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La comunione sulle mani? E allora i mistici che raccomandano di riceverla in bocca?

Jeffrey Bruno

Giovanni Marcotullio - pubblicato il 20/06/18

Don Stanzione invoca a difesa dell’esclusività della prassi della comunione in bocca un rapido passaggio dei Canoni del Sinodo di Rouen (650):

È stato a noi riferito che alcuni sacerdoti dopo aver detto Messa, quando consumano i Misteri Divini, danno il calice di Dio a donne che hanno fatto loro delle offerte per le Messe, o ad alcune persone laiche che non possono discernere il Corpo di Dio.

La pietà dei fedeli comprende come tutto questo sia contrario ad ogni religione ecclesiastica. Perciò comandiamo a tutti i sacerdoti che nessuno in futuro agisca in questa maniera, e che il sacerdote consumi l’Eucaristia con riverenza e per la distribuzione la dia al diacono o al suddiacono che amministra all’altare.

Un prete non deve mettere l’Eucaristia santa nelle mani di alcuna persona laica o a donna, ma solo nelle loro bocche.

Se qualcuno trasgredirà questo ordine, poiché disprezza Dio onnipotente e disonora quello che appartiene a Dio, sia rimosso dall’altare.

Appare in realtà evidente come il canone intervenga specificamente in un abuso, e che questo abuso sia ben distante dalla prassi di cui si discute dalla Riforma successiva al Vaticano II: sacerdoti che “danno il calice” “a donne” che “hanno fatto offerte”… che significa? Si condanna l’uso della specie del vino (condanna frequente, e giustamente, per molti secoli)? Si condanna l’accesso delle donne all’altare? Si condanna una qualche forma di simonia? Difficile dirlo da questo solo rapido passaggio: intanto è certo che non si parli dell’ordinaria possibilità di distribuire la Comunione nelle mani dei fedeli. Il Canone, dunque, va letto e interpretato conformemente alla quæstio trattata. Il passo, benché risalente a un sinodo locale, riveste un certo interesse… ma non sfiora l’argomento per cui è stato (a mio avviso scorrettamente) invocato.

E che dice la teologia?

Più a proposito si invoca, a tutela della prassi esclusiva della Comunione in bocca, questo testo di san Tommaso:

Dispensare il Corpo di Cristo spetta al sacerdote per tre ragioni:

  1. perché egli consacra nella persona di Cristo. Ma come Cristo consacrò il Suo Corpo nell’Ultima Cena e fu Lui che ne diede agli altri per essere condiviso da loro, così, come la consacrazione del Corpo di Cristo spetta al sacerdote, anche la distribuzione spetta a lui;
  2. perché il prete è l’intermediario stabilito tra Dio e il popolo, quindi spetta a lui offrire i doni del popolo a Dio, così spetta a lui distribuire i doni consacrati al popolo;
  3. perché, al di là del rispetto per questo Sacramento, nulla lo può toccare tranne ciò che è consacrato; allo stesso modo solo le mani del sacerdote lo possono toccare. Quindi a nessun altro è lecito toccarlo, tranne che per necessità, per esempio se stesse per cadere per terra, o altro, in qualche caso di emergenza.

Th. Aq., S. Th III, Q 82, Art. 13

La prassi attuale mi sembra in realtà rispettare tutto il dettato tomistico, con la sola necessità di apporre due precisazioni al terzo punto:

  1. sono pur sempre consacrati, quantunque non nel sacramento dell’Ordine, quelli che si avvicinano a ricevere nelle Sacre Specie nelle loro mani («Τα άγια τοις αγίοις» [«Le cose sante ai santi»], recita il diacono nella Divina Liturgia di San Giovanni Crisostomo per invitare i fedeli ad accostarsi all’iconostasi onde ricevere la Comunione);
  2. proprio da san Tommaso abbiamo appreso con certezza che, in senso stretto, nessuno tocca il corpo di Cristo, perché anche il sacerdote – le cui mani consacrano i doni sulla mensa del Signore – ne tocca pur sempre unicamente le specie sacramentali (che sono e restano di pane e di vino).

Scrivendo la prefazione per il libro di Federico Bortoli (La distribuzione della Comunione sulla mano), il cardinal Robert Sarah ha osservato che ricevere la comunione sulla mano comporta

indubbiamente una grande dispersione di frammenti; al contrario, l’attenzione alle più piccole bricioline, la cura nel purificare i vasi sacri, non toccare l’Ostia con le mani sudate, diventano professioni di fede nella presenza reale di Gesù, anche nelle parti più piccole delle specie consacrate: se Gesù è la sostanza del Pane Eucaristico, e se le dimensioni dei frammenti sono accidenti soltanto del pane, ha poca importanza quanto un pezzo di Ostia sia grande o piccolo! La sostanza è la medesima! È Lui!

