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Bernadette, San Giuseppe e la bellezza della “vita nascosta” degli sposi

COPPIA NASCOSTA
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Lo Sposo di Maria è il Santo perfetto per la vita matrimoniale. E rivolgerci a lui è come parlare a Maria Santissima perché sono in perfetto accordo

Lettere a una moglie #2 (ovvero l’esodo del duo con l’anello noto in tutto il mondo come Mienmiuaif) di Giuseppe Signorin

Ma tu lo sapevi che santa Bernadette è rimasta sepolta i primi trent’anni dopo la morte in una cappellina dedicata a san Giuseppe, nel convento delle Suore della Carità e dell’Istruzione Cristiana a Nevers, amore mio? L’ho letto in un saggio di Vittorio Messori, “Ipotesi su Maria”. C’ho messo il segnalibro di san Leopoldo, in quella pagina. La comunione dei santi… Bernadette, come Gesù, trent’anni di vita nascosta custodita da san Giuseppe. Certo, nel suo caso, si tratta dei primi trent’anni di vita eterna, di Cielo, ma il suo corpo terrestre è rimasto lì, in quella chiesetta in cui amava tanto rifugiarsi a pregare, fino a quando non è stato riesumato per l’inizio del processo di beatificazione e trovato pressoché intatto. Nel 1909. Il primo miracolo, l’inizio della sua “vita pubblica”. Bernadette era innamorata di san Giuseppe. Una volta la Superiora la trovò intenta a pregare Maria di fronte a san Giuseppe e le disse che era distratta, che aveva sbagliato statua. Bernadette le rispose sorridendo che la santa Vergine e il suo sposo sono perfettamente d’accordo. San Giuseppe è il santo della vita nascosta e quindi della pazienza. Perfetto, per me, che vorrei tutto subito, che se arrivo alle 13 e 10 a casa e non è pronto da mangiare svengo dalla fame sul pavimento in gres effetto legno, durissimo. Giuseppe è il santo che fa per tutti, soprattutto gli sposi, perché il matrimonio è una vita nascosta per la maggior parte del tempo a tutti, eccetto ai due sposi, e senza pazienza si può trasformare facilmente in un match di Mortal Kombat (tu sei nata nel 1990, non puoi capire, io in quel decennio ero un assiduo frequentatore di sale giochi).

I santi sono meravigliosi – Bernadette, Leopoldo, Teresina, Josemaría, Giovanni Paolo, Giuseppe… – me ne sto innamorando sempre di più. Non nel senso in cui amo te, ovviamente (meglio precisare, con le mogli), ma i santi sono davvero una presenza insostituibile nella vita di un cristiano. All’inizio del cammino di conversione non li capivo. Non avendo pazienza, pensavo di doverli imitare subito tutti. Immagina che caos nella mente del tuo martire/marito. Un po’ alla volta il buon Gesù e la Sua Mamma mi hanno dato una mano a entrare in relazione con loro. I santi sono Vangelo incarnato, nelle diverse generazioni, nelle diverse situazioni, nei diversi luoghi e stati di vita. Insegnano a vivere. Sono essenziali. Non vanno imitati come pappagalli, per cui se san Francesco si è spogliato davanti al suo Vescovo io devo fare lo stesso con mons. Beniamino, di Vicenza. No, le storie dei santi vanno ascoltate, meditate. Devono entrare in circolo, nel sangue. Come il Vangelo. Solo così possono agire in maniera originale nelle nostre vite. E san Giuseppe prima di tutti, lui ci aiuta più di tutti, ci guida, ci protegge, ci custodisce. E prima ancora la Mamma. Lei è fuori categoria. Lei ci porta Gesù. Ma è tutto un gioco di squadra. Il corpo mistico della Chiesa. Mi scoppia la testa solo a pensarci.

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