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Papa Francesco: “Scansiamo la tentazione di voler salvare la nostra reputazione”

POPE FRANCIS GENERAL AUDIENCE

Antoine Mekary | ALETEIA | I.MEDIA

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 19/06/18

Pubblicata la durissima lettera del Papa ai vescovi cileni per lo scandalo degli abusi sessuali commessi da prelati

«Una ferita trattata, finora, con una medicina che invece di curarla sembra averne ingrandito ancora di più lo spessore e il dolore. Dobbiamo riconoscere che allo scopo di riparare il danno e la sofferenza arrecati sono state compiute diverse azioni, ma dobbiamo anche essere consapevoli del fatto che la strada seguita non è valsa molto a guarire e a curare».

Papa Francesco lo ha scritto in una lettera consegnata ai vescovi cileni, durante il faccia a faccia che si è tenuto a Roma tra il 15 e 17 maggio.

Francesco li aveva convocati in seguito allo scandalo della copertura di abusi sessuali da parte di prelati della Chiesa cilena. Una vicenda che ha portato alle dimissioni di ben 34 vescovi del Paese sudamericano, ovvero l’intera Conferenza Episcopale.

L’emittente cilena Tv 13 ha reso noto il testo della lettera, durissima, poi pubblicata da La Civiltà Cattolica (18 giugno).

Il Papa dice senza mezzi termini che la Chiesa cilena ha perso quello spirito profetico «che sa offrire e generare la vita buona che il Signore ci offre» e «ha smesso di guardare e di additare il Signore per guardarsi e occuparsi di sé stessa».




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“Cambio di centro ecclesiale”

La Chiesa nel Paese sudamericano «ha concentrato su di sé l’attenzione e ha perduto la memoria della sua origine e della sua missione. Si è accentrata su di sé a tal punto che le conseguenze di tutto questo processo hanno arrecato un prezzo molto alto: il suo peccato è diventato il centro di attenzione. La dolorosa e vergognosa constatazione di abusi sessuali verso minori, di abusi di potere e di coscienza da parte di ministri della Chiesa, nonché il modo in cui si sono affrontate queste situazioni, dà evidenza di questo “cambio di centro ecclesiale”».

Pope Francis meets bishops during his weekly general audience
© Antoine Mekary - ALETEIA

“Ristabilire giustizia e comunione”

Francesco è arrabbiato, deluso, e sopratutto molto schietto. «È urgente affrontare questo scandalo e cercare di porre rimedio a breve, medio e lungo termine per ristabilire la giustizia e la comunione. Credo al tempo stesso che, con la stessa urgenza, dobbiamo lavorare a un altro livello per discernere come generare nuove dinamiche ecclesiali in consonanza col Vangelo e che ci aiutino a essere migliori discepoli missionari capaci di recuperare la profezia».




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“Cultura anti-abusi”

In concreto «ci farà bene aprirci di più e lavorare insieme con diverse componenti della società civile per promuovere una cultura antiabusi a trecentosessanta gradi».

Cita l’«episodio Giona» – in mezzo alla tempesta era necessario gettare a mare il problema (Gn 1,4-16) – che dal suo punto di vista non è la soluzione allo scandalo. «I problemi che oggi si vivono dentro la comunità ecclesiale non si risolvono soltanto affrontando i casi concreti e riducendoli a una rimozione di persone; questo – e lo dico chiaramente – va fatto, ma non è sufficiente, bisogna andare più in là. Sarebbe irresponsabile da parte nostra non andare a fondo nel cercare le radici e le strutture che hanno permesso a questi avvenimenti concreti di accadere e di perpetuarsi».




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Capire le cause dei “mali”

Le «dolorose situazioni avvenute», sentenzia, Papa Francesco, «sono indicatrici del fatto che qualcosa sta male nel corpo ecclesiale. Dobbiamo affrontare i casi concreti e al tempo stesso, e con la stessa intensità, andare più a fondo per scoprire quali dinamiche abbiano reso possibile il verificarsi di simili atteggiamenti e mali».

Niente “salviamo la pelle”

Per favore, conclude il Papa, «scansiamo la tentazione di voler salvare noi stessi, salvare la nostra reputazione (“salvare la pelle”); piuttosto, confessiamo comunitariamente la debolezza per trovare così, insieme, risposte umili, concrete e in comunione con tutto il Popolo di Dio. La gravità dell’accaduto non ci permette di atteggiarci a esperti cacciatori di “capri espiatori”».


POPE FRANCIS

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Accettate le prime tre dimissioni

Intanto l’ 11 giugno Papa Francesco ha accettato la rinuncia alla guida pastorale delle proprie diocesi dei primi tre vescovi cileni. A partire dallo stesso vescovo che si pone all’origine dello scandalo sugli abusi sessuali, il vescovo Juan Barros di Osorno accusato di aver coperto le denunce di diverse vittime che avevano subito le molestie di padre Fernando Karadima. Adesso il pontefice dovrà valutare le posizioni di altri 31 Pastori cileni dimissionari. 

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