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Escalation di violenza in tutta Italia contro la Caritas. Solo perché accoglie i migranti

DOMESTIC VIOLENCE
Milicad - Shutterstock
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Dai container incendiati alle minacce, dalle molotov agli insulti. Quando un freno a questi assalti?

Un’escalation di violenza contro la Chiesa e le sue strutture destinate all’accoglienza dei profughi. Se da un lato Papa Francesco richiama ad «accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti e i rifugiati», e la Chiesa dall’inizio del suo pontificato è fermamente impegnata su questo fronte, dall’altro l’istituzione ecclesiastica ormai da tre anni sta incassando un escalation di violenze proprio a causa di questa mano tesa ai profughi

Un interessante dossier di Avvenire (25 ottobre) evidenzia gli episodi di intolleranza in tutto il Paese nei confronti delle Caritas, dalle minacce agli incendi dolosi.

GLI SKINHEADS AL NORD

Nel 2015 il primo gesto aggressivo nei confronti proprio delle Caritas: dieci le sedi del nord (Como, Brescia, Crema, Lodi, Reggio Emilia- Guastalla, Piacenza-Bobbio, Trento, Mestre, Vicenza e Treviso) che finiscono nel mirino degli estremisti di Veneto Fronte Skinheads. Le strutture vengono tappezzate di sagome umane tricolori, manifesti funebri contro lo ius soli che condannano «il favoreggiamento di un’invasione pianificata di massa», cartelli e volantini xenofobi. Gesti che si ripetono, da Nord a Sud. Le stesse sedi vengono bersagliate con numerose lettere minatorie.

I CONTAINEIR INCENDIATI

A ottobre 2016, esattamente un anno fa, tocca alla diocesi di Lamezia Terme in Calabria: cinque container destinati alla Caritas per ospitare strutture di accoglienza e depositi di generi alimentari vengono incendiati da ignoti. Un danno da oltre 20mila euro. I container, in particolare, avrebbero dovuto essere utilizzati per costruire il ‘Villaggio della carità’. «Se c’è qualcosa da dire lo si dica con le parole, non con le bombe» commenta scosso il responsabile della Caritas padre Valerio Di Trapani. Quest’estate un’ulteriore escalation.

LE MOLOTOV CONTRO “PORTA APERTA”

A luglio 2017 un attentato incendiario colpisce la sede di “Porta Aperta”, un’associazione di volontariato promossa dalla Caritas diocesana che si trova a Modena, in strada Cimitero San Cataldo, e ospita anche diversi migranti: due molotov vengono lanciate contro la struttura.

LO STRISCIONE DI PESCARA

A Pescara è Casapound a rivendicare invece lo striscione shock appeso fuori dalla struttura comunale ‘La Volpe’: «Altro che Caritas, è solo business» vi si legge. Il riferimento è al bando per ospitare parte dei 1.114 migranti in arrivo nel Pescarese: la Caritas ha la “colpa” d’essersi candidata a ospitarne alcuni in una struttura destinata alle donne vittime di violenza ed abusi.

IL PARROCO E LA PISCINA

Il caso ad agosto 2017 a Vicofaro, alle porte di Pistoia: il parroco, don Massimo Biancalani, porta alcuni profughi in piscina per ringraziarli dell’aiuto ricevuto: per diversi giorni hanno fatto i camerieri volontari nelle serate organizzate per raccogliere fondi a favore di una onlus. Finisce nel mirino dei militanti di Forza Nuova, che invadono anche la sua chiesa per la messa domenicale. Il parroco da allora è destinatario di lettere minatorie e minacce (Avvenire, 25 ottobre).

LE PROTESTE DI GENOVA

Poi a Multedo, Genova, la via crucis delle Caritas e delle parrocchie impegnate in prima linea coi profughi. Fiaccolate e manifestazione per protestare contro l’accoglienza voluta dalla Chiesa e dai comitati a supporto.

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