti questa grande apertura perché ho cercato di utilizzare i fondi nel modo più parsimonioso possibile. Nasciamo come piccolo progetto di accoglienza, in accordo col prefetto Ciuni. Lui mi ha aiutato a mettere su una piccola associazione nel 2015, e dopo pochi mesi abbiamo accolto due nuclei di migranti: dieci a Ramini [una frazione di Pistoia], e dieci a Vicofaro».

A quel punto, prosegue il sacerdote, «in quanto realtà d’accoglienza, iniziammo a ricevere i famosi 35 euro al giorno. Io non dovrei neanche dirlo—perché i soldi dovrebbero essere destinati in modo preciso, ma in questi anni ho utilizzato quei fondi per accogliere più persone [di quelle previste]. Ho pagato le utenze, il cibo, e i bisogni. Certamente contando sul fatto che qui non paghiamo l’affitto, ma comunque non è stato semplice. Non ci avvaliamo di operatori a pagamento, ma di professionisti volontari che non ci costano niente. In questo modo ho potuto accogliere 100 persone».




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Norme e metraggi

E non è finita qui. Oggi un parroco che prova a dare dignità ed integrare i migranti deve fare i conti anche con una rigorosa burocrazia.

«La politica locale e nazionale può forse attaccare il progetto di accoglienza appellandosi alle normative. Perché ora siamo tanti, e bisogna constatare che i metraggi siano giusti per il numero di ospiti. È una questione delicata, perché per me è come dire che una parrocchia non può fare la parrocchia a causa dei locali inadatti».

“Diamo fastidio alle cooperative”

Don Massimo è laconico. «Non so cosa succederà. Anche perché il nostro modello di accoglienza non piace a molti: siamo praticamente soli. Oltre a chi si oppone all’accoglienza, infatti, diamo fastidio anche alle cooperative perché utilizziamo molte meno risorse di loro. Ci definiscono un modello di accoglienza poco serio, ma la verità è che accogliamo tutti i ragazzi che loro scartano».


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