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Albino Luciani: nel dubbio utilizzare la pillola non è peccato

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C'è un documento in cui il futuro Papa Giovanni Paolo I apriva a questa possibilità. Finì anche sulla scrivania dell'allora Papa Paolo VI

Non era mai stato divulgato il dossier scritto da monsignor Albino Luciani (futuro Giovanni Paolo I), e condiviso dalla Conferenza episcopale del Triveneto, di cui faceva parte, poiché era vescovo di Vittorio Veneto.

È la primavera del 1965 quando monsignor Luciani si rivolge ai suoi preti in merito a uno dei nodi problematici cui vengono investite le conferenze episcopali in quello scorcio di anni che culmineranno con l’enciclica montanina: il controllo delle nascite.

Un argomento che sarà al centro della stesura dell’Humanae Vitae ad opera dell’allora pontefice Paolo VI.

Il mandato del Patriarca

Il futuro Giovanni Paolo I e la Conferenza episcopale del Triveneto erano stati sollecitati dalla Santa Sede, al pari delle altre assemblee vescovili regionali, ad affrontare il delicatissimo tema. Luciani si occupò personalmente della redazione di quel documento, su mandato dell’allora Patriarca di Venezia Giovanni Urbani.

Nel documento – che fu sostenuto sia dai vescovi che dal Patriarca – si legge: «Non consta, è dubbio. Nel dubbio, non si può accusare di peccato chi usa la pillola» (Avvenire, 13 giugno).

Il fratello Berto

Luciani, che aveva un fratello, Berto, padre di dieci figli e che anche da vescovo passava del tempo in confessionale, voleva cercare una via: «Noi non possiamo assolutamente disinteressarcene. Se c’è anche una sola possibilità su mille – aveva detto ai suoi preti nella primavera del 1965 – dobbiamo trovarla questa possibilità e vedere, se per caso, con l’aiuto dello Spirito Santo scopriamo qualcosa che finora ci è sfuggito… Vi assicuro che i vescovi sarebbero contentissimi».

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