E questo è dogmaticamente conforme alla dottrina della Chiesa, nonché praticamente orientato a curare il senso del mistero: qualunque prassi, permessa o no, deve avere sempre tale banco di prova e tale criterio di verifica, poiché la sintesi del Diritto nella Chiesa è l’orientamento alla salvezza eterna. Una cosa è dunque tanto più buona e da favorirsi in quanto favorisce l’immersione del credente nel Mistero; viceversa sarà tanto più da evitare e scoraggiare in quanto non lo fa. E in tal senso – ripeto che personalmente ricevo la comunione praticamente sempre in bocca – occorre precisare due cose:

  1. il mistero a cui si partecipa è mistero ecclesiale, non di evasione individuale verso la propria idea di spiritualità;
  2. fare la comunione e intanto disprezzare le norme ecclesiastiche che autenticamente la disciplinano è letteralmente diabolico (la prova del nove è di solito il sentimento di star facendo meglio del profanum vulgus, che «non capisce»…).

Tra i vari avvelenatori di coscienze, apertamente avversi alle disposizioni ecclesiastiche e sprezzanti dell’autorità dei Pastori, ho dovuto leggere pure questi, che tra una cosa e l’altra tentano di minare l’autorevolezza delle Catechesi Mistagogiche di Cirillo di Gerusalemme pretendendo che il testo sia da attribuirsi «al vescovo pelagiano Giovanni». Un altro conciliabolo di sobillatori di cuori aggiunge il carico: Giovanni di Gerusalemme sarebbe stato «cripto-ariano, origeniano e pelagiano»! Il tutto perché Giovanni, come in Oriente avrebbe fatto chiunque, aveva accolto Pelagio a Gerusalemme e aveva poi partecipato al sinodo di Diospoli (che assolse il monaco irlandese). È vero, anche Henri Crouzel ammetteva l’ipotesi che le Catechesi Mistagogiche siano state composte da Giovanni e siano poi state tramandate con la pseudo-epigrafia del più noto predecessore Cirillo… ma in che modo questo leda la loro attendibilità storica e la loro autorevolezza dogmatica (non si parla della sinergia fra grazia e libertà, ma di liturgia…) è cosa che ancora mi sfugge.


EUCARISTIA, COMUNIONE, SAN FILIPPO NERI

Leggi anche:
Se il sacerdote distribuisce la comunione senza dire “Il corpo di Cristo”?

Quanto è certo è che quel testo fa parte della viva Tradizione della Chiesa, al punto che ogni anno i fedeli se lo ritrovano tra le pagine del Breviario Romano. Rileggiamolo anche oggi:

21. Avvicinandoti non procedere con le palme delle mani aperte, né con le dita separate, ma con la sinistra fai un trono alla destra poiché deve ricevere il re. Con il cavo della mano ricevi il corpo di Cristo e di’: «Amen». Con cura santifica gli occhi al contatto del corpo santo e prendilo cercando di non perdere nulla di esso. Se tu ne perdi, è come se fossi amputato di un tuo membro. Dimmi: se qualcuno ti regalasse delle pagliuzze d’oro non le prenderesti, guardandoti con molta cura dal non perdere nulla di esse e dal non rovinarle? Non salvaguarderai maggiormente ciò che è più prezioso dell’oro e più stimato delle pietre preziose perché non cada neanche un frammento?

22. Dopo la comunione del corpo di Cristo avvicinati al calice del sangue. Senza stendere la mani, ma inchinandoti e con un gesto di adorazione e di venerazione di’: «Amen», e santificati prendendo il sangue di Cristo. Sino a quando l’umido è sulle labbra toccalo con le mani e santifica gli occhi, la fronte e gli altri sensi. Poi, in attesa della preghiera, rendi grazie a Dio che ti ha degnato di tali misteri.

23. Conservate intatte queste tradizioni e voi stessi conservatevi irreprensibili. Non separatevi dalla comunione, e per macchia del peccato non privatevi di questi sacri e spirituali misteri. Il Dio della pace vi santifichi totalmente. Il vostro corpo, l’anima e lo spirito siano in ogni parte salvaguardati alla venuta del Signore nostro Gesù Cristo, a cui sia gloria per i secoli dei secoli.

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