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Scandalo abusi sessuali: stralci del documento del Papa ai vescovi cileni

POPE FRANCIS
Antoine MEKARY I ALETEIA
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"Ci saranno rimozioni ma si deve andare oltre e chiudere con la psicologia di elite che non può sostituire il Popolo di Dio"

 

– “L’8 aprile scorso, domenica della Misericordia, vi ho inviato una lettera per convocarvi a Roma per discutere delle conclusioni della visita compiuta dalla Missione Speciale (realizzata dai mons. Scicluna/Bertomeu, ndr) che doveva aiutare a trovare la luce per trattare adeguatamente una ferita aperta, dolorosa e complessa , che per lungo tempo non smette di sanguinare nella vita di così tante persone, e quindi, nella vita del Popolo di Dio”.

– Il documento del Papa avverte che la Chiesa cilena ha vissuto “una trasformazione al suo centro”. E quel punto lo dimostra, sottolineando che questa istituzione “è stata assorbita in modo tale che le conseguenze di tutto questo processo hanno avuto un prezzo molto alto: il suo peccato è diventato il centro dell’attenzione. La dolorosa e vergognosa constatazione di abusi sessuali su minori, abusi di potere e coscienza da parte dei ministri della Chiesa, così come il modo in cui sono state affrontate queste situazioni, mostra questo cambiamento di centro».

– Il Papa, nella lettera, nota che “mai un individuo o un gruppo illuminato può pretendere di essere la totalità del Popolo di Dio e ancor meno credere di essere la voce autentica della sua interpretazione”. E allude, con il termine “psicologia elitaria”, a ciò che vive la gerarchia della Chiesa cilena: “Finisce per generare dinamiche di divisione, separazione, circoli chiusi che portano a spiritualità narcisistiche e autoritarie, in cui, invece di evangelizzare, l’importante è sentirsi speciali, diversi dagli altri “.

– Il Pontefice chiede di generare “dinamiche ecclesiali” per “promuovere la partecipazione e la missione condivisa di tutti i membri della comunità”. Critica anche direttamente l’ “atteggiamento” di alcuni vescovi di fronte agli “eventi presenti e passati” e affronta la questione delle possibili rimozioni per ripristinare il funzionamento della struttura: “I problemi che oggi si vivono all’interno della comunità ecclesiale non si risolvono solo affrontando i casi concreti e riducendoli alla rimozione di persone; questo – e lo dico chiaramente -, dobbiamo farlo, ma non è abbastanza, dobbiamo andare oltre “.

– Un punto rilevante del documento si trova in una nota a piè di pagina, in cui il Papa si riferisce ai “mali”. In questa sezione, dice che i suoi inviati speciali (Scicluna e Bertomeu) hanno confermato che ad alcuni religiosi espulsi dal loro ordine “a causa dell’immoralità della loro condotta e dopo aver minimizzato l’assoluta gravità dei loro atti criminali (…) sarebbero stati affidati posizioni diocesane o parrocchiali che implicano un contatto quotidiano e diretto con i minori “.

– E si ferma a riflettere (il Papa, ndr) su tre punti. Il primo riguarda le mancanze nel modo di ricevere le denunce. Il secondo, che provoca “perplessità e vergogna“, che siano state esercitate pressioni, anche con la distruzione di documenti, su chi ha condotto le indagini. E il terzo è notare che “nel caso di molti molestatori, in loro erano già stati rilevati problemi gravi nella fase di formazione in seminario o noviziato. Gli Atti della Missione speciale contengono gravi accuse contro alcuni vescovi o superiori, che avrebbero affidato le suddette istituzioni educative a sacerdoti sospettati di omosessualità attiva”.

Articolo tratto da “Il Sismografo”

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